LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere

Pagina 34 di 40

2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: no ai ricorsi copia-incolla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura della custodia cautelare in carcere, applicata per concorso in tentato omicidio pluriaggravato e porto illegale di armi. La difesa contestava la gravità degli indizi, l'utilizzabilità delle dichiarazioni della vittima e la mancata condivisione di atti relativi alla scarcerazione di un coindagato. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato dal Tribunale del Riesame. Inoltre, la Corte ha confermato la validità delle dichiarazioni della persona offesa, inizialmente non firmate per paura di ritorsioni ma poi regolarmente sottoscritte. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: fiduciario del clan resta in cella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di far parte di un'associazione di tipo mafioso. L'indagato operava come fiduciario del capoclan, gestendo la contabilità di aziende di latticini intestate a prestanome e imponendo prezzi di favore ai fornitori locali. Inoltre, l'uomo gestiva la consegna dei proventi illeciti e deteneva armi da fuoco. La difesa contestava la mancanza di minacce dirette e il mancato ritrovamento delle armi, ritenendo eccessiva la misura cautelare. La Suprema Corte ha confermato la custodia in carcere, sottolineando la gravità degli indizi e la natura permanente del reato associativo, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Fuga e cellulare nel tombino: gravi indizi di colpevolezza
Il Tribunale di Torino confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di detenzione di cocaina e crack a fini di spaccio. Durante una perquisizione nell'appartamento condiviso, l'indagato era fuggito, distruggendo il cellulare e gettando un involucro in un tombino. La difesa sosteneva l'assenza di gravi indizi di colpevolezza, attribuendo la droga al coinquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, nella fase cautelare, non serve la prova certa della colpevolezza, ma bastano gravi indizi di colpevolezza desunti da comportamenti logici e coerenti, come la fuga e il tentativo di distruggere le prove. Il ricorrente e stato condannato anche al pagamento delle spese.
Continua »
Tentata estorsione aggravata: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro la custodia cautelare in carcere. L'uomo era accusato di usura e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un commerciante. L'Indagato aveva concesso prestiti a tassi usurari, pretendendo la restituzione anche tramite il prelievo gratuito di merce dal supermercato della vittima. Di fronte alle resistenze di quest'ultima, L'Indagato aveva evocato l'intervento del proprio figlio, noto esponente di un clan mafioso locale, per intimorire la vittima. La Suprema Corte ha confermato la solidità degli indizi e la legittimità della misura carceraria, ritenendo concreto il rischio di reiterazione del reato e proporzionata la misura applicata.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no alla libertà per il complice
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di far parte di un'associazione per delinquere armata. Il ricorrente sosteneva di non essere consapevole dell'esistenza del gruppo criminale e contestava il pericolo di recidiva. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che le intercettazioni e i pedinamenti dimostravano contatti stretti con i vertici della banda e una partecipazione attiva a tentativi di estorsione e rapina. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che il pericolo di recidiva è concreto e attuale, giustificato dai numerosi precedenti penali del soggetto e dalla sua immediata ripresa delle attività illecite dopo la scarcerazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura restrittiva.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: l’età non salva il boss in fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna ultrasettantenne accusata di associazione mafiosa, ricettazione, turbativa d'asta ed estorsione. La difesa contestava la misura cautelare evidenziando l'età avanzata dell'indagata e una precedente archiviazione per fatti simili. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'archiviazione non impedisce nuove indagini su condotte successive e che l'età non esclude la prigione in presenza di un eccezionale pericolo di fuga (la donna era stata fermata in aeroporto con un biglietto di sola andata per la Spagna) e di inquinamento delle prove. La decisione ribadisce la legittimità della custodia cautelare in carcere per i vertici dei clan.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: fermato l’imprenditore del clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imprenditore accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. L'indagato sosteneva l'assenza di gravi indizi e contestava il pericolo di reiterazione del reato, evidenziando il corretto comportamento tenuto durante i precedenti arresti domiciliari. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando lo stretto legame tra l'attività d'impresa del soggetto e gli interessi del clan criminale. La Cassazione ha chiarito che, nei reati di stampo mafioso, opera una presunzione di pericolosità sociale non superata dal semplice decorso del tempo o dal rispetto delle prescrizioni domiciliari, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea a contenere il rischio di nuovi reati.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: la Cassazione ferma il boss
