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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2024

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332 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30822/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza di custodia cautelare per spaccio in carcere. Il caso chiarisce i limiti del ricorso per cassazione, che non può riesaminare i fatti ma solo verificare la legittimità e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato.
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Giudicato cautelare: limiti e nuovi elementi
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che ripristinava la custodia in carcere, criticando l'applicazione rigida del principio di giudicato cautelare. La Corte ha stabilito che nuovi elementi, come il tempo trascorso, il comportamento dell'indagato e l'evoluzione del processo, devono essere attentamente valutati per attenuare le esigenze cautelari, superando le valutazioni precedenti.
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Esigenze cautelari: fuga e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di traffico di stupefacenti, ritenendo ancora valide le esigenze cautelari. La decisione si fonda sul persistente pericolo di fuga e di recidiva, aggravato dal fatto che l'indagato si era reso irreperibile all'estero, impedendo l'esecuzione della misura. Il tempo trascorso non è stato considerato un fattore attenuante in assenza di detenzione effettiva.
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Custodia cautelare in carcere per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo accusato di truffa pluriaggravata, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. L'imputato, fingendosi un ufficiale della finanza, avrebbe sottratto 300.000 euro. La Corte ha ritenuto le doglianze del ricorrente generiche, sottolineando che la decisione del Tribunale del Riesame era ben motivata sia riguardo ai gravi indizi di colpevolezza, sia sul concreto pericolo di recidiva basato sulla personalità e i precedenti penali dell'indagato. È stata inoltre confermata l'inidoneità degli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico, data la scarsa affidabilità del soggetto.
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Coesistenza associazioni: Cassazione su mafia e droga
La Cassazione analizza la coesistenza associazioni criminali, confermando la detenzione per un soggetto a capo sia di un clan mafioso che di un distinto gruppo dedito al narcotraffico. Si esclude il 'ne bis in idem' per condotte successive a una precedente condanna e si chiarisce la configurabilità di due sodalizi autonomi, anche con leadership e cassa parzialmente in comune.
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Tentativo punibile: quando scatta il reato di tentata rapina
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che escludeva il tentativo punibile di rapina. La sentenza chiarisce che per configurare il reato non è necessaria l'esecuzione di atti tipici, ma sono sufficienti atti preparatori che, valutati nel loro complesso, risultino idonei e diretti in modo non equivoco a commettere il delitto. Nel caso specifico, elementi come sopralluoghi, uso di auto con targa falsa e possesso di guanti sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare l'inizio dell'azione criminosa.
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Aggravante mafiosa: il metodo intimidatorio è decisivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo in custodia cautelare per un grave atto intimidatorio ai danni di un poliziotto, consistente nel posizionare una testa di maiale mozzata davanti alla sua abitazione. La Corte ha confermato la sussistenza dell'aggravante mafiosa, stabilendo che l'utilizzo di un simile gesto, per la sua portata simbolica, costituisce di per sé un'espressione del tipico metodo mafioso, a prescindere dalla conoscenza diretta dei mandanti da parte dell'esecutore materiale.
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Intercettazioni captatore informatico: quando sono lecite?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per spaccio di droga, confermando la legittimità delle intercettazioni tramite captatore informatico (trojan). La decisione si basa sulla specificità del decreto autorizzativo, che legava l'uso del dispositivo al luogo esatto in cui si svolgeva l'attività illecita, e sulla carenza di interesse del ricorrente, poiché le registrazioni avvenivano nell'abitazione di un altro soggetto. La Corte ha ritenuto lecite anche le intercettazioni notturne data la continuità del reato.
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Intercettazioni Telematiche: i limiti del trojan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante l'uso di un 'trojan' per intercettazioni telematiche. L'imputato contestava la genericità dell'autorizzazione per luogo e tempo. La Corte ha stabilito che l'autorizzazione era valida in quanto, letta nel suo complesso, faceva specifico riferimento all'abitazione di un coindagato, centro dell'attività illecita, rispettando così i requisiti di legge.
