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Convivenza

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si definiscono unioni civili tutte quelle forme di convivenza fra due persone, legate da vincoli affettivi ed economici, che non accedono volontariamente all'istituto giuridico del matrimonio, o che sono impossibilitate a contrarlo, alle quali gli ordinamenti giuridici abbiano dato rilevanza o alle quali abbiano riconosciuto uno status giuridico. La classe delle unioni civili è molto variegata nel mondo e comprende un'estrema varietà di regole e modelli di disciplina: in particolare, le unioni civili possono riguardare sia coppie di diverso sesso sia coppie dello stesso sesso; il diritto non è rimasto indifferente all'evoluzione dei costumi ed esiste oggi un gran numero di provvedimenti legislativi che disciplinano le nuove unioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Patrocinio a spese dello Stato: Revoca illegittima senza convivenza
Un Detenuto aveva ottenuto il patrocinio a spese dello Stato, ma il Tribunale glielo ha revocato. La revoca si basava sul superamento dei limiti di reddito, considerando anche quello della madre. Il Detenuto ha contestato la decisione, sostenendo di non convivere con la madre e di risiedere in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la revoca del patrocinio a spese dello Stato era errata perché il Tribunale non aveva chiarito le ragioni per cui la madre, non convivente, fosse stata inclusa nel nucleo familiare. La Corte ha quindi annullato la revoca, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Validità Notifica Atti Giudiziari: Anagrafica vs. Attestazione Ufficiale
Due soggetti erano stati condannati in appello per reati edilizi. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la **validità notifica atti giudiziari**. Sostenevano che gli avvisi di citazione in appello fossero nulli, perché notificati alla madre di uno di loro, ritenuta erroneamente convivente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'attestazione di convivenza dell'ufficiale giudiziario nella relata di notifica prevale sulle certificazioni anagrafiche, specialmente in presenza di stretti legami familiari. Chi contesta la convivenza deve provarla rigorosamente. La mera produzione di certificati anagrafici non è sufficiente. I ricorrenti devono pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Patrocinio a spese dello Stato: condanna per falsa residenza
Un cittadino ha richiesto l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato omettendo di dichiarare i redditi reali e la convivenza con la moglie e i figli, dichiarando falsamente di vivere da solo e con un reddito inferiore al vero. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per falsa dichiarazione. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma con la semplice presentazione della dichiarazione falsa o incompleta, richiedendo il dolo generico (la consapevolezza della falsità). Inoltre, la convivenza rileva come legame stabile e di fatto, a prescindere dalla residenza formale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna del richiedente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Maltrattamenti in famiglia: condannato anche senza convivenza stabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per gravi reati, tra cui i maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna. Il punto centrale della decisione riguarda la nozione di convivenza. I giudici hanno stabilito che per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia non è necessaria una coabitazione continua e tradizionale. Anche una frequentazione assidua, come dormire a casa della vittima fino a cinque notti a settimana, è sufficiente se basata su un progetto di vita comune, seppur anomalo. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la successiva ritrattazione della vittima, attribuendola alla paura, e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, rendendo la condanna definitiva.
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Espulsione e legami familiari: affetto non basta, serve convivenza
Un cittadino straniero si oppone all'ordine di allontanamento dall'Italia, disposto come alternativa alla detenzione, sostenendo di avere forti legami familiari nel Paese. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio chiaro in materia di espulsione e legami familiari: non basta dichiarare di avere parenti, ma è necessario dimostrare una convivenza effettiva e stabile. Poiché il detenuto non aveva mai vissuto con i suoi familiari né aveva mantenuto contatti con loro durante la detenzione, i giudici hanno ritenuto il legame non sufficientemente forte da impedire l'espulsione, che è stata quindi confermata.
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Permesso di soggiorno: basta la convivenza di fatto
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari non è necessaria la titolarità legale dell'alloggio. Il caso riguardava un cittadino straniero convivente con il fratello italiano in un'abitazione di edilizia popolare, nonostante la revoca dell'assegnazione. La Suprema Corte ha chiarito che la legge richiede esclusivamente l'accertamento della convivenza effettiva, intesa come stabile coabitazione e comunanza di vita. Non è consentito aggiungere requisiti restrittivi, come il possesso di un titolo abitativo formale, che non siano espressamente previsti dal Testo Unico dell'Immigrazione.
