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Contumace

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765 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inadempimento contratto fotovoltaico: la risoluzione
Una cliente cita in giudizio un'azienda per l'inadempimento del contratto di fornitura di un impianto fotovoltaico, poiché, sebbene installato, non è mai stato reso funzionante. Il Tribunale, accertato il grave inadempimento e l'inutile decorso del termine fissato con diffida ad adempiere, dichiara la risoluzione di diritto del contratto, condannando l'azienda alla restituzione del prezzo pagato e al risarcimento dei danni per i maggiori costi energetici sostenuti dalla cliente.
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Provvigione mediatore immobiliare: quando è dovuta?
Il Tribunale di Pescara ha stabilito che la provvigione del mediatore immobiliare è dovuta quando si forma un vincolo giuridico tra le parti, come l'accettazione di una proposta d'acquisto. In questo caso, un acquirente si era rifiutato di pagare l'agenzia dopo che la sua proposta era stata accettata e la caparra incassata dai venditori. Il giudice ha condannato l'acquirente a pagare la provvigione, ritenendo l'affare concluso e irrilevante la successiva mancata stipula del contratto definitivo.
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Restituzione somme tra ex: quando è un mutuo?
Un uomo ha citato in giudizio la sua ex partner per ottenere la restituzione di ingenti somme versate durante la loro relazione. Il Tribunale ha analizzato ogni singolo pagamento, stabilendo una distinzione fondamentale: la restituzione delle somme tra ex è dovuta solo quando si prova l'esistenza di un contratto di mutuo, anche verbale. Somme per mutui e avvio di attività sono state considerate prestiti da rimborsare, mentre spese per ristrutturazioni, regali e viaggi sono state escluse dalla restituzione per mancanza di prova del titolo o perché qualificate come donazioni d'uso.
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Tutela Marchio: stop a imitazione di mozzarella famosa
Un'azienda casearia ottiene una tutela del marchio contro un'imitazione. Il Tribunale di Milano ha ordinato a un negozio di cessare l'uso del nome e dell'immagine di una famosa mozzarella, riconoscendo il rischio di confusione per i consumatori e la violazione dei diritti di proprietà intellettuale della società produttrice.
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Mansioni superiori: quando scatta il diritto?
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori e il risarcimento del danno per mancato richiamo in servizio post-Covid. La sentenza del Tribunale del Lavoro ha condannato la società datrice di lavoro, rimasta contumace, al pagamento delle differenze retributive e delle retribuzioni non corrisposte. Il giudice ha valorizzato le testimonianze che provavano lo svolgimento di compiti gestionali e ha sanzionato la condotta processuale omissiva dell'azienda.
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Scioglimento comunione: la divisione in natura
Il Tribunale di Brescia ha definito una causa di scioglimento della comunione tra coeredi, disponendo la divisione in natura di alcuni immobili. Basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio (C.T.U.), il giudice ha assegnato alle parti attrici e alla parte convenuta porzioni distinte degli immobili, stabilendo un conguaglio in denaro a favore del convenuto per equilibrare il valore delle quote. La sentenza regola anche le servitù e compensa le spese legali.
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Assegno clonato: di chi è la colpa? La sentenza
Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito un principio di responsabilità condivisa nel caso di un assegno clonato e incassato fraudolentemente. Il correntista, che aveva inviato una foto del titolo via chat, è stato ritenuto corresponsabile per un terzo del danno a causa della sua negligenza. Le banche, emittente e negoziatrice, sono state condannate in solido per i restanti due terzi per non aver adottato adeguate misure antifrode, nonostante l'utilizzo della procedura digitale CIT (Check Image Truncation). Il truffatore è stato ritenuto responsabile per l'intero importo. La decisione sottolinea l'importanza della prudenza nella gestione dei titoli di credito e gli obblighi di sicurezza a carico degli istituti bancari.
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Responsabilità mediatore: quando non c’è obbligo?
Un acquirente ha citato in giudizio un'agenzia immobiliare per la restituzione della provvigione, sostenendo che l'agenzia non avesse comunicato la presenza di ipoteche sull'immobile. Il Tribunale di Brescia ha respinto la domanda, stabilendo che la responsabilità del mediatore immobiliare non include automaticamente l'obbligo di effettuare indagini tecnico-giuridiche come le visure ipotecarie, a meno che non riceva un incarico specifico. La conclusione finale dell'affare da parte dell'acquirente, sebbene a un prezzo inferiore, ha inoltre escluso la gravità dell'inadempimento contestato.
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Institutio ex re certa: quando si è erede universale?
Un fratello riceve in eredità le aziende agricole del defunto. Un altro fratello agisce in giudizio per ottenere la sua quota sui beni non menzionati nel testamento. Il Tribunale ha stabilito che l'assegnazione delle aziende costituisce un legato e non una 'institutio ex re certa', cioè un'istituzione di erede universale. Di conseguenza, per i beni non inclusi nel testamento, come un terreno acquistato successivamente, si applicano le regole della successione legittima, dividendo la proprietà tra tutti i fratelli.
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Cancellazione ipoteca: il creditore può rinunciare?
Una debitrice si oppone alla decisione del creditore di richiedere la cancellazione di un'ipoteca da lei concessa su una quota immobiliare. La Corte d'Appello conferma che il creditore ha il diritto incondizionato di rinunciare a una garanzia ritenuta inadeguata o inefficiente per il recupero del credito. La richiesta di cancellazione ipoteca da parte del creditore è quindi legittima e il debitore non può impedirla.
