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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2024

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332 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Associazione per delinquere: la prova dai collaboratori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. La Corte ha ritenuto sufficienti come gravi indizi di colpevolezza le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, riscontrate da conversazioni intercettate, confermando la solidità del quadro accusatorio e la sussistenza delle esigenze cautelari.
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Ricorso inammissibile per mafia: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. La decisione si fonda sul principio che il ricorso era basato su contestazioni di merito, non consentite in sede di legittimità, e non si confrontava adeguatamente con le prove a carico, quali intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori. Questo caso ribadisce che un ricorso inammissibile non può portare a una nuova valutazione dei fatti.
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Prove da comunicazioni criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato in custodia cautelare, confermando la piena utilizzabilità delle prove da comunicazioni criptate ottenute da un'autorità giudiziaria francese tramite un servizio di messaggistica. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità per violazione delle norme sulle intercettazioni e per mancata notifica all'Italia. La Corte ha stabilito che l'acquisizione di dati già decrittati non è un'intercettazione, ma una circolazione di prove regolata dall'ordine europeo di indagine e dal principio di mutuo riconoscimento, limitando il controllo del giudice italiano alla sola ammissibilità del reato per cui si procede alle intercettazioni secondo la legge nazionale.
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Esigenze cautelari: la detenzione non le esclude
Un individuo, già detenuto per altri reati, presenta ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di incendio, sostenendo che il suo stato di detenzione annulli le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando un principio consolidato: lo stato di detenzione per altra causa non esclude automaticamente la sussistenza del pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato, poiché l'ordinamento penitenziario prevede possibilità di riacquistare temporaneamente la libertà. La valutazione va fatta caso per caso, basandosi sulla personalità dell'indagato e sulle circostanze del fatto.
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Pericolo di reiterazione: la valutazione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che ha sostituito gli arresti domiciliari con la custodia in carcere. La decisione si fonda sulla valutazione del concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato, desunto non da mere ipotesi, ma dalla personalità dell'individuo, dalla serialità e professionalità delle condotte criminose e dalla sua refrattarietà alle regole giudiziarie.
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Acquisizione prove digitali: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di omicidio preterintenzionale in cui la difesa contestava le modalità di acquisizione delle prove digitali, in particolare i filmati di videosorveglianza. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la violazione delle procedure tecniche non comporta l'automatica inutilizzabilità della prova, ma ne influenza l'attendibilità. Inoltre, ha applicato il principio della "prova di resistenza", evidenziando che l'impianto accusatorio si basava anche su altre fonti di prova decisive, come intercettazioni e ammissioni.
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Gravi indizi di colpevolezza: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un pubblico ministero, confermando l'annullamento di una custodia cautelare. La decisione si fonda sulla mancanza di gravi indizi di colpevolezza a carico di un padre accusato di partecipare all'associazione a delinquere dei figli. La Corte ha ritenuto logica la valutazione del Tribunale del riesame, che aveva interpretato le conversazioni intercettate come espressione di frustrazione e non di complicità.
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Associazione per delinquere: prova e custodia cautelare
La Cassazione conferma la custodia in carcere per due soggetti accusati di associazione per delinquere finalizzata a furti in abitazione. La Corte ha ritenuto che la prova dell'esistenza del sodalizio criminale possa essere desunta dalle modalità esecutive dei reati-fine e che la spiccata capacità criminale degli indagati giustifichi la misura cautelare più grave, ritenendo inadeguati gli arresti domiciliari.
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Associazione per delinquere: prova e misura cautelare
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione per delinquere finalizzata a furti in abitazione. La Corte ha stabilito che la prova del vincolo associativo può essere desunta dalla commissione seriale e organizzata dei reati-fine. Inoltre, ha ritenuto la custodia in carcere una misura proporzionata, data la gravità dei fatti, i precedenti specifici dell'indagato e l'elevato rischio di reiterazione, escludendo misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
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Violazione arresti domiciliari: lieve entità e limiti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che aggravava la misura degli arresti domiciliari in custodia in carcere. Il caso riguardava una violazione arresti domiciliari in cui l'imputato, autorizzato a recarsi a un servizio per le dipendenze, si era allontanato dal percorso per andare alla Caritas a ritirare un pacco alimentare. La Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non valutare la "lieve entità" della violazione, considerando le motivazioni e le circostanze specifiche del fatto, e nell'applicare erroneamente la norma più severa.
