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Contumace

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765 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fideiussione omnibus: la nullità parziale spiegata
La Corte d'Appello di Bologna ha respinto l'appello di alcuni fideiussori, confermando la validità di una fideiussione omnibus. La sentenza stabilisce che la violazione della normativa antitrust, derivante dall'uso di clausole dello schema ABI, comporta solo una nullità parziale e non totale del contratto. Viene inoltre ribadita l'autonomia dell'obbligazione del garante rispetto a quella del debitore principale e l'infondatezza delle accuse di usura basate su metodi di calcolo non conformi alle istruzioni della Banca d'Italia.
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Termine lungo impugnazione: appello tardivo è fatale
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile un appello poiché presentato oltre il termine lungo impugnazione di sei mesi. La Corte ha chiarito che tale termine decorre dalla data di pubblicazione della sentenza (deposito in cancelleria) e non da successive comunicazioni, confermando l'irrilevanza della mancata notifica ai fini della decorrenza del termine.
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Indennità di occupazione: condanna e calcolo del danno
Il Tribunale di Bergamo ha condannato un soggetto, rimasto contumace, al rilascio di un immobile e al pagamento di un debito residuo di 2.800 €. La decisione stabilisce anche il versamento di una indennità di occupazione mensile di 225 € per il periodo successivo alla data fissata per il rilascio, fino all'effettiva riconsegna. La sentenza chiarisce i criteri per la condanna al pagamento di somme future e le condizioni per l'esclusione di interessi e rivalutazione monetaria.
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Prova cessione credito: onere e conseguenze legali
Un debitore si oppone a un decreto ingiuntivo. Una società finanziaria interviene sostenendo di aver acquistato il debito, ma non fornisce una prova adeguata. Il Tribunale, accogliendo l'opposizione, revoca il decreto ingiuntivo perché la prova della cessione del credito non è stata fornita. Di conseguenza, condanna la società cessionaria e il creditore originario a pagare le spese legali.
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Recupero crediti Fondo Garanzia: ok alla cartella
Un garante si è opposto a una cartella di pagamento emessa dal gestore del Fondo di Garanzia per le PMI, sostenendo la necessità di un preventivo titolo esecutivo. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando la decisione di primo grado. I giudici hanno stabilito che il credito del Fondo ha natura pubblicistica, finalizzata a reintegrare risorse pubbliche. Di conseguenza, il procedimento speciale di iscrizione a ruolo per il recupero crediti fondo garanzia è legittimo anche senza un precedente titolo esecutivo, in base a normative specifiche e a un orientamento consolidato della Cassazione.
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Beneficium excussionis: onere della prova del creditore
La Corte d'Appello di Torino ha confermato che il creditore di una società non può agire esecutivamente contro il socio illimitatamente responsabile senza prima aver provato l'insufficienza del patrimonio sociale. La sentenza chiarisce che l'onere di fornire tale prova, attraverso un'infruttuosa escussione, grava sul creditore stesso, secondo il principio del beneficium excussionis. Una semplice allegazione di incapienza o un'esecuzione presso terzi non conclusiva non sono considerate prove sufficienti.
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Compenso avvocato: come si calcola senza accordo
Un avvocato cita in giudizio l'ex cliente per il mancato pagamento del compenso professionale in una causa di separazione. Il Tribunale riconosce il diritto al compenso avvocato, liquidandolo secondo i parametri forensi per le cause di valore indeterminabile, anche se in misura leggermente inferiore a quanto richiesto.
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Occupazione senza titolo: condanna a rilascio e risarcimento
Un ente previdenziale ha citato in giudizio un soggetto per l'occupazione senza titolo di un suo immobile, protrattasi dal novembre 2017. Nonostante le prove documentali, tra cui una richiesta di rateizzazione del debito presentata dall'occupante stesso, quest'ultimo non ha mai regolarizzato la sua posizione né pagato il dovuto. Il Tribunale di Monza ha accertato l'illegittimità dell'occupazione, ha ordinato il rilascio dell'immobile entro 30 giorni e ha condannato l'occupante al pagamento di un'indennità mensile di 314,60 euro a partire dal 2017 fino al rilascio effettivo, oltre al rimborso delle spese legali.
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Inadempimento contrattuale: la restituzione del premio
Un fornitore di bevande ha citato in giudizio un gestore di locali per inadempimento contrattuale, non avendo quest'ultimo rispettato l'obbligo di acquisto minimo pattuito. A fronte dell'accordo, il fornitore aveva versato una somma a titolo di incentivo. Il Tribunale ha condannato il gestore, rimasto contumace, alla restituzione proporzionale della somma e al pagamento delle fatture insolute, ribadendo i principi sull'onere della prova.
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Iscrizione a ruolo appello: errore e inammissibilità
Un contribuente appella una decisione relativa alla prescrizione di un debito tributario. Tuttavia, a causa del mancato pagamento del contributo unificato, il tentativo di iscrizione a ruolo appello fallisce. La Corte d'Appello dichiara l'impugnazione improcedibile, affermando che l'errore è imputabile esclusivamente all'appellante, nonostante la cancelleria abbia comunicato tardivamente il rifiuto.
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Patrocinio vittime terrorismo: quando è inammissibile
La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'opposizione presentata contro il diniego del patrocinio per vittime di terrorismo. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rigetto del beneficio all'interno della motivazione di una sentenza, impugnabile solo con i mezzi ordinari come il ricorso per cassazione, e il rigetto tramite un decreto di liquidazione, unico caso in cui è ammessa la procedura speciale di opposizione. Il ricorso è stato respinto per un errore procedurale, non essendo stato utilizzato il corretto strumento di impugnazione.