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Responsabilità diretta P.A.: il regresso tra enti
Una recente sentenza della Corte d'Appello, in sede di rinvio, affronta il tema della responsabilità diretta P.A. a seguito di una tragica alluvione. Il caso origina dalla condanna di un Sindaco e dalla conseguente richiesta di risarcimento danni. Le Amministrazioni Statali, condannate in solido con l'ente locale, hanno agito in regresso contro quest'ultimo. La Cassazione aveva precedentemente stabilito il principio della responsabilità diretta dell'ente per la condotta illecita del funzionario, anche omissiva, legata alle sue funzioni istituzionali. La Corte d'Appello ha quindi accolto la domanda di regresso, ripartendo la responsabilità in parti uguali (1/3 ciascuno) tra il Comune e due distinte Amministrazioni Statali, data l'impossibilità di graduare con certezza le singole colpe.
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Inammissibilità appello: quando il rimedio è errato
La Corte d'Appello di Salerno ha dichiarato l'inammissibilità dell'appello proposto da un debitore avverso una sentenza del Tribunale. Il caso verteva su un'opposizione a un pignoramento, basata sulla mancata notifica del precetto. La Corte ha qualificato l'azione come 'opposizione agli atti esecutivi' (art. 617 c.p.c.), la cui sentenza è impugnabile solo con ricorso per cassazione, non con appello. La scelta del mezzo di impugnazione errato ha quindi determinato una declaratoria di inammissibilità, precludendo l'esame del merito della controversia.
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Azione di regresso PA: come si ripartisce la colpa
Una sentenza della Corte d'Appello, in seguito a rinvio della Cassazione, accoglie l'azione di regresso PA di due Amministrazioni Statali contro un Comune. La Corte stabilisce che la responsabilità del Comune per gli illeciti del Sindaco è diretta, non indiretta, a causa dell'immedesimazione organica. In assenza di prove per graduare la colpa nell'evento calamitoso, la responsabilità viene ripartita in parti uguali (1/3 ciascuno) tra le due Amministrazioni e il Comune, applicando la presunzione dell'art. 2055 c.c.
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Mutatio libelli: no a nuove domande in corso di causa
Una società correntista ha impugnato una sentenza di primo grado, chiedendo in appello la rettifica del proprio saldo debitorio per addebiti non contestati tempestivamente. La Corte d'Appello ha rigettato l'impugnazione, qualificando la nuova richiesta come una inammissibile *mutatio libelli*, ovvero una modifica non consentita della domanda iniziale. La decisione sottolinea che le pretese devono essere definite all'inizio del processo, non potendo essere introdotte nuove questioni in una fase avanzata della causa.
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Divisione endo-esecutiva: chi paga le spese legali?
Una sentenza del Tribunale di Torino chiarisce la ripartizione delle spese legali in una divisione endo-esecutiva, ovvero quando un creditore avvia la divisione di un immobile per pignorare la quota del suo debitore. La decisione stabilisce che il debitore esecutato deve sostenere integralmente i costi del creditore procedente, in base al principio di soccombenza. I comproprietari non debitori, pur non essendo responsabili del debito, sono tenuti a rimborsare una quota delle spese in solido con il debitore, poiché beneficiano dello scioglimento della comunione.
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Azione revocatoria: donazione inefficace al Fisco
Un debitore, a fronte di un ingente debito fiscale, ha donato la propria quota societaria alla moglie. Il Tribunale, tramite un'azione revocatoria, ha dichiarato l'atto inefficace nei confronti dell'Erario. La sentenza chiarisce che un credito non ancora definitivo è sufficiente per agire e che la consapevolezza del debitore di arrecare un danno è presunta date le circostanze, specialmente in caso di atti a titolo gratuito.
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Rimozione impianto fotovoltaico: chi paga i costi?
Un'ordinanza del Tribunale di Venezia chiarisce la responsabilità per la rimozione di un impianto fotovoltaico pericoloso. Il proprietario dell'impianto è stato ritenuto responsabile anche dei costi di smaltimento dei pannelli sandwich sottostanti, in quanto considerati parte funzionalmente integrante dell'intera struttura, nonostante non fossero esplicitamente menzionati nel contratto di leasing. Il tribunale ha respinto il reclamo della società, confermando che l'onere della rimozione impianto fotovoltaico e delle sue componenti accessorie spetta al proprietario dell'impianto stesso.
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Penale recesso agenzia immobiliare: quando è dovuta?
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio una cliente per ottenere il pagamento di una penale a seguito del recesso anticipato da un mandato di mediazione in esclusiva. La cliente e sua sorella, comproprietarie dell'immobile, avevano deciso di recedere dal contratto prima della scadenza. Il Tribunale ha accolto la domanda dell'agenzia, stabilendo che la penale per recesso agenzia immobiliare è dovuta per il solo fatto di aver sciolto anticipatamente il contratto, come previsto dalla clausola penale specifica, a prescindere dal fatto che l'immobile sia stato poi venduto a terzi o meno.
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Vizi del posto auto: a chi spetta il risarcimento?
Una proprietaria cita in giudizio il condominio per la presenza di due manufatti che ostacolano il suo posto auto, sostenendo che siano stati installati dopo l'acquisto. Il Tribunale rigetta la domanda basandosi su una CTU che, tramite immagini satellitari, dimostra che i manufatti erano preesistenti alla compravendita. La sentenza chiarisce che l'azione corretta per vizi del posto auto andava intentata contro la società venditrice e non contro il condominio.
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Risoluzione contratto affitto azienda: il caso giudiziario
Una società affittuaria di un'azienda non paga i canoni e le utenze, portando alla risoluzione contratto affitto azienda. Il Tribunale, in virtù di una clausola risolutiva espressa, ha confermato la cessazione del rapporto e condannato l'affittuaria al pagamento di ingenti somme a titolo di risarcimento del danno per mancata occupazione e utenze non corrisposte.
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