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Contratto Di Somministrazione

48 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il contratto di somministrazione è il contratto con cui una parte (somministrante) si obbliga, verso corrispettivo di un prezzo, a eseguire, a favore dell'altra (somministrato), prestazioni periodiche o continuative di cose (art 1559 c.c.). Non si deve confondere con l'istituto regolato dal D. lgs. n. 276/2003, ossia il contratto di somministrazione di lavoro. Il contratto di somministrazione è disciplinato dal codice civile italiano agli artt. 1559-1570.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Somministrazione illegittima nella PA: vince la lavoratrice
Una lavoratrice ha prestato servizio per un Ministero tramite reiterati contratti a termine stipulati con un'agenzia interinale. I giudici hanno accertato la nullità degli accordi per assenza di causali specifiche, condannando l'amministrazione a risarcire dieci mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che le ordinanze della Protezione Civile emanate per fronteggiare emergenze giustificassero la deroga alla disciplina ordinaria. La Cassazione ha respinto il ricorso statale, chiarendo che l'emergenza non sana l'omissione dei requisiti di legge se le ordinanze non prevedono deroghe espresse. In presenza di somministrazione illegittima nella PA, la lavoratrice ha pieno diritto al danno comunitario senza necessità di specifica prova del pregiudizio.
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Tariffa depurazione acque: L’obbligo di pagare anche senza allaccio diretto
Un proprietario di immobile, dotato di fossa Imhoff privata e non collegato alla rete fognaria pubblica fino al 2014, ha contestato il pagamento della tariffa depurazione acque, sostenendo che il servizio non fosse stato erogato e che il contratto richiedesse forma scritta. Il Tribunale ha respinto la sua domanda, ritenendo valido il contratto di somministrazione di servizi idrici anche senza forma scritta, in quanto la società gestore aveva predisposto il servizio. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il contratto per il servizio idrico integrato, inclusa la depurazione, non necessita di forma scritta, essendo la società gestore un ente privato. L'esistenza del contratto si desume dai fatti concludenti, ovvero l'effettiva fruizione del servizio. Il proprietario non ha dimostrato l'effettivo smaltimento autonomo delle acque reflue.
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Abuso di contratti a termine nella PA: risarcimento confermato
Un Ministero ha assunto una dipendente prima tramite contratti di somministrazione e successivamente con contratti a tempo determinato per fronteggiare emergenze legate ai flussi migratori. Il giudice di merito ha accertato l'illegittimità delle clausole temporali per totale assenza di specifiche ragioni giustificative, condannando l'ente a risarcire il danno con sette mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che le ordinanze di emergenza della Protezione Civile consentivano di superare i limiti ordinari e che la successiva assunzione a tempo indeterminato sanava ogni violazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale. I giudici hanno confermato che l'abuso di contratti a termine impone il risarcimento monetario poiché lo stato di emergenza non deroga automaticamente alle causali obbligatorie né la stabilizzazione tardiva cancella il pregresso stato di precarietà subito dalla lavoratrice.
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Abuso di contratti a termine: Ministero condannato al risarcimento
Il Ministero dell'Interno ha impiegato un lavoratore mediante ripetuti contratti di somministrazione e a tempo determinato per gestire flussi migratori straordinari. Il lavoratore ha impugnato i contratti lamentando la mancanza di ragioni giustificative specifiche e il superamento dei limiti temporali massimi. La Corte di Appello ha accertato l'illegittimità delle assunzioni e ha condannato l'amministrazione al risarcimento di otto mensilità. Il Ministero ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che le ordinanze di protezione civile consentissero ampie deroghe e che la successiva assunzione a tempo indeterminato sanasse ogni violazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso statuendo che le ordinanze emergenziali non possono derogare tacitamente ai requisiti di forma e motivazione dei contratti di lavoro. L'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego obbliga quindi l'ente pubblico a risarcire il danno economico al dipendente.
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Abuso di contratti a termine: Stato condannato al risarcimento
Una lavoratrice ha impugnato una serie di contratti a termine e di somministrazione stipulati con un Ministero per fronteggiare emergenze legate ai flussi migratori. I giudici di merito hanno accertato l'abuso di contratti a termine per assenza di specifiche causali temporanee, condannando l'amministrazione al risarcimento di dodici mensilità. Il Ministero ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che le ordinanze di protezione civile giustificassero la deroga alle norme ordinarie e segnalando la successiva stabilizzazione della dipendente. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso statale. I giudici hanno chiarito che le ordinanze emergenziali non possono derogare tacitamente alle tutele lavoristiche. Inoltre, l'amministrazione non ha dedotto tempestivamente la stabilizzazione durante la fase di merito.
