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Contratto Preliminare — Anno 2023

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189 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Contratto Preliminare

Provvedimenti

Estinzione del giudizio per accordo transattivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia relativa alla risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare. Dopo la sentenza di secondo grado che condannava una parte alla restituzione di somme ingenti, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo stragiudiziale. Presentando una rinuncia congiunta al ricorso e al controricorso, i soggetti coinvolti hanno ottenuto la chiusura del processo senza ulteriori decisioni nel merito, con la conseguente estinzione del giudizio ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile.
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Esecuzione in forma specifica e beni mutati
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**esecuzione in forma specifica** per un terreno su cui era stato realizzato un impianto fotovoltaico dopo la firma del preliminare. I venditori contestavano il trasferimento coattivo a causa del mutamento della natura del bene, passato da agricolo a industriale. La Corte ha stabilito che, se la trasformazione era prevista dal programma negoziale e autorizzata dai venditori, il trasferimento della proprietà include per accessione anche le opere realizzate e le relative autorizzazioni amministrative.
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Contratto preliminare e validità della vendita
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva erroneamente qualificato un contratto preliminare come definitivo basandosi esclusivamente sul comportamento successivo delle parti. La Suprema Corte ha chiarito che, in materia immobiliare, la trasformazione di un preliminare in definitivo richiede la forma scritta e non può avvenire per fatti concludenti. Inoltre, è stato stabilito che il mancato pagamento del prezzo non determina la nullità del contratto per mancanza di causa, trattandosi invece di una questione attinente all'adempimento delle obbligazioni contrattuali. La parola_chiave della decisione risiede nella corretta applicazione dei canoni interpretativi del contratto.
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Contratto preliminare: quando la proposta è vincolante
La Corte di Cassazione ha confermato che una proposta d'acquisto accettata, contenente l'indicazione precisa del bene, del prezzo e dei termini di pagamento, costituisce un vero contratto preliminare e non una semplice minuta. Nel caso di specie, un venditore è stato condannato a restituire il doppio della cauzione ricevuta dopo aver rinunciato alla vendita. La Suprema Corte ha chiarito che la previsione di un successivo incontro davanti al notaio per una firma più formale non toglie valore al vincolo già sorto tra le parti, rendendo l'inadempimento fonte di responsabilità contrattuale.
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Contratto preliminare e fallimento del venditore
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un contratto preliminare di vendita immobiliare con esecuzione anticipata, interrotto dal fallimento della società venditrice. Il curatore fallimentare ha esercitato la facoltà di scioglimento ex art. 72 l.fall., nonostante la promissaria acquirente avesse già ottenuto la disponibilità degli immobili e pagato parte del prezzo tramite cessione di credito. La Corte ha stabilito che l'anticipazione degli effetti non trasforma il contratto preliminare in definitivo, confermando la legittimità dello scioglimento e rigettando le pretese restitutorie per somme non effettivamente incassate dalla procedura.
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Plusvalenza terreni: quando scatta la tassazione?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due contribuenti in merito alla tassazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. I ricorrenti sostenevano che le somme percepite nel 2005 a titolo di acconto dovessero essere tassate in quell'anno secondo il principio di cassa. Tuttavia, la Corte ha stabilito che la plusvalenza si cristallizza solo con la stipula del contratto definitivo (avvenuta nel 2006), poiché l'effetto traslativo della proprietà è il presupposto necessario per rendere l'operazione fiscalmente rilevante.
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Contratto preliminare: clausole e restituzioni
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza relativa a un contratto preliminare di compravendita di un terreno. Il punto centrale riguardava l'interpretazione di una clausola sulle opere di urbanizzazione e il diritto alla restituzione degli acconti. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi al senso letterale delle parole ma deve valutare il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma. Inoltre, ha chiarito che se il contratto preliminare si scioglie, gli acconti versati devono essere sempre restituiti poiché viene meno la causa del pagamento, indipendentemente dalla colpa nella risoluzione.
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Esecuzione specifica: riproponibilità della domanda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rigetto di una domanda di esecuzione specifica ex art. 2932 c.c., motivato esclusivamente dalla mancata produzione del certificato di destinazione urbanistica, non impedisce la riproposizione della stessa domanda in un nuovo giudizio. Poiché tale certificato costituisce una condizione dell'azione e non un presupposto della pretesa, la sua assenza nel primo processo non genera un giudicato ostativo, a condizione che il contratto preliminare sia ancora efficace e non sia stato risolto.
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Appello specifico: i requisiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società costruttrice, confermando la validità di un atto di appello specifico presentato da un promissario acquirente. L'ordinanza ribadisce che un appello, per essere ammissibile, deve contenere una chiara individuazione delle questioni contestate e argomentazioni volte a incrinare il fondamento logico-giuridico della sentenza di primo grado, senza necessità di formule sacramentali. La Corte ha così confermato la sentenza che disponeva l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare di compravendita.