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Espulsione dello straniero e convivenza familiare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione, rigettando il ricorso di un cittadino che invocava la convivenza con una parente italiana. I giudici hanno stabilito che la mera ospitalità temporanea per visite familiari non integra il requisito della convivenza effettiva richiesto dall'art. 19 del Testo Unico Immigrazione. La decisione sottolinea inoltre come la pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali e misure cautelari, giustifichi l'allontanamento dal territorio nazionale.
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Convivenza effettiva e permesso di soggiorno
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del permesso di soggiorno per motivi familiari a un cittadino straniero per mancanza del requisito della convivenza effettiva. Nonostante il legame di parentela con il fratello residente in Italia, il trasferimento della residenza anagrafica e l'assenza di effetti personali presso l'abitazione del parente hanno dimostrato l'interruzione della vita comune. La Suprema Corte ha ribadito che per i fratelli maggiorenni la convivenza effettiva è un presupposto di legge imprescindibile, non sostituibile dal solo legame affettivo.
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Simulazione di reato: condanna per falsa denuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per simulazione di reato nei confronti di una donna che aveva falsamente denunciato il furto della propria auto per proteggere il convivente. La difesa sosteneva che la condotta dovesse essere qualificata come favoreggiamento, invocando l'esimente per i congiunti. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che la simulazione di reato è un illecito più grave che avvia indebitamente la macchina giudiziaria e non beneficia della causa di non punibilità prevista per il favoreggiamento.
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Unione civile: la convivenza conta per l’assegno
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, in caso di scioglimento di un'**unione civile**, il giudice deve considerare anche il periodo di convivenza di fatto precedente alla formalizzazione del legame. La controversia riguardava una donna che aveva rinunciato a opportunità lavorative per trasferirsi dalla compagna prima del 2016. La Corte ha chiarito che la durata del rapporto non si limita al solo vincolo formale, ma include la stabilità affettiva pregressa, garantendo così la funzione compensativa dell'assegno e rispettando i principi di non discriminazione sanciti dalla CEDU.
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Legami familiari e stop all’espulsione stranieri
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione emesso contro un cittadino straniero, evidenziando l'omessa valutazione dei legami familiari consolidati in Italia. Il ricorrente aveva documentato una convivenza di fatto con una cittadina italiana, formalizzata ai sensi della Legge 76/2016. Il Giudice di Pace aveva erroneamente ritenuto che solo il matrimonio o la parentela entro il secondo grado potessero bloccare l'espulsione. La Suprema Corte ha invece chiarito che la nozione di famiglia, protetta dall'Art. 8 CEDU, include le unioni civili e le convivenze stabili, rendendo tali legami familiari un fattore determinante per la permanenza nel territorio nazionale.
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Patrocinio a spese dello Stato: i rischi del falso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per un cittadino che, nel richiedere il Patrocinio a spese dello Stato, ha omesso di indicare i componenti del proprio nucleo familiare convivente. L'imputato aveva dichiarato di non possedere redditi e di vivere da solo, mentre le indagini hanno rivelato una convivenza stabile con familiari dotati di reddito superiore ai limiti di legge. La decisione ribadisce che l'obbligo di verità nell'istanza riguarda sia la famiglia anagrafica che quella di fatto, poiché il reddito rilevante è quello complessivo di tutti i conviventi che contribuiscono al ménage familiare.
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Patrocinio a spese dello Stato: figlia via? Decide la residenza
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca del patrocinio a spese dello Stato a un cittadino. Il suo reddito, sommato a quello della figlia, superava la soglia di legge. L'uomo sosteneva che la figlia non vivesse più con lui, ma il certificato di residenza anagrafica diceva il contrario. La Corte ha stabilito un principio chiaro: per il calcolo del reddito ai fini del patrocinio a spese dello Stato, prevale il dato formale della residenza anagrafica sulla situazione di fatto. La dichiarazione iniziale del richiedente, inoltre, lo vincola per il principio di autoresponsabilità.
