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Contratto Preliminare — Anno 2025

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133 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Recesso contratto preliminare e caparra: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1247/2025, ha chiarito le conseguenze del recesso illegittimo dal contratto preliminare. Se l'acquirente recede senza un grave inadempimento del venditore, è l'acquirente stesso a risultare inadempiente. Di conseguenza, il venditore ha il diritto di trattenere la caparra confirmatoria. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello che, pur riconoscendo l'illegittimità del recesso dell'acquirente, aveva erroneamente ordinato la restituzione della caparra.
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Dolo del terzo: annullamento del preliminare negato
Un venditore ha richiesto l'annullamento di un contratto preliminare di vendita per dolo del terzo, accusando il mediatore (socio della società acquirente) di aver taciuto la possibilità di un cambio di destinazione d'uso dell'immobile che ne avrebbe aumentato il valore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non ritenendo provato che il mediatore fosse a conoscenza di tale possibilità prima della stipula. La Corte ha inoltre confermato la validità dell'esecuzione specifica del contratto, nonostante la presenza di difformità edilizie sanabili.
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Rivalutazione prezzo preliminare: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di esecuzione specifica di un contratto preliminare di vendita immobiliare stipulato decenni prima. La Corte ha stabilito che il giudice non può procedere alla rivalutazione del prezzo preliminare pattuito basandosi su un criterio di equità. Il saldo del prezzo, essendo un debito di valuta, deve essere corrisposto nella misura originariamente concordata, a meno che le parti non abbiano espressamente previsto clausole di adeguamento. L'ordinanza accoglie il ricorso dell'acquirente su questo punto, cassando la sentenza d'appello e chiarendo i limiti del potere giudiziale in materia contrattuale.
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Plusvalenza contratto definitivo: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2362/2025, ha chiarito che in tema di plusvalenza da cessione immobiliare, il momento fiscalmente rilevante è la data del contratto definitivo di compravendita, non quella del preliminare. Un contribuente aveva sostenuto che la potestà accertativa dell'Agenzia delle Entrate dovesse decorrere dal preliminare del 2004, dato che l'immobile era stato consegnato in anticipo. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la plusvalenza si realizza solo con il trasferimento effettivo del diritto di proprietà, che avviene esclusivamente con la stipula del contratto definitivo. La consegna anticipata del bene genera solo effetti obbligatori e non trasferisce il diritto reale, rendendo irrilevante la data del preliminare ai fini della tassazione della plusvalenza.
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Recesso contratto preliminare: la validità parziale
La Corte di Cassazione chiarisce la validità del recesso da un contratto preliminare, anche se l'accordo di recesso è sottoscritto solo da alcuni dei contraenti. L'ordinanza stabilisce che, sebbene l'accordo non possa sciogliere l'intero contratto, produce effetti vincolanti tra le parti firmatarie. Nel caso specifico, un promissario acquirente di quote societarie aveva pattuito il recesso con due dei tre promittenti venditori. La Corte ha ritenuto tale recesso valido ed efficace tra di loro, rigettando la tesi dell'inefficacia totale dell'atto e respingendo la conseguente richiesta di risarcimento per responsabilità professionale degli avvocati coinvolti.
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Inadempimento preliminare: chi ha torto?
Un promissario acquirente ha citato in giudizio i promittenti venditori per la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita, lamentando la mancanza del certificato di abitabilità. La Corte d'Appello ha ritenuto più grave l'inadempimento dell'acquirente, che non si era presentato al rogito, legittimando il recesso dei venditori e la ritenzione della caparra. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che in caso di reciproco inadempimento preliminare, il giudice deve effettuare una valutazione comparativa delle condotte per determinare quale sia stata la causa principale della mancata conclusione del contratto.
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Inadempimento contratto preliminare: chi ha ragione?