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Esigenze cautelari: il tempo trascorso va valutato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato. Il motivo è che il Tribunale del riesame non aveva adeguatamente valutato l'affievolimento delle esigenze cautelari dovuto al notevole tempo trascorso sia dai fatti contestati (risalenti al 2018) sia dall'inizio della detenzione (dal 2022). La Corte ha stabilito che il giudice deve sempre motivare sulla persistenza attuale di tali esigenze, non potendo ignorare il fattore tempo.
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Estorsione aggravata: quando si supera il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una misura cautelare per estorsione aggravata. La sentenza chiarisce che richiedere il doppio di un debito con violenza integra l'estorsione e non l'esercizio arbitrario di un diritto. L'aggravante del metodo mafioso è stata confermata sulla base del contesto intimidatorio e dei legami con un clan. Un'identificazione fotografica è stata ritenuta sufficiente come grave indizio di colpevolezza.
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Associazione mafiosa: il controllo su attività illecite
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30009/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la natura di un'associazione mafiosa sussiste anche quando il gruppo esercita un potere intimidatorio non verso cittadini onesti, ma verso altri soggetti che svolgono attività illecite (come lo spaccio), costringendoli a versare una parte dei profitti per poter operare. Questo controllo del territorio e la prevaricazione, anche nel mondo criminale, sono elementi caratteristici del reato previsto dall'art. 416-bis c.p.
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Partecipazione associazione mafiosa: prova e indizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha ribadito che la prova della partecipazione può basarsi su intercettazioni e condotte violente volte al controllo del territorio, che dimostrano un inserimento stabile nel sodalizio. La valutazione di tali elementi spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, se non per manifesta illogicità.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sui gravi indizi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad un'associazione mafiosa. La difesa contestava la sufficienza degli indizi, basati sulle dichiarazioni di un collaboratore e su intercettazioni. La Corte ha ritenuto gli elementi probatori, inclusa la riscossione di una quota dei profitti illeciti ('punto'), sufficienti a configurare i gravi indizi di colpevolezza richiesti per la misura. È stata inoltre confermata l'operatività della presunzione di adeguatezza della custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa.
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Esigenze Cautelari: quando il carcere è necessario
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare in carcere per traffico di droga. La decisione si fonda sulla valutazione delle esigenze cautelari, ritenendo concreto il pericolo di recidiva alla luce dei precedenti specifici, delle modalità del reato e dell'inaffidabilità del soggetto, rendendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva del carcere.
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Ricorso inammissibile: estorsione e metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha ritenuto che il ruolo dell'indagato fosse parte integrante del piano criminoso e non un'azione marginale, respingendo gli altri motivi del ricorso come ripetitivi o infondati e confermando la misura detentiva in virtù della gravità del reato e dei precedenti dell'imputato.
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Pericolo di reiterazione reato: la Cassazione decide
Un soggetto, accusato di estorsione aggravata, ha impugnato in Cassazione l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. Lamentava una valutazione errata del pericolo di reiterazione del reato, ritenendolo non attuale né concreto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione del rischio deve basarsi su elementi specifici come le modalità del fatto, la personalità dell'indagato e il suo contesto sociale. La Corte ha ritenuto legittima la differenziazione della misura cautelare rispetto a un coindagato, data la diversa pericolosità individuale emersa dagli atti.
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Metodo mafioso e custodia cautelare: la Cassazione
Un soggetto, accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la misura detentiva. I giudici hanno ritenuto logica e coerente la motivazione del Tribunale del Riesame sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e hanno ribadito la validità della presunzione di pericolosità sociale per i reati che impiegano il metodo mafioso, superabile solo con prove specifiche della cessazione di tale pericolo.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per spaccio di droga all'interno di un istituto penitenziario. Ha ritenuto sufficienti i gravi indizi di colpevolezza basati sulla testimonianza di un altro detenuto, corroborata da movimenti di denaro, e ha affermato la sussistenza delle esigenze cautelari nonostante il tempo trascorso dai fatti, sottolineando la pericolosità dell'indagato.
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Gravi indizi di colpevolezza: la fuga vale prova?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per spaccio. I giudici hanno confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, basandosi sul tentativo di fuga, sul rinvenimento di droga e sulla collaborazione nell'occultarla. La Corte ha ritenuto irrilevanti le discrepanze tra i verbali di arresto e sequestro, affermando che la fuga e gli altri elementi erano sufficienti a giustificare la misura.
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