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Ius variandi appello: limiti per la parte vittoriosa
La Corte di Cassazione ha stabilito che la parte che ottiene l'accoglimento della propria domanda di adempimento coattivo di un contratto preliminare non può successivamente appellare la sentenza per mutare la domanda in risoluzione del contratto. L'appello è inammissibile perché manca la condizione della soccombenza, ovvero dell'essere la parte perdente nel giudizio. Questo principio limita il cosiddetto ius variandi in appello per la parte pienamente vittoriosa in primo grado.
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Contratto preliminare: firma di un solo coniuge?
La Corte di Cassazione analizza un caso di contratto preliminare per la vendita di un immobile in comproprietà, firmato da un solo coniuge. La Corte stabilisce che il contratto non è nullo, ma semplicemente annullabile da parte del coniuge non consenziente, secondo le regole dell'art. 184 c.c. L'ordinanza chiarisce che il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, tra cui la tardività di alcune eccezioni e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, non avendo i ricorrenti specificato dove e come avessero manifestato il loro dissenso nei termini di legge.
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Esecuzione in forma specifica: vendita forzata del bene
Una parte chiede l'esecuzione in forma specifica di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. Durante il giudizio d'appello, l'immobile viene venduto in una procedura esecutiva. La Corte di Cassazione stabilisce che la vendita forzata non è un motivo d'appello nuovo e inammissibile, ma un fatto sopravvenuto che rende impossibile il trasferimento della proprietà e che il giudice deve valutare, cassando la decisione che lo aveva ignorato.
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Caparra confirmatoria: quando è legittimo trattenerla?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto preliminare di vendita immobiliare. I promissari acquirenti, pur essendo a conoscenza di irregolarità urbanistiche, si erano impegnati a sanarle ma non hanno adempiuto. La promittente venditrice ha quindi esercitato il recesso, trattenendo la cospicua caparra confirmatoria versata. La Corte ha confermato la legittimità del recesso, stabilendo che la nullità per abusi edilizi non si applica al contratto preliminare e che l'importo della caparra confirmatoria non è riducibile dal giudice, a differenza della clausola penale.
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Caparra confirmatoria: recesso o risoluzione?
Una parte non inadempiente in un contratto preliminare non può chiedere sia il doppio della caparra confirmatoria sia il risarcimento di danni ulteriori. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32727/2023, ha chiarito che la richiesta di un danno superiore all'importo della caparra qualifica l'azione come domanda di risoluzione del contratto, che richiede la prova del danno subito, e non come semplice esercizio del diritto di recesso.
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Contratto preliminare: obblighi e risoluzione del patto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, promissaria acquirente, in una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano correttamente interpretato il contratto escludendo un inadempimento dei promittenti venditori riguardo alla rimozione di pesi e servitù. È stato inoltre ritenuto legittimo il diritto dei venditori di trattenere tutte le somme ricevute, e non solo la caparra, in virtù di una specifica clausola contrattuale, a seguito della risoluzione del contratto per inadempimento dell'acquirente.
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Mala fede contrattuale: le conseguenze sul contratto
Un promittente venditore non adempie all'obbligo di modificare un progetto edilizio, impedendo così l'avverarsi della condizione sospensiva (ottenimento del permesso di costruire) legata a un contratto preliminare. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale comportamento, contrario a buona fede, costituisce un inadempimento contrattuale. Di conseguenza, ha confermato la risoluzione del contratto e la condanna alla restituzione della caparra, chiarendo che qualificare giuridicamente i fatti non costituisce una violazione del principio del "chiesto e pronunciato".
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Contratto preliminare: obblighi anche senza definitivo
Una proprietaria di un immobile non esegue i lavori di adeguamento promessi in un contratto preliminare per una locazione commerciale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31326/2023, ha rigettato il suo ricorso, confermando che l'obbligo di eseguire i lavori derivava direttamente dal contratto preliminare stesso, a prescindere dalla successiva stipula del contratto definitivo. La decisione chiarisce come il preliminare possa contenere obbligazioni autonome e immediatamente esigibili.
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Risoluzione contratto preliminare: le tutele del venditore
Una società venditrice, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ha agito per recuperare un immobile detenuto da un acquirente poi fallito. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della società alla restituzione del bene, stabilendo che, a seguito della risoluzione del contratto preliminare avvenuta prima della dichiarazione di fallimento, l'immobile non è mai entrato nel patrimonio del fallito. Di conseguenza, il proprietario ha pieno diritto di rivendicarlo, indipendentemente dalla sua inclusione nell'inventario fallimentare.
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Provvigione mediatore e contratto preliminare: decisa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di pagare la provvigione del mediatore immobiliare. La Corte ha stabilito che il diritto alla commissione sorge con la stipula del contratto preliminare, in quanto atto giuridicamente vincolante. È irrilevante che il contratto definitivo sia stato poi concluso da un soggetto terzo, nominato dall'acquirente originario. L'obbligo di pagare la provvigione del mediatore resta in capo a chi ha firmato il preliminare.
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