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Notifica cartella esattoriale: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente di riscossione contro una sentenza che aveva annullato diverse cartelle di pagamento per presunti vizi di notifica. Il punto centrale riguarda la validità della notifica cartella esattoriale effettuata a mani di familiari o tramite servizio postale diretto. La Suprema Corte ha stabilito che, se la notifica avviene per posta direttamente dall'ufficio, non è necessaria la seconda raccomandata informativa. Inoltre, ha censurato l'errore del giudice di merito che aveva ignorato le prove documentali dell'avvenuta spedizione delle raccomandate informative nei casi di irreperibilità temporanea, ribadendo che la firma di un familiare fa presumere la convivenza, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche.
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Espulsione straniero: quando la non convivenza conta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un provvedimento di espulsione. La decisione si basa sulla manifesta infondatezza del motivo, in quanto non è stata provata la convivenza con il fratello, coniugato con una cittadina italiana, requisito essenziale per impedire l'espulsione straniero secondo le nuove norme.
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Gratuito patrocinio e detenzione: la convivenza
Un soggetto condannato per false dichiarazioni ai fini dell'ammissione al gratuito patrocinio ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il suo stato di detenzione avesse interrotto la convivenza con la madre, i cui redditi non erano stati dichiarati. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la detenzione non recide automaticamente il legame di convivenza, il quale si basa su vincoli affettivi e di solidarietà che persistono anche durante la separazione fisica. Di conseguenza, i redditi dei familiari conviventi devono essere sempre inclusi nella domanda.
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Convivente stabile: maltrattamenti anche senza coabitazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 40230/2025, ha confermato una misura cautelare per maltrattamenti, chiarendo un punto fondamentale: per la configurabilità del reato non è necessaria una coabitazione continua. Ciò che conta è l'esistenza di una relazione affettiva radicata e duratura, una "convivenza stabile", anche se la condivisione dell'abitazione è frammentaria. La Corte ha ritenuto irrilevanti le argomentazioni della difesa volte a negare la stabilità del rapporto, valorizzando invece la durata della relazione, la comunanza di interessi e prospettive, e la frequenza con cui la coppia condivideva gli stessi spazi. Questa decisione sottolinea come la tutela penale si adatti alle moderne dinamiche relazionali, focalizzandosi sulla sostanza del legame affettivo piuttosto che su meri dati formali come la residenza comune.
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Patrocinio a spese dello Stato: la convivenza conta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per false dichiarazioni finalizzate all'ottenimento del patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva omesso di dichiarare i redditi di due persone conviventi, sostenendo l'assenza di legami di parentela. La Corte ha ribadito che, per l'accesso al beneficio, la nozione di nucleo familiare si basa sul criterio sostanziale della convivenza e della mutua assistenza, superando il dato puramente anagrafico. Pertanto, i redditi di tutti i conviventi devono essere sommati.
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Notifica all’imputato: vale la convivenza dichiarata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per resistenza a pubblico ufficiale, il quale lamentava la nullità della notifica dell'atto di citazione in appello. La notifica era stata effettuata presso il domicilio dichiarato dall'imputato e consegnata alla madre, qualificatasi come 'convivente'. Secondo la Corte, la dichiarazione di convivenza resa al pubblico ufficiale prevale sulle risultanze anagrafiche che indicavano una diversa residenza. Spetta all'imputato fornire una prova rigorosa della non convivenza, non essendo sufficiente un mero certificato anagrafico, specialmente in presenza di stretti legami familiari.
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Espulsione straniero e legami: la convivenza conta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino straniero destinatario di un provvedimento di espulsione come sanzione sostitutiva della detenzione. L'uomo si opponeva sostenendo che la presenza di suoi fratelli in Italia costituisse un impedimento. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che per integrare una causa ostativa all'espulsione straniero, non è sufficiente la mera presenza di parenti, ma è necessaria la prova di un legame effettivo e stabile, di cui la convivenza è l'indicatore principale. Mancando tale prova, l'espulsione è stata confermata.
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