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Convivenza More Uxorio

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica una convivenza di fatto tra due persone, non unite in matrimonio, che vivono insieme come se fossero marito e moglie, condividendo un progetto di vita comune.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Decreto prefettizio di espulsione: errore di notifica e ricorso
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto prefettizio di espulsione emesso a suo carico. Il Giudice di Pace ha rigettato l'opposizione, rilevando la mancanza di redditi leciti, l'assenza di prova di convivenza stabile e la violazione dell'ordine di allontanamento. Il cittadino ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Il ricorrente ha però notificato l'atto al Ministero dell'Interno e al Questore presso l'Avvocatura Distrettuale dello Stato, anziché alla Prefettura che aveva emesso il provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: l'impugnazione contro il decreto prefettizio di espulsione deve essere indirizzata e notificata esclusivamente all'autorità che ha emanato l'atto, cioè il Prefetto.
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Favoreggiamento personale: quando salvare il convivente non è reato
Una Donna è stata condannata per favoreggiamento personale e per aver agevolato un'associazione criminale. Durante una perquisizione, aveva nascosto il suo convivente e altre persone, oltre a un'arma, per aiutarli a eludere le indagini. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che il favoreggiamento personale non è punibile se commesso per salvare un convivente, specialmente quando non era possibile aiutare solo il parente senza coinvolgere anche altri nascosti insieme. La sentenza ha riconosciuto la causa di non punibilità.
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Arricchimento senza causa: restituzioni tra ex
Il Tribunale di Milano ha affrontato il caso di un uomo che, terminata la convivenza, ha richiesto la restituzione di ingenti somme versate all'ex compagna per il pagamento di un mutuo e l'acquisto di un nuovo immobile. La corte ha distinto tra i contributi versati per la vita familiare, considerati obbligazioni naturali non rimborsabili, e i pagamenti effettuati per un immobile in costruzione intestato solo alla donna. Per questi ultimi, è stato riconosciuto l'arricchimento senza causa, condannando l'ex partner alla restituzione della somma.
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Espulsione dello straniero: legami veri contro ospitalità formale
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione per un cittadino straniero che scontava una pena per rapina. Il condannato ha fatto ricorso sostenendo di avere legami familiari in Italia, in particolare una sorella disposta a ospitarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice disponibilità della sorella a ospitarlo non dimostra un legame affettivo reale o un effettivo inserimento sociale. Prima dell'arresto, infatti, l'uomo era senza fissa dimora e non aveva contatti stabili con la famiglia. L'espulsione dello straniero è stata quindi ritenuta legittima.
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Patrocinio a spese dello Stato: la convivenza cancella il bonus
Una cittadina richiede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato per una causa di divorzio, dichiarando un reddito iniziale molto basso. Successivamente, durante l'udienza presidenziale, dichiara di aver iniziato a convivere con un nuovo compagno che percepisce un reddito mensile stabile. Il Tribunale revoca l'ammissione al beneficio poiché il cumulo dei redditi dei conviventi supera la soglia di legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per il patrocinio a spese dello Stato si deve tenere conto di ogni variazione di reddito avvenuta dopo la domanda e per tutta la durata del processo, compreso il reddito del convivente di fatto.
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Arricchimento senza causa: rimborsi all’ex per la casa comune
Un uomo ha contribuito con denaro e lavoro alla costruzione della casa familiare sul terreno della compagna. Finita la convivenza, ha chiesto la restituzione delle somme e il valore del lavoro svolto. La Corte d'Appello ha applicato le regole sulle opere fatte da terzi, riducendo l'indennizzo. La Cassazione ha invece stabilito che il convivente non è un terzo estraneo. Venuto meno il progetto di vita comune, l'ex partner ha diritto a recuperare quanto versato e a essere indennizzato per il lavoro prestato. Lo strumento corretto non è l'articolo 936 del codice civile, ma l'azione di arricchimento senza causa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Restituzione somme tra ex conviventi: amore finito e debiti reali
Una donna ha richiesto la restituzione somme tra ex conviventi per un importo di oltre 37.000 euro, versato tramite assegni per aiutare l'ex partner a risanare i debiti della sua impresa edile. L'ex convivente ha negato la natura di prestito e ha sostenuto di aver già restituito il denaro. I giudici di merito hanno accolto la domanda della donna, ritenendo provato il prestito e l'obbligo di restituzione, facilitato dalla convivenza che giustificava l'assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando che la produzione di ulteriori assegni da parte della donna costituiva una valida prova contraria e non una domanda tardiva. L'uomo è stato condannato anche per lite temeraria.
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Espulsione per reati: la convivenza di fatto può salvarlo?
Uno straniero, destinatario di un decreto di espulsione per mancanza del permesso di soggiorno e con una precedente condanna penale, si oppone al provvedimento. Egli sostiene che la sua stabile relazione con una cittadina italiana dovrebbe impedirne l'allontanamento. La Corte di Cassazione non ha emesso un verdetto finale, ma ha riconosciuto la grande importanza della questione. Ha quindi deciso di rinviare il caso a una pubblica udienza per stabilire se il legame derivante da una stabile relazione sentimentale possa prevalere sulle ragioni di sicurezza che giustificano l'allontanamento. La sentenza chiarisce il delicato equilibrio tra espulsione e convivenza di fatto.
