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Convenzione

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accordo formale stipulato tra un datore di lavoro e un ente pubblico (come i servizi per l'impiego) per definire le modalità e le condizioni di inserimento lavorativo di persone con disabilità, spesso finalizzato all'ottenimento di agevolazioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agevolazioni assunzione disabili: Cassazione nega sgravi senza convenzione
Un'Azienda ha assunto un Lavoratore disabile tramite chiamata nominativa nel 2000. Successivamente, ha richiesto le agevolazioni assunzione disabili previste dalla Legge 68/1999. L'INPS ha negato tali benefici. La Corte d'Appello ha parzialmente accolto il ricorso dell'Azienda, ma ha escluso il diritto agli sgravi contributivi, poiché l'assunzione era avvenuta prima della stipula di una convenzione. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le agevolazioni assunzione disabili sono applicabili solo se l'assunzione avviene dopo la stipula di una convenzione con gli enti preposti, non potendo configurarsi come una "sanatoria" per rapporti di lavoro già in essere.
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Rimborso spese assistenza disabile: la Cassazione respinge la richiesta
Una madre ha chiesto il rimborso delle spese per la frequenza e il trasporto del figlio disabile presso un centro diurno. La convenzione tra il Comune e il centro era scaduta, e il servizio di trasporto interrotto, costringendo la madre a sostenere i costi. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, affermando che la madre avrebbe dovuto richiedere il collocamento del figlio in una struttura alternativa convenzionata, anziché pretendere il ripristino della convenzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso della madre inammissibile. Ha ribadito che il ricorso contestava errori di fatto, non di diritto, e che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito. La sentenza d'appello ha fornito una motivazione logica e coerente, escludendo il diritto al rimborso spese assistenza disabile. La madre ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Contributo di bonifica: fognatura attiva ma la tassa si paga
Una proprietaria immobiliare ha impugnato una cartella di pagamento per il contributo di bonifica del 2011, sostenendo che i suoi immobili, situati in un'area urbana servita da fognatura pubblica, fossero esenti per evitare una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione dal contributo di bonifica richiede necessariamente la stipula di una convenzione tra il Consorzio di bonifica e il gestore del servizio idrico. In assenza di tale accordo, il Consorzio mantiene il potere di riscuotere la tassa. Inoltre, la contribuente non ha provato il pagamento della tariffa fognaria per l'anno contestato, avendo prodotto solo una bolletta dell'acqua di un anno diverso. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e deve pagare le somme richieste.
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Verbale di accertamento ispettivo: ko la ristoratrice
Una ristoratrice ha impugnato le cartelle esattoriali emesse dall'INPS per contributi previdenziali non versati relativi a una dipendente e ai propri figli. L'accertamento si fondava su un verbale di accertamento ispettivo redatto dagli agenti della SIAE, abilitati in forza di una convenzione con l'INPS. La ricorrente sosteneva l'inutilizzabilità del verbale, ipotizzando che gli agenti SIAE non fossero dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del verbale di accertamento ispettivo redatto dalla SIAE. La Corte ha chiarito che la convenzione tra gli enti è pienamente legittima e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, condannando la titolare al pagamento delle spese processuali.
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Restituzione dei contributi pubblici se l’azienda non assume
Un'azienda ha stipulato una convenzione con la Regione impegnandosi ad assumere sette lavoratori disabili in cambio di un finanziamento. L'azienda ha però assunto solo due lavoratori. Di conseguenza, la Regione ha emesso un'ordinanza ingiunzione chiedendo la restituzione dei contributi pubblici erogati. L'azienda si è opposta, sostenendo che la legge prevedesse solo sanzioni pecuniarie e non la revoca dei fondi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che il mancato rispetto degli impegni assunti nella convenzione comporta l'obbligo di restituzione dei contributi pubblici ricevuti, e che le sanzioni amministrative ordinarie non escludono la revoca dei benefici economici in caso di grave inadempimento contrattuale.
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Indennizzo per radiazione nave: Stato nega, poi cerca l’accordo
Una società di navigazione ha citato in giudizio alcuni Ministeri per ottenere un indennizzo per radiazione anticipata nave, come previsto da una convenzione di servizio pubblico. L'azienda era stata costretta a vendere un'imbarcazione prima del tempo a causa di un cambio di programma imposto dalle stesse Amministrazioni. I Ministeri si sono opposti al pagamento, sostenendo la mancanza di un passaggio burocratico e l'inefficacia della clausola contrattuale. Dopo che i tribunali inferiori hanno dato ragione alla società, il caso è arrivato in Cassazione. Qui, le parti hanno chiesto e ottenuto un rinvio per perfezionare un accordo transattivo, sospendendo di fatto la battaglia legale.