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di associazione mafiosa ed estorsione. L'indagato aveva impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame, contestando l'uso delle intercettazioni e la valutazione del suo ruolo di vertice nel clan. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni sono valide anche se autorizzate richiamando i verbali della polizia (motivazione per relationem). Inoltre, per i reati di mafia opera una presunzione di pericolosità che impone la custodia in carcere, salvo prove contrarie non fornite dalla difesa. Di conseguenza, l'indagato resta in prigione e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Furto con destrezza del biglietto vincente: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di tentata estorsione e furto con destrezza di un biglietto della lotteria vincente. L'indagato, approfittando del suo ruolo all'interno di una tabaccheria, si era fatto consegnare il tagliando dalla legittima vincitrice con il pretesto di verificarlo, per poi fuggire. Successivamente, aveva minacciato i familiari della vittima per costringerli a ritirare la denuncia in cambio di una parte della vincita. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'aggravante della destrezza sussiste quando il colpevole riduce la sorveglianza della vittima con l'inganno, e non quando si limita ad approfittare di una sua distrazione spontanea. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Tentata estorsione: quando la causa civile diventa un ricatto
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un noto imprenditore accusato di tentata estorsione. L'indagato, utilizzando una società di comodo intestata a prestanomi, ha avviato una causa civile del tutto infondata e ha trascritto la relativa domanda giudiziale su un importante complesso immobiliare. Questa mossa ha bloccato la vendita degli immobili da parte della società proprietaria. Successivamente, l'imprenditore ha chiesto un milione e mezzo di euro e il trasferimento di un hotel di lusso per rinunciare alla causa e sbloccare i beni. I giudici hanno stabilito che l'uso strumentale e pretestuoso di azioni legali, finalizzato esclusivamente a costringere la vittima a pagare somme non dovute, integra pienamente il reato di tentata estorsione, respingendo la tesi difensiva di una semplice trattativa commerciale.
Continua »
Corriere o affiliato? La custodia cautelare in carcere resta
Il caso riguarda un uomo arrestato alla guida di un'auto con 5 kg di cocaina destinati al capo di un'organizzazione criminale. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di droga. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'assenza di prove sulla sua stabile partecipazione al gruppo e contestando la necessità della misura carceraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che un carico così ingente non viene affidato a soggetti estranei e che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a evitare contatti con la rete criminale. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il corriere non evita la cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato era stato sorpreso alla guida di un'auto con 5 kg di cocaina destinati al capo dell'organizzazione e aveva occultato 1,5 kg di eroina in un bosco. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari, evidenziando il lungo periodo di detenzione già sofferto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame solida e priva di vizi logici. I giudici hanno sottolineato che un carico di droga così ingente non viene affidato a soggetti estranei al gruppo e che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a recidere i legami con la rete criminale.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari inidonei
Il Tribunale di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di sequestro di persona e tentata estorsione. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione, ritenendo inadeguata la motivazione che escludeva gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato una grave escalation criminosa, l'uso di armi e la presenza di complici non identificati. Inoltre, le dimore proposte per i domiciliari erano del tutto inidonee: una coincideva con il luogo del sequestro e l'altra era vicina agli uffici della vittima. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea a prevenire il pericolo di recidiva, rendendo insufficiente anche il braccialetto elettronico.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermata per chi nasconde armi
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso a scavare per recuperare armi ed esplosivi nascosti. L'indagato viaggiava di notte su un'auto con targhe contraffatte contenente altro materiale bellico e travestimenti. La difesa contestava l'uso di elementi esterni al singolo reato per giustificare la misura. I giudici hanno invece stabilito che, per valutare il pericolo di recidiva, è corretto considerare il più ampio contesto criminale organizzato in cui il soggetto è inserito, comprese le precedenti violazioni degli arresti domiciliari. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il sequestro dei beni non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un intermediario accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale sui carburanti e all'autoriciclaggio. L'indagato gestiva una società cartiera per evadere l'IVA e vendere prodotti a prezzi stracciati. La difesa ha chiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, sostenendo l'assenza di pericoli attuali dopo il sequestro dei beni aziendali. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il sequestro dei beni non elimina il pericolo di recidiva in contesti associativi complessi e che i domiciliari sono insufficienti a neutralizzare i contatti criminali dell'indagato.