La Corte di Cassazione esamina un caso di inadempimento di un contratto preliminare immobiliare. La controversia nasce dalla mancata stipula del rogito definitivo. I promissari acquirenti, pur avendo versato l'80% del prezzo, lamentavano la mancata predisposizione della documentazione catastale da parte della promittente venditrice. Quest'ultima, a sua volta, eccepiva il mancato saldo del prezzo. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, attribuendo la responsabilità prevalente dell'inadempimento contratto preliminare alla parte venditrice per non aver regolarizzato la situazione catastale dell'immobile, un onere che, seppur non impeditivo in assoluto, avrebbe comportato costi e difficoltà aggiuntive per gli acquirenti. La Corte ha inoltre chiarito che la società che aveva acquistato l'immobile dalla venditrice durante la causa era legittimamente parte del processo come successore nel diritto controverso.
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Domanda tardiva: quando il ritardo è imputabile?
Una società, promissaria acquirente di un immobile, ha presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo nel fallimento della società venditrice, che nel frattempo aveva venduto lo stesso bene a terzi. La ricorrente sosteneva che il ritardo non fosse a lei imputabile, poiché il contratto preliminare era sospeso in attesa delle decisioni del curatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al risarcimento era sorto e divenuto esigibile al momento della vendita al terzo, ovvero prima del fallimento. Di conseguenza, il ritardo di quasi dieci anni nella presentazione della domanda è stato considerato ingiustificato e imputabile al creditore.
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Contratto preliminare immobile: quando produrre i documenti
In una controversia su un contratto preliminare immobile, la Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale: la documentazione attestante la conformità urbanistica, necessaria per ottenere una sentenza che trasferisca la proprietà (ex art. 2932 c.c.), costituisce una condizione dell'azione e non un presupposto della domanda. Pertanto, può essere prodotta per la prima volta anche nel corso del giudizio di appello, fino al momento della decisione. La Corte ha rigettato il ricorso basandosi sull'effetto sostitutivo della sentenza d'appello, che rimpiazza completamente quella di primo grado.
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Inadempimento contratto preliminare: le novità
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di inadempimento contratto preliminare, stabilendo che il promissario acquirente può legittimamente rifiutarsi di stipulare il rogito in assenza del certificato di abitabilità. La Corte ha rigettato il ricorso del costruttore, che pretendeva somme aggiuntive basate su un accordo superato da una scrittura successiva, confermando la sua malafede. È stato invece accolto il ricorso incidentale degli acquirenti, riconoscendo il loro diritto a specificare la richiesta di risarcimento danni anche in una fase successiva del processo, secondo le norme procedurali applicabili all'epoca.
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Cancellazione ipoteca concordato: no a vendite private
Una banca, titolare di un'ipoteca su un immobile, ha contestato la cancellazione della sua garanzia disposta dal giudice delegato nell'ambito di una procedura di concordato preventivo. La vendita dell'immobile non è avvenuta tramite asta competitiva, ma attraverso l'esecuzione di un contratto preliminare preesistente. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della banca, ha stabilito che il potere speciale del giudice di cancellare le ipoteche (cd. potere purgativo) si applica esclusivamente alle vendite forzate e competitive, finalizzate alla liquidazione dell'attivo per la massa dei creditori. Nel caso di vendite private, seppur autorizzate, l'ipoteca può essere cancellata solo con il consenso del creditore o con la sua piena soddisfazione, salvaguardandone così i diritti.
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Contratto preliminare: privilegio perso, la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un promissario acquirente, confermando che il privilegio speciale sul credito derivante da un contratto preliminare non opera se, alla data del fallimento del venditore, il contratto si era già risolto per la scadenza di un termine essenziale e gli effetti della trascrizione erano cessati. La coesistenza di un contratto valido e degli effetti della trascrizione è un requisito indispensabile per la tutela del creditore.
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Simulazione contratto preliminare: la prova decisiva
Un creditore contesta un contratto preliminare di vendita immobiliare tra coniugi, sostenendo si tratti di una simulazione contratto preliminare volta a sottrarre beni alla garanzia patrimoniale. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, accogliendo la tesi del creditore. La sentenza chiarisce che, a fronte di seri indizi di simulazione, spetta alle parti del contratto dimostrare l'effettività dell'accordo, in particolare provando l'avvenuto pagamento del prezzo. La Corte ha ritenuto irrilevante la rinuncia parziale alla domanda da parte dell'acquirente nei confronti di uno dei venditori, data la scindibilità delle posizioni.