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Indennizzo per radiazione navi: Stato condannato, ma la Cassazione rinvia
Una compagnia di navigazione ha chiesto allo Stato un indennizzo per la vendita anticipata di alcune navi, come previsto da una convenzione per il servizio pubblico. La richiesta nasceva dalla modifica delle rotte decisa dalle Amministrazioni, che aveva reso le navi inutili. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla compagnia, condannando i Ministeri al pagamento. Questi ultimi hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non ha deciso il caso nel merito. Ha invece rinviato l'udienza per permettere alle parti di finalizzare un accordo transattivo. La questione sull'indennizzo per radiazione navi resta quindi sospesa in attesa della possibile transazione.
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Nave venduta in perdita: Stato nega l’indennizzo, poi tratta
Un'azienda di trasporto marittimo ha chiesto allo Stato un indennizzo per perdite contrattuali di oltre 8 milioni di euro, subite a causa della vendita anticipata di una nave imposta da modifiche al servizio pubblico. I Ministeri competenti hanno rifiutato il pagamento, sostenendo che una nuova legge avesse annullato la clausola contrattuale che prevedeva il rimborso. Dopo due sentenze sfavorevoli nei gradi precedenti, il caso è arrivato in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, non ha emesso un verdetto finale. Ha invece sospeso il processo per consentire alle parti di finalizzare un accordo transattivo, aprendo la strada a una risoluzione bonaria della controversia.
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Patrocinio Agente Riscossione: Avvocato Privato o dello Stato?
Un contribuente impugna una comunicazione di iscrizione ipotecaria. L'Agente della Riscossione si difende in appello tramite avvocati privati, ma i giudici dichiarano l'atto inammissibile, sostenendo che l'ente dovesse avvalersi dell'Avvocatura dello Stato. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, chiarendo la questione del patrocinio dell'Agente della Riscossione. La Corte stabilisce che, in base a una specifica convenzione con l'Avvocatura dello Stato, l'ente ha la piena facoltà di farsi rappresentare da avvocati del libero foro nelle cause tributarie. Questa non è un'eccezione, ma una scelta organizzativa prevista dalla legge, che rende pienamente valido l'operato dei legali privati. Di conseguenza, l'appello dell'Agente della Riscossione è stato ritenuto legittimo.
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Tetto di spesa sanitaria: ticket esclusi se il contratto tace
Una struttura termale convenzionata ha richiesto il pagamento di prestazioni sanitarie a un'Azienda Sanitaria. L'Azienda si è opposta sostenendo il superamento del tetto di spesa sanitaria, poiché includeva nel calcolo anche i ticket pagati direttamente dai pazienti. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla struttura termale. Ha stabilito che, in assenza di una clausola esplicita nel contratto, i ticket pagati dai privati non possono essere sommati alle spese a carico del servizio pubblico per calcolare il tetto di spesa sanitaria. Il limite di budget, infatti, riguarda solo la spesa pubblica e non quella privata.
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Compenso Professionale: Accordo col Comune batte Parcella d’Oro
Un professionista ha richiesto a un Comune il pagamento di un compenso elevato per una riprogettazione, ma il Comune ha contestato la cifra. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in presenza di un accordo, il calcolo del compenso deve basarsi sulla reale natura del lavoro svolto. Poiché si trattava di una riprogettazione e non di un progetto nuovo, il compenso è stato ridotto. La sentenza ribadisce il principio per cui il **compenso professionale convenzione** prevale sulla parcella del professionista se questa non rispecchia l'effettiva prestazione. Il professionista ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Giurisdizione e incentivi per energie rinnovabili
Una società produttrice di energia rinnovabile ha citato in giudizio l'ente gestore dei servizi energetici per ottenere il pagamento di incentivi tariffari previsti da una convenzione sottoscritta nel 2018. L'ente gestore ha sollevato un difetto di giurisdizione, sostenendo che la causa spettasse al giudice amministrativo poiché legata a procedure pubbliche. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece confermato la **giurisdizione** del giudice ordinario. La decisione si fonda sul fatto che la richiesta riguarda l'adempimento di un obbligo pecuniario derivante da un contratto privatistico, configurando un diritto soggettivo e non una contestazione di poteri autoritativi della pubblica amministrazione.
