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Convalida Del Daspo

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43 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Convalida del DASPO: nullo l’obbligo di firma senza difesa
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per sei anni, con l'obbligo di presentarsi in Questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura. Il tifoso ricorreva in Cassazione lamentando il mancato esame delle sue memorie difensive, in particolare sulla responsabilità collettiva per il ritrovamento di fumogeni sul pullman. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la convalida del DASPO è nulla se il giudice non valuta criticamente le deduzioni della difesa. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio il provvedimento limitatamente all'obbligo di firma, ritenendo violato il diritto di difesa.
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Convalida del DASPO: nullo l’obbligo di firma se il GIP ha fretta
Il Questore ha applicato a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentarsi in questura durante le partite. Il provvedimento è stato notificato all'interessato, ma il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima che decorressero quarantotto ore dalla notifica, impedendo di fatto la presentazione di memorie difensive. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO avvenuta prima del termine minimo di quarantotto ore viola il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida limitatamente all'obbligo di firma, che perde efficacia, mentre rimane valido il divieto di accesso agli stadi.
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Convalida del DASPO troppo rapida: annullato l’obbligo di firma
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi alla polizia. Il provvedimento veniva notificato l'otto marzo e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari il dieci marzo, prima che decorressero quarantotto ore dalla notifica. La difesa presentava le proprie memorie solo dopo la decisione del giudice. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'obbligo di firma, stabilendo che la convalida del DASPO effettuata prima del decorso del termine minimo di quarantotto ore viola il diritto di difesa e determina la nullità del provvedimento.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice annulla l’obbligo
Il Questore di Bergamo applica a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di firma in questura per cinque anni. Il provvedimento viene notificato l'8 marzo 2023. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura il 10 marzo alle ore 14:00, prima della scadenza del termine di 48 ore concesso alla difesa per presentare memorie. La difesa deposita regolarmente le proprie osservazioni via PEC alle ore 16:44 dello stesso giorno, ma il giudice ha già deciso senza poterle valutare. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso e stabilisce che la frettolosa convalida del DASPO, avvenuta prima del decorso delle 48 ore, viola il diritto di difesa e determina la nullità del provvedimento. Di conseguenza, la Corte annulla la decisione impugnata, rendendo inefficace l'obbligo di firma.
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Convalida del DASPO: la PEC ignorata cancella l’obbligo di firma
Il caso riguarda un tifoso colpito da DASPO con obbligo di presentazione in questura durante le partite. L'avvocato del destinatario ha inviato una memoria difensiva tramite PEC entro le quarantotto ore previste. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura affermando erroneamente che non fosse giunto alcun documento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che la mancata valutazione della memoria difensiva inviata via PEC viola il diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida del DASPO, rendendo inefficace l'obbligo di firma per il tifoso, che ha così ottenuto la cancellazione della misura restrittiva.
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Convalida del DASPO: il ritardo del PM non salva il tifoso
Un tifoso ha impugnato il provvedimento di DASPO con obbligo di firma, contestando il mancato rispetto del termine di quarantotto ore da parte del Pubblico Ministero per richiedere la convalida del DASPO. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la misura non perde efficacia se il Giudice per le indagini preliminari emette il provvedimento di convalida entro il termine complessivo di novantasei ore dalla notifica all'interessato. Il termine intermedio del Pubblico Ministero non ha infatti una sanzione autonoma di inefficacia.
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Convalida del DASPO: l’errore del giudice salva il tifoso
Il Questore imponeva a un tifoso il DASPO per sei anni con l'obbligo di firma durante le partite. Il provvedimento veniva notificato il 30 agosto, ma il Giudice per le indagini preliminari procedeva alla convalida del DASPO il primo settembre, prima della scadenza delle quarantotto ore concesse per presentare memorie difensive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso: il termine di quarantotto ore per esercitare il diritto di difesa è inderogabile. Di conseguenza, i giudici annullano senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia.
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Convalida del DASPO: il ritardo del PM non cancella la misura
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'obbligo di firma. Il provvedimento è stato notificato il 13 febbraio 2023. Il Pubblico Ministero ha chiesto la convalida oltre le 48 ore dalla notifica, ma il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura entro le complessive 96 ore dalla notifica stessa. Il tifoso ha fatto ricorso sostenendo il mancato rispetto del termine di 48 ore da parte del PM. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la convalida del DASPO è legittima se interviene entro il termine globale di 96 ore dalla notifica, a prescindere dal ritardo del PM nella richiesta, non essendoci stata alcuna lesione del diritto di difesa.
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Convalida del DASPO: se il giudice ha fretta il tifoso vince
Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per cinque anni, con l'obbligo di presentarsi in questura durante le partite. Il Tribunale ha convalidato la misura prima che decorressero le 48 ore dalla notifica dell'atto, impedendo al destinatario di presentare memorie difensive. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida senza rinvio. I giudici hanno stabilito che la convalida del DASPO avvenuta prima del termine di 48 ore viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio cartolare. Di conseguenza, l'obbligo di firma è stato revocato, mentre rimane valido il solo divieto di accesso allo stadio.
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Convalida del DASPO: se il giudice corre, il tifoso vince
Il Questore di Varese imponeva a un tifoso, a seguito di disordini durante una partita di basket, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per sei anni, con l'obbligo di presentazione periodica alla polizia. Il provvedimento veniva notificato l'8 maggio alle ore 15:00, ma il Giudice per le indagini preliminari convalidava la misura il 10 maggio alle ore 11:40, prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO non può avvenire prima del decorso delle 48 ore, termine minimo necessario per consentire l'effettivo esercizio del diritto di difesa. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida limitatamente all'obbligo di firma, che cessa immediatamente di avere efficacia.