Continua »
Frode da 34 milioni: confermata la custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'ex amministratore di una società petrolifera, accusato di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e all'autoriciclaggio. L'indagato gestiva un complesso sistema di triangolazione fiscale basato su società fittizie ("cartiere") e false dichiarazioni d'intento, evadendo oltre 34 milioni di euro di IVA e accise. I proventi illeciti venivano poi riciclati su conti esteri. La difesa ha contestato la gravità degli indizi e la sussistenza delle esigenze cautelari, chiedendo in subordine gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e ripetitivo. I giudici hanno ritenuto adeguata la custodia cautelare in carcere, evidenziando il concreto pericolo di inquinamento delle prove e di recidiva, oltre all'inadeguatezza di misure meno afflittive data la complessità e la ramificazione internazionale dell'organizzazione criminale.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: prescrizione contro prove di DNA
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione per delinquere e vari reati-fine, tra cui tentati furti a sportelli ATM con esplosivi e ricettazione di veicoli. L'indagato ricorreva in Cassazione contestando l'identificazione tramite videosorveglianza e intercettazioni, e la sussistenza del vincolo associativo. La Suprema Corte ha rigettato quasi interamente il ricorso, confermando la validità dei gravi indizi basati su tratti somatici, DNA e intercettazioni. Tuttavia, ha annullato senza rinvio la misura limitatamente a un singolo capo d'accusa ormai estinto per prescrizione. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere rimane attiva per i restanti reati contestati.
Continua »
Dichiarazioni spontanee utilizzabili: valide anche senza firma
Il Tribunale di Catanzaro confermava la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di spaccio di stupefacenti. La decisione si fondava sulle dichiarazioni di un coindagato, il quale aveva confessato spontaneamente alla polizia giudiziaria di aver ricevuto un chilogrammo di marijuana dal Ricorrente. Tali dichiarazioni erano state riassunte in un'annotazione di servizio, ma non formalizzate in un verbale sottoscritto. Il Ricorrente contestava l'utilizzabilità di tali atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni spontanee utilizzabili per le misure cautelari non richiedono un verbale autonomo, purché ne sia accertata la spontaneità. Il Ricorrente resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: stop ai reati ma resta la cella
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva che il lungo tempo trascorso dalla cessazione delle condotte, il cosiddetto tempo silente, e l'assenza di nuovi reati escludessero la pericolosità sociale. I giudici hanno invece ritenuto legittima la misura provvisoria, evidenziando la spregiudicatezza del soggetto, che collaborava con il gruppo criminale anche mentre il capo era agli arresti domiciliari, e i suoi stretti legami con la rete criminale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'indagato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, confermando così la sua permanenza in carcere.
Continua »
Metodo mafioso: il silenzio della vittima incastra l’estorsore
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dei titolari di un'agenzia di scommesse. L'indagato, insieme a dei complici (tra cui uno detenuto che comunicava illegalmente dal carcere), aveva costretto le vittime a versare somme di denaro durante le festività natalizie. La difesa contestava l'aggravante, sostenendo la mancanza di un'esplicita evocazione di un clan. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per l'applicazione del metodo mafioso non serve l'affiliazione formale a un'associazione criminale, né una minaccia esplicita. È sufficiente che la condotta sia oggettivamente idonea a evocare la forza intimidatrice tipica della criminalità organizzata, generando uno stato di assoggettamento nella vittima, come dimostrato dal timore espresso e dalla mancata denuncia.
Continua »