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Contratto Preliminare Di Vendita

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un accordo con cui due parti si impegnano a stipulare un futuro contratto definitivo di vendita. Non trasferisce subito la proprietà, ma crea solo l'obbligo di farlo in seguito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratto preliminare senza prezzo: la Cassazione ne dichiara la nullità
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contratto preliminare di vendita immobiliare. Il Promittente Venditore si era impegnato a vendere un immobile, ma il contratto definitivo non era stato stipulato. Il Promissario Acquirente aveva agito per ottenere l'esecuzione in forma specifica del contratto preliminare. La Corte ha stabilito che un contratto preliminare è nullo se non indica chiaramente il prezzo di vendita, anche se le parti si sono accordate su un prezzo in un momento successivo. La mancanza di un elemento essenziale come il prezzo nel contratto preliminare ne determina la nullità, impedendo l'esecuzione in forma specifica.
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Contratto preliminare di vendita: accordo e lite estinta
Una promissaria acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile residenziale. A causa di gravi vizi dell'edificio e di inadempienze del venditore, l'acquirente ha chiesto in giudizio il trasferimento coattivo della proprietà con riduzione del prezzo pattuito e risarcimento del danno per la perdita di agevolazioni fiscali. Il venditore ha replicato chiedendo la risoluzione del contratto e la perdita della caparra. Dopo le sentenze di merito che hanno disposto il trasferimento con riduzione del prezzo, l'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere ogni controversia. La ricorrente ha quindi depositato formale atto di rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza applicare ulteriori oneri o spese a carico delle parti.
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Usucapione negata: preliminare di vendita non vale possesso
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di un Acquirente che pretendeva di aver acquisito per usucapione un terreno. L'Acquirente aveva stipulato un contratto preliminare di vendita nel 1970, pagato il prezzo e preso possesso del bene, realizzando anche delle costruzioni. Tuttavia, il Promissario Venditore non era il proprietario. La Corte ha stabilito che la disponibilità del bene da parte dell'Acquirente era una semplice detenzione qualificata, non un possesso utile per l'usucapione. Le opere realizzate non costituivano un'interversio possessionis, essendo state autorizzate dal contratto preliminare. La sentenza ha quindi confermato che l'usucapione non si era verificata.
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Contratto nullo, ricorso improcedibile: la forma vince sul merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso improcedibile. Un acquirente aveva chiesto la nullità di un contratto preliminare di vendita per un terreno situato in un'area ad alto rischio geomorfologico. I giudici di primo e secondo grado avevano accolto la sua richiesta. Il venditore ha presentato ricorso in Cassazione, ma non ha depositato l'attestazione di conformità della relata di notifica della sentenza impugnata. Inoltre, la notifica del ricorso era avvenuta oltre i termini previsti. La Suprema Corte ha quindi ritenuto il ricorso improcedibile per queste gravi carenze procedurali, confermando l'orientamento consolidato in materia di atti telematici.
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Contratto preliminare di vendita: caparra persa per inadempimento
Gli Acquirenti avevano stipulato un **contratto preliminare di vendita** condizionato all'approvazione di un progetto di ristrutturazione con ampliamento. Sostenevano che la condizione non si era avverata e chiedevano la restituzione della caparra. La Società Venditrice, invece, chiedeva di trattenere la caparra per inadempimento degli Acquirenti. Il Tribunale diede ragione alla Società Venditrice. La Corte d'Appello dichiarò l'appello degli Acquirenti inammissibile, ritenendo non provata l'essenzialità dell'ampliamento e l'inadempimento degli Acquirenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli Acquirenti, confermando le decisioni precedenti.
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Contratto preliminare di vendita: la Cassazione rinvia la causa
La controversia trae origine da un contratto preliminare di vendita tra due società. A causa dell'inadempimento della società venditrice, i giudici di merito hanno dichiarato sciolto l'accordo e condannato la stessa a restituire la somma di 25.000 euro alla società acquirente. La società venditrice ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove e la gravità del proprio inadempimento. Il relatore della Suprema Corte aveva inizialmente ipotizzato la manifesta infondatezza del ricorso. Tuttavia, la Corte di Cassazione, rilevando l'assenza di un'immediata evidenza decisoria sulla complessa vicenda contrattuale, ha emesso un'ordinanza interlocutoria e ha disposto il rinvio della causa alla pubblica udienza.
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Contratto preliminare di vendita: eredi condannati per casa altrui
Un promissario acquirente ha citato in giudizio il promittente venditore chiedendo il trasferimento di una villa oggetto di un contratto preliminare di vendita. Poiché l'immobile apparteneva a una società terza e non era stato diviso, l'acquirente ha modificato la domanda chiedendo la risoluzione del contratto e il pagamento della penale. Gli eredi del venditore si sono opposti, sostenendo che il cambio di domanda fosse inammissibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi, confermando che la legge consente di mutare la richiesta di adempimento in quella di risoluzione. L'acquirente ha quindi ottenuto la risoluzione del contratto preliminare di vendita e la condanna degli eredi al pagamento della penale pattuita.
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Contratto preliminare di vendita: prevale l’ipoteca anteriore
Un'azienda acquista un immobile con un contratto preliminare di vendita regolarmente trascritto. Tuttavia, sul bene grava un'ipoteca iscritta prima del preliminare e, successivamente, un altro creditore avvia il pignoramento. L'acquirente propone opposizione di terzo all'esecuzione per bloccare la vendita forzata. I giudici di merito rigettano l'opposizione poiché il contratto preliminare conteneva una condizione risolutiva (mancato ottenimento di un leasing) che lo ha reso inefficace. La Corte di Cassazione conferma il rigetto, stabilendo che la mancata prova della titolarità del diritto esclude la legittimazione all'opposizione. Inoltre, chiarisce che l'ipoteca iscritta anteriormente prevale sempre sulla trascrizione del preliminare, consentendo al creditore ipotecario di vendere il bene libero da vincoli.