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Convalida del DASPO: se il GIP ignora la difesa l’obbligo è nullo
Il Questore di Lecce ha imposto a un cittadino il divieto di accedere alle manifestazioni sportive con obbligo di firma. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura senza esaminare la memoria difensiva inviata tempestivamente via PEC dal difensore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la mancata valutazione delle deduzioni difensive viola il diritto di difesa e rende nulla la convalida. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame, sospendendo l'efficacia dell'obbligo di presentazione. La convalida del DASPO richiede infatti un esame effettivo e non solo formale delle tesi della difesa.
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Convalida del DASPO: l’orario mancante cancella l’obbligo di firma
Il Questore impone a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, con l'obbligo di presentarsi in questura durante le partite. Il provvedimento viene notificato il 12 gennaio alle ore 19:00. Il Tribunale convalida la misura il 16 gennaio, ma omette di indicare l'orario della decisione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO con obbligo di firma deve avvenire tassativamente entro novantasei ore dalla notifica. In assenza dell'orario sul provvedimento del giudice, non è possibile verificare il rispetto di questo termine perentorio. Di conseguenza, la Cassazione annulla senza rinvio l'obbligo di presentazione, ritenendolo ormai inefficace, mentre resta valido il solo divieto di accesso agli stadi.
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Convalida del DASPO: orario mancante annulla l’obbligo di firma
Il Questore ha imposto a un tifoso il DASPO con l'obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il provvedimento è stato notificato il 12 gennaio alle 15:20, fissando la scadenza per la decisione del giudice entro 96 ore, ossia il 16 gennaio alle 15:20. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura il 16 gennaio, ma ha omesso di indicare l'orario del deposito sull'ordinanza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'assenza dell'orario genera un'incertezza insanabile sul rispetto del termine perentorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma per vizio di forma nella convalida del DASPO.
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Convalida del DASPO: la fretta del giudice cancella l’obbligo
Il Questore di Foggia imponeva a un tifoso il divieto di accedere alle manifestazioni sportive per tre anni, con l'ulteriore obbligo di presentazione alla polizia durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava l'obbligo di firma prima dello scadere delle 48 ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO con obbligo di firma effettuata prima del decorso del termine di 48 ore viola il diritto di difesa e determina la nullità generale del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio l'ordinanza di convalida, dichiarando l'inefficacia del solo obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: la difesa vince contro l’errore del Questore
Il Questore di Sassari ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per sei anni, unito all'obbligo di firma in questura durante le partite. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Tuttavia, il provvedimento originario del Questore non conteneva l'avviso formale che informava il destinatario della possibilità di presentare memorie o deduzioni scritte al giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che l'assenza di tale avviso viola il diritto di difesa e rende nulla la successiva convalida del DASPO. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma.
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Convalida del DASPO: difesa del tifoso e tempi di notifica
Il Tifoso ha proposto ricorso in Cassazione contro la convalida del DASPO con obbligo di firma, emesso dal Questore e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari. Il ricorrente lamentava la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice avesse convalidato la misura poche ore dopo la richiesta del Pubblico Ministero, impedendogli di presentare memorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di 48 ore per presentare deduzioni difensive decorre dalla notifica del provvedimento del Questore al destinatario, e non dalla successiva richiesta di convalida del Pubblico Ministero. Di conseguenza, non essendovi stata alcuna violazione dei termini di difesa, la convalida del DASPO è legittima e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Convalida del DASPO: se il giudice ha fretta la misura salta
Il Questore di Macerata ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentarsi in commissariato. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura prima della scadenza del termine di quarantotto ore dalla notifica del provvedimento all'interessato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO effettuata prima delle quarantotto ore viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio. Questo vizio determina una nullità di ordine generale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale per un nuovo esame, sospendendo temporaneamente l'obbligo di presentazione del tifoso.
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Convalida del Daspo: Giudice frettoloso, Tifoso libero
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida del Daspo perché emessa dal Giudice prima della scadenza del termine di 48 ore concesso al Tifoso per presentare le proprie difese. Il provvedimento della Questura imponeva, oltre al divieto di accesso allo stadio, anche l'obbligo di presentarsi in commissariato. La Corte ha stabilito che la fretta del Giudice ha violato in modo insanabile il diritto di difesa. Di conseguenza, la convalida è stata annullata e l'obbligo di presentazione è diventato inefficace. Questa sentenza ribadisce che il rispetto dei termini procedurali è una garanzia fondamentale per i cittadini.
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Convalida del DASPO: Giudice frettoloso, obbligo di firma annullato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Giudice che aveva confermato un provvedimento del Questore. La questione centrale riguarda la violazione del diritto di difesa. Il Giudice aveva emesso la convalida del DASPO e del relativo obbligo di firma lo stesso giorno della notifica, senza attendere il termine di 48 ore che la legge concede al cittadino per presentare le proprie ragioni. La Cassazione ha stabilito che questa fretta rende illegittima la decisione. Di conseguenza, ha cancellato l'obbligo di presentazione alla polizia, pur mantenendo valido il divieto di accesso allo stadio.
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Convalida del DASPO anticipata: valido senza danno alla difesa
La Corte di Cassazione affronta il caso di alcuni tifosi destinatari di un provvedimento di DASPO. Il punto centrale riguarda la legittimità della convalida del DASPO da parte del Giudice, avvenuta prima della scadenza del termine di 48 ore concesso per la difesa. La Corte stabilisce un principio fondamentale: l'errore procedurale non rende automaticamente nullo il provvedimento. Per ottenere l'annullamento, il ricorrente deve dimostrare di aver subito un danno concreto e specifico al proprio diritto di difesa, ad esempio provando di aver avuto l'intenzione di presentare una memoria difensiva. In assenza di tale prova, la violazione formale della tempistica non è sufficiente a invalidare l'atto e la misura restrittiva resta efficace.
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