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Credito Condizionato

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un credito che esiste già, ma la cui riscossione è subordinata al verificarsi di un evento futuro e incerto. Può essere ammesso al passivo fallimentare con riserva.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Credito Condizionato in Amministrazione Straordinaria: Ammesso ma Senza Prededuzione
L'Azienda Cedente ha chiesto l'ammissione al passivo de L'Azienda Cessionaria, in amministrazione straordinaria, per un credito derivante dalla cessione di un ramo d'azienda. Il credito era un "credito condizionato amministrazione straordinaria", legato all'affidamento di lavori a un consorzio. Poiché la condizione non si è verificata prima dell'apertura della procedura, il Tribunale ha ammesso il credito con riserva e in chirografo, escludendo la prededuzione. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il credito era effettivamente condizionato e non era sorto in funzione della procedura, quindi non aveva diritto alla prededuzione.
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Insinuazione tardiva al passivo: sanzione da 17 milioni sfumata
L'Autorità di Regolazione ha richiesto l'insinuazione tardiva al passivo di un credito di oltre 17 milioni di euro per sanzioni contro un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il ritardo colpevole. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'Autorità avrebbe dovuto chiedere l'ammissione con riserva fin dall'avvio del procedimento sanzionatorio, poiché il fatto generatore del credito (l'illecito) era anteriore al fallimento. Di conseguenza, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata preclusa a causa dell'inerzia ingiustificata del creditore pubblico.
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Insinuazione tardiva al passivo: ARERA perde 11 milioni per ritardo
L'Autorità di Regolazione ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo della Società in Amministrazione Straordinaria per un credito sanzionatorio di oltre undici milioni di euro, derivante dal mancato acquisto di certificati verdi nel 2014. L'ente pubblico sosteneva che il credito fosse sorto solo nel 2019 con l'irrogazione della sanzione, giustificando così l'insinuazione tardiva al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il fatto costitutivo del credito risale all'illecito del 2014. Di conseguenza, l'ente avrebbe dovuto richiedere l'ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio nel 2017. Avendo atteso oltre due anni, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata inammissibile per ritardo colpevole.
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Insinuazione ultra-tardiva: sanzione persa per il ritardo della PA
L'Autorità Pubblica ha richiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria per un credito sanzionatorio di circa trenta milioni di euro, dovuto al mancato acquisto di titoli ambientali. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché presentata con grave ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente pubblico. I giudici hanno chiarito che l'illecito originario costituisce la fonte del credito e che l'ente avrebbe dovuto presentare una domanda di ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio, senza attendere l'adozione del provvedimento finale. Di conseguenza, l'insinuazione ultra-tardiva è stata ritenuta inammissibile poiché il ritardo è interamente imputabile alla negligenza dell'amministrazione creditrice.
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Ammissione con riserva: il lavoratore vince sulla banca in crisi
Un dirigente di un istituto di credito, licenziato durante la gestione commissariale, ha impugnato il licenziamento davanti al Giudice del Lavoro. Successivamente, la banca è stata posta in liquidazione coatta amministrativa (procedura simile al fallimento). Il lavoratore ha chiesto l'ammissione con riserva al passivo della procedura per i crediti risarcitori derivanti dall'illegittimità del licenziamento. I giudici di merito hanno rigettato la domanda, ritenendo che tali crediti non potessero essere ammessi con riserva. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici di legittimità hanno stabilito che i crediti la cui esistenza dipende da un giudizio pendente davanti a un altro giudice devono essere assimilati ai crediti condizionati. Di conseguenza, spetta loro l'ammissione con riserva per garantire la partecipazione ai riparti dell'attivo.
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Credito condizionato: quando è ammissibile nel passivo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di credito condizionato nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Una società cedente rivendicava una parte variabile del prezzo di vendita di un ramo d'azienda, subordinata alla futura aggiudicazione di un appalto da parte dell'acquirente. Il Tribunale aveva rigettato l'ammissione al passivo, ritenendo il credito non ancora sorto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è insindacabile se plausibile e corretta nell'applicazione dei canoni legali, distinguendo tra evento costitutivo del diritto e mera condizione di esigibilità.
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Credito di regresso: quando si ammette al passivo?
Una società, coobbligata per un debito tributario di un'altra società poi fallita, ha chiesto di ammettere al passivo il proprio potenziale credito di regresso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto di regresso sorge solo con il pagamento integrale del debito. Fino a quel momento, il credito è inesistente e non può essere ammesso al passivo, neppure con riserva, in quanto non costituisce un credito condizionato.
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Insinuazione al passivo: TFR e crediti futuri
Una società che, in seguito a una retrocessione di ramo d'azienda, si era fatta carico di debiti lavorativi (ferie, TFR) di un'altra impresa, poi fallita, ha tentato l'insinuazione al passivo per recuperare tali somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo principi chiari: per l'azione surrogatoria è necessaria la prova rigorosa del pagamento, e i crediti futuri come il TFR non ancora maturato non possono essere ammessi al passivo fallimentare, neppure con riserva.
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Insinuazione al passivo TFR: quando è escluso il credito
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di una società di ammettere al passivo del fallimento di un'altra impresa un credito per TFR e ferie dei dipendenti trasferiti. La Corte ha chiarito che l'insinuazione al passivo TFR è inammissibile se il rapporto di lavoro prosegue con il nuovo datore, poiché il credito non è ancora esigibile al momento della dichiarazione di fallimento, configurandosi come un credito futuro. La domanda relativa alle ferie è stata respinta per mancanza di prova del pagamento.
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Credito condizionato: come insinuarsi al passivo
La Cassazione chiarisce che un credito derivante da una sanzione amministrativa va considerato un credito condizionato fin dal momento in cui viene commesso l'illecito. Pertanto, deve essere insinuato al passivo con riserva all'inizio del procedimento sanzionatorio, non alla sua conclusione, per non essere considerato tardivo e quindi escluso.
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