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Testimonianza del convivente: indirizzo comune non basta per tacere
Un uomo, condannato per truffa e ricettazione di assegni, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la condanna si basa su una testimonianza illegittima: quella della sua partner, a cui non è stato concesso il diritto di astenersi. La Corte Suprema, però, rigetta il ricorso. Secondo i giudici, la semplice coincidenza di indirizzo tra l'imputato e la testimone non basta a provare una stabile relazione. Di conseguenza, la testimonianza del convivente è valida. L'appello viene dichiarato inammissibile e la condanna diventa definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Confisca antimafia: quando scatta il sequestro dei beni
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca antimafia applicata a beni immobili formalmente intestati alla convivente di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La decisione si basa sulla accertata sproporzione tra il valore degli immobili, caratterizzati da finiture di lusso, e i redditi del nucleo familiare, risultati quasi inesistenti per oltre un decennio. La difesa non è riuscita a dimostrare la provenienza lecita delle somme utilizzate per gli acquisti, fallendo nel documentare presunte donazioni o regalie da parte di parenti con atti aventi data certa.
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Assegno di mantenimento e nuova convivenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che revocava l'assegno di mantenimento a una ex moglie basandosi esclusivamente su alcuni pernottamenti accertati da un investigatore privato. La Suprema Corte ha stabilito che per la revoca del contributo non è sufficiente una generica relazione affettiva. È necessaria la prova rigorosa di una convivenza stabile o di un progetto di vita comune che sostituisca il precedente modello di solidarietà coniugale. Il provvedimento chiarisce che l'onere probatorio spetta al coniuge obbligato, il quale deve dimostrare la stabilità del nuovo legame e la condivisione delle risorse economiche tra i nuovi partner.
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Espulsione straniero: la convivenza è un ostacolo?
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione contro una cittadina straniera, stabilendo che la sua stabile convivenza con un cittadino italiano doveva essere attentamente valutata. Secondo la Corte, anche in assenza di un matrimonio formale, il giudice deve esaminare caso per caso la natura e l'effettività dei legami familiari e sociali dello straniero in Italia prima di disporre l'espulsione straniero, in conformità con il diritto al rispetto della vita privata e familiare.
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Permesso di soggiorno per convivenza: sì alla prova orale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11033/2024, ha stabilito che per ottenere il permesso di soggiorno per convivenza non è indispensabile la registrazione anagrafica della coppia. Una relazione stabile tra un cittadino UE e un partner extracomunitario può essere provata anche tramite testimonianze, purché serie e rigorose. La Corte ha respinto il ricorso del Ministero dell'Interno, privilegiando la tutela dell'unità familiare, come previsto dalla normativa europea, rispetto a un'interpretazione eccessivamente formalistica della legge nazionale.
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Lavoro subordinato convivente: quando è retribuito?
La Corte di Cassazione ha confermato che l'attività lavorativa svolta da una donna per l'impresa del proprio compagno costituisce un rapporto di lavoro subordinato convivente. Nonostante il legame affettivo, la natura continuativa, stabile e assorbente delle mansioni, essenziali per l'attività commerciale, ha prevalso sulla presunzione di gratuità, giustificando il diritto alla retribuzione.
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Assegno di divorzio: quando la convivenza lo annulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6111/2024, ha rigettato il ricorso di un ex marito che chiedeva la revoca dell'assegno di divorzio. La Corte ha ribadito che la nuova convivenza dell'ex coniuge beneficiario non comporta l'automatica estinzione dell'assegno. È onere di chi richiede la revoca dimostrare un effettivo e stabile miglioramento economico derivante dalla nuova unione.
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Appropriazione indebita convivenza: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per appropriazione indebita tra conviventi. A causa di vizi di motivazione nella sentenza di appello e del decorso del tempo, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione. Tuttavia, la causa è stata rinviata al giudice civile per la valutazione delle richieste di risarcimento danni, separando così l'esito penale da quello civile. Il caso evidenzia l'importanza di una motivazione completa e l'impatto della prescrizione nei procedimenti per appropriazione indebita in una convivenza.
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Obbligazione naturale convivenza: quando c’è rimborso?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11337/2025, ha stabilito che le somme versate da un convivente all'altro per il pagamento del mutuo della casa comune rientrano nell'ambito dell'obbligazione naturale convivenza e non sono rimborsabili se proporzionate alle capacità economiche del pagatore. Nel caso di specie, un uomo chiedeva la restituzione di somme versate alla compagna durante tre anni di convivenza. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo che i pagamenti, assimilabili a un canone di locazione, non superassero i limiti della proporzionalità e dell'adeguatezza, e che il ricorrente non avesse fornito prova sufficiente della sproporzione rispetto al suo intero patrimonio.
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Convivenza more uxorio: non basta a fermare l’espulsione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro il suo trattenimento ai fini dell'espulsione. La Corte ha stabilito che una semplice dichiarazione di convivenza more uxorio con una cittadina italiana non è sufficiente a impedire il provvedimento, se non sono soddisfatti i requisiti formali previsti dalla legge sulle convivenze di fatto (Legge n. 76/2016). Inoltre, ha affermato che eventuali vizi nella notifica del diniego di protezione internazionale non invalidano l'autonomo provvedimento di trattenimento.
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Espulsione amministrativa per reati: limiti e doveri
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una espulsione amministrativa come misura alternativa alla detenzione per un cittadino straniero condannato per gravi maltrattamenti in famiglia. La Corte ha stabilito che la gravità del reato, la sospensione della potestà genitoriale e la mancata prova della permanenza del figlio minore in Italia prevalgono sulla tutela generale dei legami familiari, giustificando l'allontanamento dal territorio nazionale.
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Obbligazione naturale: no rimborso per lavori ex
Un uomo ha richiesto il rimborso per i lavori di ristrutturazione eseguiti sulla casa di proprietà esclusiva dell'ex compagna. Il Tribunale di Trento ha respinto la domanda, qualificando le prestazioni come adempimento di un'obbligazione naturale. La decisione si fonda sul principio di proporzionalità, considerando la lunga durata della relazione e le condizioni economiche dell'uomo, che rendevano la spesa non eccessiva nel contesto del rapporto affettivo.
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