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Donazione indiretta: quando il prestito è un regalo
Un padre ha citato in giudizio la figlia e l'ex genero per la restituzione di ingenti somme di denaro, sostenendo si trattasse di prestiti. L'ex genero si è difeso affermando che i versamenti costituissero una donazione indiretta, spinta da spirito di liberalità. La Corte d'Appello di Trieste ha confermato la decisione di primo grado, rigettando la richiesta del padre nei confronti dell'ex genero. La sentenza ha stabilito che, in assenza di prove concrete di un contratto di mutuo, le somme versate per sostenere la famiglia della figlia vanno considerate donazioni, soprattutto alla luce del lungo tempo trascorso senza richieste di restituzione e della coincidenza della richiesta con la separazione della coppia.
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Massa vestiario: è retribuzione o strumento di lavoro?
La Corte di Appello di Firenze, in sede di rinvio dalla Cassazione, ha stabilito che l'equivalente monetario della divisa aziendale, o massa vestiario, non costituisce retribuzione e non deve essere incluso nel calcolo del TFR. La sentenza chiarisce che la divisa, imposta per esigenze di riconoscibilità e immagine aziendale e il cui costo è interamente a carico del datore di lavoro, va qualificata come mero strumento di lavoro e non come un benefit per il dipendente, ribaltando le precedenti decisioni di merito.
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Principio di non contestazione e caduta in casa
La Corte d'Appello di Firenze ha riformato una sentenza di primo grado, affermando la responsabilità del proprietario di un immobile per la caduta di un'anziana parente. La decisione si fonda sul principio di non contestazione, poiché il proprietario, pur costituendosi in giudizio, non aveva specificamente contestato la dinamica dell'incidente (caduta su scala bagnata) descritta dalla danneggiata, limitandosi a contestare l'ammontare del danno richiesto. Di conseguenza, i fatti si sono ritenuti provati. La Corte ha invece dichiarato inammissibile la domanda degli eredi contro la compagnia assicurativa del proprietario, non essendo prevista un'azione diretta.
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Compenso avvocato PSS: Sì al protocollo, no a errori
Un avvocato ricorre contro una liquidazione di compensi ritenuta troppo bassa per un'assistenza in regime di patrocinio a spese dello Stato (PSS). La Corte d'Appello, pur confermando la legittimità dell'uso di un protocollo d'intesa locale, accoglie parzialmente il ricorso. Rileva che il giudice precedente aveva erroneamente applicato solo le tariffe base del protocollo, omettendo le maggiorazioni previste per la complessità del caso. Di conseguenza, ricalcola il compenso avvocato PSS da 1.130 euro a 2.147 euro, stabilendo un importante principio sulla corretta e integrale applicazione degli accordi locali.
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Prezzo ingiusto: quando la vendita all’asta è valida?
Un debitore, dopo aver saldato un debito residuo il giorno stesso dell'asta, si oppone alla vendita del suo immobile a un prezzo molto inferiore a quello di stima, definendolo un prezzo ingiusto. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando che un prezzo basso, se risultato di una procedura di vendita forzata legittima e con ribassi progressivi, non costituisce un 'prezzo ingiusto' tale da giustificare la sospensione della vendita. La Corte ha inoltre chiarito che il creditore ha diritto a proseguire l'esecuzione fino al completo soddisfacimento del suo credito.
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Inadempimento transattivo: condanna ad adempiere
La sentenza analizza un caso di inadempimento transattivo. Una parte non aveva rispettato un accordo che prevedeva la copertura di un vano accessorio per impedirne l'uso come terrazzo. Il Tribunale, accertato l'inadempimento sulla base di prove testimoniali e della mancata contestazione dell'accordo, ha condannato la parte inadempiente a eseguire le opere pattuite e a rifondere le spese legali, respingendo però la richiesta di condanna per responsabilità aggravata.
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Revoca patrocinio a spese dello Stato: quale reddito?
Il Tribunale ha annullato la revoca del patrocinio a spese dello Stato a una cittadina, stabilendo un principio chiave: le variazioni di reddito avvenute durante un procedimento legale diventano rilevanti solo per l'anno successivo. In questo caso, un aumento di reddito nel 2022 non poteva giustificare la revoca del beneficio per un giudizio conclusosi nello stesso anno, poiché la sua rilevanza si sarebbe manifestata solo nel 2023.
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Rimessione in termini: PC rotto non basta, lo dice la Corte
Una parte ha perso un termine processuale perentorio a causa di un malfunzionamento del computer del proprio legale. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di rimessione in termini, affermando che un guasto tecnico non costituisce una causa di forza maggiore o un'impossibilità assoluta. La sentenza sottolinea che il professionista avrebbe dovuto adottare soluzioni alternative, dimostrando così una mancanza di diligenza che esclude la concessione del beneficio.
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Nesso causale: veicolo fermo e incidente mortale
La Corte di Appello ha escluso il nesso causale tra un autocarro parcheggiato e un incidente mortale. La manovra improvvisa del conducente deceduto, avvenuta a 40 metri dall'ostacolo, è stata ritenuta 'immotivata ed inspiegabile', non essendo stata causata dalla presenza del veicolo fermo. La domanda di risarcimento degli eredi è stata rigettata.
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