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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2024

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332 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Arresti domiciliari: inadeguati se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per spaccio, confermando la custodia in carcere. I giudici hanno stabilito che la misura degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, è inadeguata quando l'indagato ha già dimostrato di proseguire l'attività criminale durante un precedente periodo di detenzione domiciliare, evidenziando un'elevata pericolosità sociale e un concreto rischio di recidiva.
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Tentativo di rapina: atti idonei anche con errore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di tentato furto e riciclaggio. Gli imputati avevano tentato di rapinare una banca perforando un muro, ma commettendo un errore. La Corte ha stabilito che per valutare il tentativo di rapina, si deve considerare la pericolosità dell'azione ex-ante, non il suo esito. La presenza di un piano alternativo e di strumenti come le fascette per immobilizzare persone ha reso gli atti idonei a costituire reato, nonostante l'errore.
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Pericolo di fuga: la Cassazione sul rischio concreto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per traffico di droga, confermando la custodia in carcere. Il suo rientro nel paese d'origine, dove ha famiglia e lavoro, è stato interpretato non come elemento positivo, ma come prova di un concreto pericolo di fuga e di recidiva, rafforzando la presunzione di pericolosità.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, già agli arresti domiciliari, continuava a delinquere. La sentenza sottolinea come la commissione di nuovi reati durante una misura cautelare dimostri l'inadeguatezza della stessa e giustifichi la custodia in carcere per l'elevato pericolo di recidiva, aggravato in questo caso dalla contestazione del metodo mafioso.
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Custodia cautelare in carcere per droga: Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la custodia cautelare in carcere per un indagato trovato con 12,4 kg di marijuana. Ritenuti sussistenti i gravi indizi e il pericolo di reiterazione del reato, nonostante l'assenza di precedenti penali.
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Arresti domiciliari all’estero: la Cassazione chiarisce
Un cittadino straniero, accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha richiesto gli arresti domiciliari in Francia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che gli arresti domiciliari all'estero non possono essere eseguiti tramite il D.Lgs. 36/2016, poiché questo si applica solo a misure non detentive. La Corte ha chiarito che per misure come gli arresti domiciliari, assimilabili alla detenzione in carcere, la procedura corretta è l'emissione di un Mandato di Arresto Europeo.
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Rinuncia al ricorso: inefficace senza procura speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere. La Corte ha prima stabilito che la rinuncia al ricorso presentata dal difensore era inefficace perché priva di procura speciale. Successivamente, ha rilevato che il ricorso era comunque inammissibile per una sopravvenuta carenza di interesse, dato che nel frattempo la misura era stata modificata in arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
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Giudicato cautelare: quando la custodia non cambia
La Corte di Cassazione ha confermato la detenzione in carcere per un imputato affiliato a un clan, rigettando la richiesta di arresti domiciliari. La decisione si fonda sul principio del giudicato cautelare, secondo cui, in assenza di nuovi elementi processuali che attenuino la pericolosità sociale, la misura restrittiva non può essere modificata, nonostante il tempo trascorso e l'ammissione dei fatti.
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Custodia cautelare: quando il ricorso è infondato
Un soggetto, condannato per reati legati alle armi, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, adducendo il tempo trascorso e il buon comportamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che un elevato e persistente pericolo di reiterazione del reato, valutato sulla base della gravità dei fatti e dell'atteggiamento dell'imputato, è sufficiente a giustificare la misura più afflittiva, anche in assenza di altre esigenze cautelari.
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Giudicato Cautelare: No a nuovi ricorsi identici
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la sua detenzione in carcere. La decisione si fonda sul principio del giudicato cautelare, poiché i motivi del ricorso erano identici a quelli già respinti in una precedente pronuncia. La Corte ha stabilito che una questione già decisa in sede di impugnazione cautelare non può essere riproposta, garantendo stabilità alle decisioni processuali.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo, condannato per narcotraffico internazionale su larga scala, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto la detenzione in carcere l'unica misura idonea a fronteggiare l'elevato e concreto pericolo di recidiva, data la profonda integrazione del soggetto in circuiti criminali e la possibilità di continuare a delinquere anche dal proprio domicilio.
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Gravità indiziaria: Cassazione su prove cautelari
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione a delinquere. La Corte ribadisce che la valutazione della gravità indiziaria per le misure cautelari si basa sulla probabilità e non richiede la certezza necessaria per la condanna, ritenendo sufficienti le dichiarazioni convergenti dei collaboratori e i riscontri dalle intercettazioni.
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Gravità indiziaria: Cassazione su misure cautelari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere e spaccio. La sentenza ribadisce il principio secondo cui, in fase cautelare, è sufficiente un quadro di gravità indiziaria basato su una seria probabilità di colpevolezza, e non la certezza richiesta per la condanna. La Corte ha ritenuto logica e coerente la valutazione del Tribunale del Riesame, che aveva identificato l'indagato sulla base di intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e altri riscontri, distinguendolo da un cugino omonimo.
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Ricorso generico: inammissibile se non specifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per gravi reati, tra cui concorso esterno in associazione mafiosa. L'appello, definito 'ricorso generico', non ha confutato adeguatamente le motivazioni del Tribunale sulla necessità della custodia in carcere, basate sull'attualità del pericolo e sull'inaffidabilità del contesto familiare per gli arresti domiciliari.
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Custodia cautelare ultrasettantenni: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato ultrasettantenne contro l'ordinanza che confermava la sua detenzione in carcere. La decisione si fonda sulla sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, legittimando la custodia cautelare ultrasettantenni in contesti di criminalità organizzata, data la gravità dei fatti, i precedenti specifici e la persistenza della condotta criminale.
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Motivazione apparente: annullata misura cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per un imputato accusato di associazione di tipo mafioso. La decisione è stata motivata dal vizio di motivazione apparente, poiché il Tribunale non aveva adeguatamente valutato le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia che attestavano l'allontanamento dell'imputato dal sodalizio criminale. La Corte ha ritenuto che il Tribunale si fosse limitato ad affermazioni generiche e apodittiche, senza analizzare criticamente gli elementi forniti dalla difesa, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione: l’errore PEC è fatale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna accusata di essere la mandante dell'omicidio del marito, confermando la custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda su un duplice motivo: un vizio procedurale insanabile, ovvero l'invio dell'impugnazione a un indirizzo PEC errato, e la genericità dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto delle regole formali nel deposito telematico degli atti giudiziari.
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Doppia presunzione: quando la custodia cautelare resta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di avere un ruolo di vertice in un'associazione dedita al narcotraffico. La Corte ha ribadito la validità della doppia presunzione di pericolosità, specificando che il semplice trascorrere del tempo o l'inizio di un'attività lavorativa non sono elementi sufficienti a superarla, se non accompagnati da prove inequivocabili di un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
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Pericolosità sociale e misure cautelari in carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per traffico di stupefacenti contro la misura della custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che, nonostante un precedente periodo di buona condotta agli arresti domiciliari, l'elevata pericolosità sociale, desunta dalla gravità dei reati e dal suo stabile inserimento in un contesto criminale, giustifica il mantenimento della misura più restrittiva, sottolineando l'attualità del pericolo di reiterazione.
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Associazione mafiosa: la permanenza giustifica il carcere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per associazione mafiosa, confermando la custodia cautelare in carcere. La decisione si fonda sulla prova della sua 'permanenza' nel sodalizio criminale dopo una precedente condanna, desunta da intercettazioni che dimostravano il riallaccio dei rapporti con il clan. La sentenza ribadisce la validità della presunzione legale che impone il carcere per reati di questo tipo, data la continuità del vincolo associativo.
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