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Compensi professionali avvocato: regole e convenzioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un legale in merito alla liquidazione dei propri compensi professionali avvocato. Il professionista, dopo la revoca del mandato da parte di un Ministero, pretendeva il pagamento di parcelle basate su tariffe medie, contestando l'applicazione di una convenzione precedentemente sottoscritta che prevedeva importi inferiori. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorrente non ha rispettato il principio di autosufficienza, omettendo di riprodurre integralmente i testi dei precedenti giudicati invocati a proprio favore. Inoltre, è stata ribadita la validità degli accordi contrattuali per le prestazioni esaurite prima della cessazione del rapporto.
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Riconoscimento sentenza straniera: regole per la Svizzera
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che dichiarava inammissibile il **riconoscimento sentenza straniera** emessa in Svizzera. Il giudice di merito aveva erroneamente applicato la normativa semplificata prevista per i soli Stati membri dell'Unione Europea. La Suprema Corte ha invece ribadito che, non essendo la Svizzera parte dell'UE, il riconoscimento deve seguire la procedura ordinaria prevista dal codice di procedura penale e dagli accordi bilaterali vigenti tra Italia e Confederazione Elvetica.
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Patrocinio legale ADER: validi gli avvocati privati
L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha impugnato una sentenza della CTR che dichiarava inammissibile il suo appello poiché presentato tramite un avvocato del libero foro anziché dall'Avvocatura dello Stato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il patrocinio legale ADER può essere affidato a professionisti privati senza necessità di specifiche delibere o documentazioni aggiuntive, specialmente nel contenzioso tributario, in virtù della convenzione esistente tra l'ente e l'Avvocatura erariale. La decisione ribadisce che la scelta del difensore rientra in un automatismo procedurale che non richiede prove documentali separate in ogni grado di giudizio, confermando la validità del patrocinio legale ADER esercitato da legali esterni.
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Lottizzazione terreni: quando scatta la tassazione?
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento Irpef relativo alla vendita di un terreno. Il nodo del contendere riguardava se il terreno dovesse considerarsi lottizzato o semplicemente edificabile al momento della cessione. La Corte di Cassazione ha confermato che la lottizzazione si perfeziona con l'approvazione amministrativa del piano, indipendentemente dalla firma della convenzione urbanistica. Poiché l'iter amministrativo era concluso prima della vendita, il calcolo della plusvalenza deve seguire le regole agevolate per i terreni lottizzati, basandosi sul valore normale del bene al quinto anno precedente, annullando di fatto la pretesa fiscale dell'Ufficio.
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Indebito oggettivo: restituzione stipendi PA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero di somme versate dalla Pubblica Amministrazione a una lavoratrice in assenza di un valido contratto di lavoro. Il caso configura un'ipotesi di indebito oggettivo, poiché la prestazione lavorativa era stata inserita nei sistemi informatici ministeriali tramite un'azione manipolativa e delittuosa, senza che vi fosse una reale volontà dell'ente di instaurare un rapporto. La Corte ha chiarito che, in mancanza di un accordo tra le parti, il pagamento delle retribuzioni non è giustificato e deve essere restituito.
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Oneri espropriativi: chi paga il conguaglio finale?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una società concessionaria di rimborsare al Comune gli oneri espropriativi aggiuntivi emersi dopo una sentenza definitiva. La società, avendo sottoscritto convenzioni per il diritto di superficie, si era impegnata a coprire integralmente i costi di acquisizione delle aree. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni sui limiti di spesa e sulle riduzioni percentuali dell'indennità non hanno scalfito la validità degli obblighi contrattuali liberamente assunti, rendendo dovuto il pagamento del conguaglio richiesto dall'ente locale.
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Compromettibilità in arbitri e liti con la PA
Una cittadina ha citato in giudizio arbitrale un Comune per ottenere la restituzione di somme versate tramite fideiussione, basandosi su una clausola compromissoria contenuta in una convenzione per attività estrattive. Il Comune ha contestato la compromettibilità in arbitri della lite, sostenendo che la materia rientrasse nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha stabilito che, trattandosi di una controversia meramente patrimoniale riguardante inadempimenti contrattuali 'a valle' dell'esercizio del potere pubblico, la causa spetta al giudice ordinario ed è quindi validamente affidabile ad arbitri privati.
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Accreditamento sanitario: serve il contratto scritto
Una struttura sanitaria privata ha agito contro un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di prestazioni effettuate. La Corte d'Appello ha revocato l'ingiunzione di pagamento per mancanza di un contratto scritto tra le parti. La Cassazione ha confermato che l'accreditamento sanitario non è sufficiente a fondare il diritto al compenso, essendo necessaria la stipula di una convenzione scritta che definisca tariffe e limiti di spesa. Il ricorso è stato rigettato poiché la struttura non ha fornito prova del contratto né ha correttamente documentato l'esistenza di un precedente giudicato favorevole.
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