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Fallimento venditore e preliminare: può scioglierlo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento del venditore, il curatore fallimentare può legittimamente sciogliere il contratto preliminare di compravendita immobiliare, anche se il promissario acquirente ha già versato l'intero prezzo. La Corte ha chiarito che il pagamento del prezzo è un effetto anticipatorio e non costituisce la piena esecuzione del contratto, la quale si realizza solo con il trasferimento della proprietà tramite rogito definitivo o sentenza.
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Contratto preliminare immobile: la prova in appello
In una causa per l'esecuzione di un contratto preliminare immobile, la Corte di Cassazione ha stabilito che la documentazione urbanistica necessaria per il trasferimento può essere presentata per la prima volta anche in appello. La Corte ha chiarito che tali documenti costituiscono una 'condizione dell'azione' e non un 'presupposto della domanda', potendo quindi essere prodotti fino al momento della decisione. La sentenza ha inoltre negato il risarcimento automatico del danno per il mancato godimento del bene al promissario acquirente, specificando che tale danno deve essere concretamente provato.
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Caparra e risarcimento per occupazione illegittima
Un promittente venditore cita in giudizio i promissari acquirenti per la risoluzione di un contratto preliminare, dopo il loro rifiuto di stipulare il definitivo a causa di un vincolo minore e facilmente sanabile. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, stabilisce un principio fondamentale: il venditore che recede legittimamente dal contratto ha diritto sia a trattenere la caparra confirmatoria, sia a ottenere un risarcimento per l'illegittima occupazione dell'immobile da parte degli acquirenti inadempienti. Questi due rimedi, infatti, tutelano da pregiudizi diversi e sono quindi cumulabili.
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Rettifica detrazione IVA: obbligo in caso di fallimento
Una società acquirente aveva detratto l'IVA su acconti versati per l'acquisto di un immobile. A seguito del fallimento della società venditrice, la compravendita non è stata finalizzata. La Corte di Cassazione ha stabilito che, venendo meno l'operazione imponibile, l'acquirente ha l'obbligo di effettuare la rettifica della detrazione IVA, stornando l'imposta precedentemente recuperata. Il suo diritto è quello di richiedere la restituzione dell'IVA versata insinuandosi al passivo del fallimento, non di mantenere la detrazione nei confronti del Fisco.
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Servitù apparente: finestre tamponate e usucapione
La Corte di Cassazione ha stabilito che delle finestre provvisoriamente tamponate con mattoni non costituiscono un'opera idonea a configurare una servitù apparente di veduta, requisito necessario per l'acquisto tramite usucapione. Il caso riguardava una disputa tra vicini, in cui uno sosteneva di aver usucapito il diritto di veduta nonostante le aperture fossero chiuse. La Corte ha chiarito che l'apparenza richiede opere visibili e inequivocabili nella loro funzione, cosa che non si verifica con finestre murate. Inoltre, ha ribadito che il contratto definitivo di compravendita supera il preliminare e le clausole generiche sulle servitù non hanno valore costitutivo.
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Privilegio promissario acquirente: vale la trascrizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio promissario acquirente è opponibile alla massa dei creditori anche se il contratto preliminare viene trascritto dopo l'inizio della procedura concorsuale. Ciò è possibile a condizione che la domanda giudiziale per l'accertamento dell'autenticità delle sottoscrizioni sia stata trascritta prima della dichiarazione di fallimento o liquidazione. L'effetto della trascrizione del contratto, infatti, retroagisce alla data della trascrizione della domanda, garantendo così la prelazione al promissario acquirente sul credito per la restituzione degli acconti versati.
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Risarcimento lucro cessante: limiti e risoluzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di inadempimento di un contratto preliminare, il risarcimento lucro cessante spettante alla parte adempiente è limitato al periodo precedente la domanda giudiziale di risoluzione. Proponendo tale domanda, la parte rinuncia alla prestazione futura e, di conseguenza, ai guadagni che ne sarebbero derivati. Il caso riguardava una promessa di locazione non mantenuta da una società poi fallita.
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