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Contratto preliminare di vendita: salta l’acquisto per abuso
Un'acquirente ha stipulato un contratto preliminare di vendita per un immobile, ottenendone la consegna anticipata in comodato solo per eseguire ristrutturazioni. Tuttavia, l'acquirente vi si è trasferita stabilmente e ha rifiutato di firmare il rogito definitivo, lamentando abusi edilizi poi sanati dai venditori prima della scadenza. I venditori hanno quindi esercitato il recesso trattenendo la caparra e chiedendo la restituzione del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente, confermando la legittimità del recesso dei venditori e la risoluzione del comodato per grave inadempimento. L'acquirente perde definitivamente la casa e la caparra.
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Contratto preliminare di vendita: sì al trasferimento senza saldo
Un Acquirente firma un contratto preliminare di vendita per un appartamento e un box auto. Scoperta un'ipoteca, l'Acquirente chiede al giudice il trasferimento della proprietà e la riduzione del prezzo. I giudici di merito respingono la domanda, ritenendo che l'Acquirente avrebbe dovuto offrire formalmente il saldo del prezzo. La Cassazione ribalta la decisione: chi agisce per l'esecuzione specifica dell'obbligo di contrarre e chiede la riduzione del prezzo non deve offrire preventivamente il saldo se questo è dovuto al momento del rogito. L'offerta è implicita nella domanda giudiziale. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'Acquirente e rinvia alla Corte d'Appello.
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Contratto preliminare di vendita: niente doppio della caparra
Una promissaria acquirente ha proposto ricorso per ottenere la restituzione del doppio della caparra versata in forza di un contratto preliminare di vendita immobiliare stipulato con una società costruttrice. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo corretta l'interpretazione contrattuale operata in primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione del contratto preliminare di vendita spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica e plausibile. Di conseguenza, la ricorrente perde la causa e viene condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Contratto preliminare di vendita: scontro su spese e mutuo
Un acquirente e un'impresa costruttrice stipulano un contratto preliminare di vendita per un immobile. L'acquirente versa cento milioni di lire per ottenere subito il possesso, ma successivamente contesta il mancato accollo del mutuo agevolato e il pagamento di tasse e migliorie. La Corte d'Appello esclude il danno da mancato accollo, poiché i tassi di mercato erano più favorevoli, e condanna l'acquirente a rimborsare le spese condominiali e l'imposta sugli immobili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'acquirente, confermando che il versamento anticipato ha modificato i patti originari (novazione) e che la discrepanza tra motivazione e dispositivo della sentenza d'appello costituisce un mero errore materiale correggibile, non un'omessa pronuncia. L'acquirente perde la causa e deve pagare le spese.
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Finge di vendere casa alla moglie: è sottrazione fraudolenta
Un debitore, per evitare di pagare una somma dovuta alla cognata a seguito di una condanna, stipula con la moglie due contratti preliminari di vendita consecutivi per i suoi unici immobili. Questo meccanismo, pur senza un trasferimento di proprietà definitivo, era finalizzato a proteggere i beni. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa condotta integra il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento. Secondo i giudici, anche un atto che non trasferisce la proprietà, come un preliminare trascritto, è punibile se compiuto con il chiaro scopo di eludere gli obblighi imposti da una sentenza. Di conseguenza, la precedente assoluzione è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Contratto preliminare di vendita: la sorella perde la casa
Una sorella, occupante di un immobile, si opponeva al fratello proprietario sostenendo di aver acquisito la casa per usucapione. La disputa si è concentrata sulla qualificazione giuridica di una scrittura privata del 1979 tra il proprietario e un altro fratello, poi defunto. La Corte d'Appello aveva stabilito che si trattava di un semplice contratto preliminare di vendita e non di un atto di trasferimento definitivo, negando quindi i presupposti per l'usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della sorella. I giudici supremi hanno ribadito di non poter sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito sull'interpretazione del contratto, se questa è logicamente motivata. La vittoria va quindi al fratello proprietario.
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Contratto preliminare: paga il box ma lo perde dopo 20 anni
La Corte di Cassazione ha confermato che un accordo del 1990 per la vendita di un box era un contratto preliminare di vendita e non un atto definitivo. L'acquirente, pur avendo pagato l'intero prezzo e utilizzato il box per oltre vent'anni, non ha mai richiesto la stipula del rogito finale. Di conseguenza, il suo diritto a ottenere la proprietà si è estinto per prescrizione decennale. Il venditore ha quindi ottenuto la restituzione dell'immobile. L'acquirente ha perso sia il box sia il denaro versato, poiché la richiesta di restituzione del prezzo è stata presentata troppo tardi nel processo giudiziario.
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IVA agevolata prima casa: quando provarne i requisiti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19733/2024, ha chiarito un punto cruciale sull'IVA agevolata prima casa. In un caso di contratto preliminare non adempiuto, la Corte ha stabilito che i requisiti per l'aliquota ridotta devono essere posseduti e provati al momento della sentenza di trasferimento coattivo (ex art. 2932 c.c.), non alla data del preliminare. La richiesta della promissaria acquirente è stata respinta per non aver fornito tale prova. È stato inoltre negato il risarcimento danni per la mancata consegna delle chiavi, ritenuta giustificata dal mancato pagamento del prezzo da parte dell'acquirente.
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