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Cosa In Custodia

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si riferisce alla responsabilità di chi ha il controllo e la gestione di un bene (in questo caso, le parti comuni del condominio) per i danni che questo bene può causare a terzi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danni da cose in custodia: il ricorso errato costa la condanna
Una ciclista cita in giudizio l'Amministrazione Comunale per ottenere il risarcimento dei danni fisici subiti dopo una caduta causata da una buca stradale, invocando la disciplina sui danni da cose in custodia. Il Tribunale respinge la richiesta e la Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione per mancanza di ragionevoli probabilità di successo. La ciclista impugna tale ordinanza davanti alla Corte di Cassazione lamentando errori di valutazione nel merito della vicenda. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile: la legge stabilisce che contro l'ordinanza filtro d'appello non si può contestare il merito, ma occorre impugnare direttamente la sentenza di primo grado. La ricorrente perde definitivamente il giudizio ed è condannata al rimborso delle spese legali.
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Caduta nel supermercato: negato il danno da cose in custodia
Una cliente è caduta all'interno di un supermercato dopo essere inciampata in un cordolo. La donna ha richiesto il risarcimento dei danni alla società proprietaria dell'immobile, invocando la responsabilità per danno da cose in custodia. I giudici di merito hanno respinto la domanda, attribuendo l'esclusiva responsabilità dell'accaduto alla disattenzione della donna stessa. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'impugnazione con ordinanza per manifesta infondatezza. La danneggiata si è quindi rivolta alla Corte di Cassazione lamentando difetti di motivazione dell'ordinanza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso: l'ordinanza filtro d'appello si può impugnare in Cassazione solo per vizi procedurali propri e non per riesaminare il merito della vicenda. La cliente ha perso definitivamente la causa ed è stata condannata al versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Danni da cose in custodia: il Comune risarcisce il condominio
Un Condominio ha subito ripetuti allagamenti nei propri locali seminterrati a causa dell'esondazione di una condotta fognaria sottostante. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato la responsabilità del Comune e della società di gestione della rete, condannandoli al risarcimento per i danni da cose in custodia. L'Ente pubblico ha impugnato la decisione sostenendo la correttezza del proprio operato e chiedendo una nuova perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune perché privo dei requisiti formali di specificità e non idoneo a contestare una doppia decisione conforme di merito. Il Comune perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali a favore del Condominio e degli altri soggetti coinvolti.
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Responsabilità da cose in custodia: guasto non prova il danno
Un proprietario di un immobile agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da infiltrazione. Egli attribuisce la causa del danno alla rottura di una valvola in un pozzetto della rete idrica. La richiesta si fonda sulla responsabilità da cose in custodia della società di gestione. La società ammette l'intervento di riparazione ma contesta il legame diretto con le macchie sulle murature, indicando possibili cause alternative come l'acqua piovana. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del proprietario. I giudici chiariscono che l'intervento tecnico di riparazione non costituisce una prova automatica del danno. Spetta a chi chiede il risarcimento dimostrare che la propria tesi sia più probabile delle ipotesi alternative. Il proprietario perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità custode strada: la caduta per radici
La Corte d'Appello ha ridefinito la responsabilità custode strada in un caso di incidente motociclistico causato da radici affioranti. Nonostante la presenza di segnaletica, la Corte ha accertato il nesso causale tra le deformazioni e la caduta, stabilendo una responsabilità dell'ente al 60% e un concorso di colpa del conducente al 40% per distrazione.
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Giudicato esterno e danni da custodia: quando i fatti possono cambiare
Un Proprietario ha subito allagamenti nel suo fondo agricolo, attribuendoli all'inefficienza del sistema di smaltimento acque del Comune. Dopo una precedente condanna del Comune nel 2015 per fatti simili, il Proprietario ha chiesto nuovamente il risarcimento per i danni da custodia. La Corte d'Appello ha escluso la responsabilità comunale, ritenendo il sistema efficiente e gli allagamenti causati da interventi privati. Il Proprietario ha presentato ricorso in Cassazione, invocando il giudicato esterno della sentenza del 2015. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il giudicato esterno non impedisce di riesaminare fatti non irreversibili, come lo stato dei luoghi, se questi possono essere mutati nel tempo. La valutazione della Corte d'Appello sui fatti è stata ritenuta insindacabile.
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Danni da infiltrazioni: il Condominio paga tutto, anche al condomino
Una società immobiliare, proprietaria di un locale in un supercondominio, subisce danni da infiltrazioni provenienti da parti comuni. La Cassazione stabilisce che si applica la regola della responsabilità solidale del condominio. Questo significa che tutti i condomini sono responsabili per l'intero importo del danno nei confronti del danneggiato, anche se quest'ultimo è a sua volta un condomino. Il danneggiato ha diritto al risarcimento totale da parte del condominio, che poi provvederà internamente a ripartire la spesa tra tutti i proprietari, compreso quello danneggiato, in base ai millesimi. La Corte ha anche affrontato una questione tecnica relativa all'inclusione dell'IVA nel risarcimento.
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Marciapiede rotto: risarcimento dimezzato per concorso di colpa
Un professionista cade a causa di un marciapiede dissestato, situato proprio sulla strada che percorre ogni giorno per recarsi al suo studio. Il Comune, responsabile della manutenzione, viene citato per danni. Tuttavia, i giudici riducono il risarcimento del 50% applicando il principio del concorso di colpa del danneggiato. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la familiarità della vittima con il luogo e il pericolo rendeva prevedibile l'incidente. Il cittadino, pur avendo diritto a strade sicure, ha il dovere di usare una maggiore cautela quando conosce lo stato di pericolo, e la sua disattenzione contribuisce a causare il danno.
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Caso fortuito e responsabilità del custode
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della responsabilità di un Ente Locale per i danni da allagamento subiti da un immobile privato. Il danno è stato causato dalla riattivazione abusiva di una tubazione idrica dismessa da parte di una società terza durante lavori elettrici. La Corte ha stabilito che l'interramento della condotta costituiva una misura di sicurezza adeguata e che l'intervento del terzo integrava il Caso fortuito, interrompendo il nesso di causalità tra la cosa in custodia e l'evento dannoso.
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