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Esigenze cautelari: la fuga non esclude il pericolo
Un soggetto, indagato per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità delle esigenze cautelari. La sentenza chiarisce che il pregresso stato di latitanza è sufficiente a configurare il pericolo di fuga, anche in caso di successiva consegna spontanea. Inoltre, per reati di tale gravità, vige una presunzione di adeguatezza della sola detenzione in carcere.
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Esigenze cautelari: annullata custodia dopo 3 anni
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un imputato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Sebbene la Corte abbia confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, ha ritenuto che il Tribunale del riesame non avesse adeguatamente motivato la persistenza delle esigenze cautelari, dato il considerevole tempo (tre anni) trascorso dai fatti contestati. La sentenza sottolinea che, per reati associativi non di stampo mafioso, la pericolosità attuale dell'indagato deve essere provata con elementi specifici e non può essere semplicemente presunta dalla gravità dei fatti originari.
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Mandato di arresto europeo: no ai domiciliari
La Corte di Cassazione conferma la detenzione in carcere per una cittadina straniera, richiesta in consegna con un mandato di arresto europeo. La Corte ha ritenuto corretto il rigetto della richiesta di arresti domiciliari, motivando l'elevato pericolo di fuga sulla base delle ingenti disponibilità finanziarie, dell'assenza di legami con l'Italia e dei contatti internazionali della donna.
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IMEI catcher: legittimo l’uso per le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per reati gravi, tra cui associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il punto centrale del ricorso era l'asserita illegittimità dell'uso di un IMEI catcher per individuare la sua utenza telefonica. La Corte ha stabilito che, in presenza di un'autorizzazione generale alle intercettazioni, l'impiego dell'IMEI catcher è un'operazione tecnica strumentale che non necessita di un autonomo provvedimento autorizzativo del giudice, confermando così la piena utilizzabilità delle prove raccolte.
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Associazione per delinquere e droga: i criteri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia cautelare per associazione per delinquere e narcotraffico. Nonostante l'indagato avesse più fornitori, la Corte ha confermato la gravità indiziaria, valorizzando il rapporto stabile e consapevole con il gruppo criminale e il rispetto delle sue regole interne.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a custodia cautelare per associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso generici e manifestamente infondati, confermando la valutazione del tribunale del riesame sui gravi indizi di colpevolezza e sulla persistenza delle esigenze cautelari, basate non solo sulle dichiarazioni di collaboratori ma anche su specifiche intercettazioni.
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Rinuncia all’impugnazione: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica a seguito della sua formale rinuncia all'impugnazione. Il ricorso era stato presentato contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame che annullava la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sull'applicazione diretta del codice di procedura penale, che prevede l'inammissibilità come conseguenza della rinuncia.
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Partecipazione associazione mafiosa: Cassazione su prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che il ricorso si basava su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha confermato la correttezza della valutazione dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari effettuata dal Tribunale del riesame.
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Rinuncia a presenziare in udienza: ricorso inammissibile
Un individuo, condannato per lesioni aggravate, ricorre in Cassazione lamentando la violazione del suo diritto a partecipare all'udienza d'appello. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile poiché risulta dagli atti processuali una sua esplicita rinuncia a presenziare in udienza, rendendo il motivo del ricorso manifestamente infondato.
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Custodia cautelare: il ruolo non è subalterno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione criminale. La difesa sosteneva un ruolo subalterno della donna, dovuto a un legame affettivo con il compagno detenuto. La Corte ha invece confermato il suo ruolo di spicco, basandosi su prove che dimostravano la sua gestione autonoma della 'cassa' del sodalizio e dei contatti con altri membri, ritenendo irrilevante il movente affettivo di fronte a una piena adesione al programma criminoso.
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