La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di associazione mafiosa, rigettando il suo ricorso. L'indagato, ultrasettantenne, sosteneva che il lungo tempo trascorso dai fatti ("tempo silente") e la sua mancata conoscenza delle armi sequestrate a un complice escludessero la necessità della misura. La Suprema Corte ha invece stabilito che il ritrovamento di armi dimostra la persistente operatività dell'associazione armata, estendendo la responsabilità a tutti i membri consapevoli. Inoltre, per i reati di stampo mafioso opera una presunzione di pericolosità che giustifica la custodia cautelare in carcere, superabile solo da prove contrarie. Anche l'età avanzata non impedisce la misura se sussistono esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, accertate con motivazione logica e coerente dal giudice di merito.
Continua »