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Contratto di Somministrazione: Documenti Tardivi Non Invalidano il Rapporto
Una Lavoratrice ha contestato la legittimità dei suoi contratti di somministrazione con un'Azienda, chiedendo il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato diretto. La Corte d'Appello aveva già ritenuto legittimi tali contratti. La Lavoratrice ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando principalmente l'ammissibilità tardiva di documenti prodotti dall'Azienda in appello e vizi procedurali come l'ultrapetizione e il sovvertimento dell'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del contratto di somministrazione e l'ammissibilità dei documenti, ritenuti indispensabili per la decisione.
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Somministrazione di lavoro illegittima: reintegro e indennità
Un dipendente ha contestato la somministrazione di lavoro illegittima utilizzata dall'azienda per impiegarlo in servizio. I giudici hanno accertato la nullità del termine e convertito il rapporto a tempo indeterminato. In sede di rinvio, la Corte territoriale ha condannato l'impresa a versare un'indennità forfettizzata di sette mensilità oltre alle retribuzioni maturate dall'ordine giudiziale di reintegro all'effettiva ripresa. La società ha impugnato la decisione sostenendo che il giudice di rinvio avesse ecceduto i limiti fissati dalla Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso aziendale. La Corte ha confermato che il lavoratore ha pieno diritto sia all'indennità per il periodo intermedio sia al pagamento delle retribuzioni successive all'ordine di riammissione in servizio.
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Insolvenza fraudolenta: il silenzio sulla crisi costa caro
Un imprenditore, legale rappresentante di una cooperativa, ha continuato a rifornirsi di carburante presso una stazione di servizio nonostante la sopravvenuta insolvenza della propria società, tacendo tale condizione alla controparte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni, stabilendo che nel contratto di somministrazione il silenzio sulla propria crisi finanziaria costituisce dissimulazione e integra il reato di insolvenza fraudolenta. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando l'obbligo di risarcire la parte civile per oltre 32.000 euro.
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Contratto di somministrazione: valido anche senza firma scritta
Una società cliente ha contestato l'esistenza di un rapporto contrattuale con un fornitore di energia elettrica, chiedendo la restituzione di quanto pagato. Il Tribunale ha dato ragione alla cliente, ritenendo non provato l'accordo a causa della mancanza di documenti originali scritti. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il contratto di somministrazione di energia elettrica non richiede la forma scritta né per la sua validità né per la sua prova. L'accordo può infatti concludersi anche per fatti concludenti, come l'effettivo consumo dell'energia, e la sua esistenza può essere dimostrata con qualsiasi mezzo di prova, comprese le presunzioni semplici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del fornitore, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Contratto di somministrazione: l’ultimo non salva i precedenti
Un lavoratore ha impugnato una serie di contratti di somministrazione a tempo determinato stipulati con due aziende di trasporti, chiedendo la conversione in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che l'ultimo contratto era regolare e che per i contratti precedenti era ormai decorso il termine di decadenza di sessanta giorni per l'impugnazione. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'impugnazione dell'ultimo contratto si estendesse automaticamente a quelli passati, data la loro successione continua. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che ogni singolo contratto di somministrazione deve essere impugnato entro i termini di legge e che la contestazione dell'ultimo rapporto non sana la decadenza già maturata per i contratti precedenti.
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Malfunzionamento del contatore: prova al gestore e non all’utente
Un utente si oppone al decreto ingiuntivo con cui il gestore chiede il pagamento di una fornitura di gas, contestando i consumi eccessivi dovuti a un presunto malfunzionamento del contatore. La Corte d'Appello rigetta l'opposizione, ritenendo che spettasse all'utente dimostrare il guasto dello strumento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'utente, stabilendo un chiaro riparto dell'onere della prova. Spetta all'utente contestare il malfunzionamento del contatore e dimostrare i propri consumi ordinari basandosi sui dati storici. Al contrario, spetta al gestore dimostrare il regolare funzionamento dello strumento di misurazione. La sentenza impugnata viene quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Contratto di somministrazione: nullo se la crisi è generica
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti di lavoro chiedendo la stabilizzazione. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine dell'ultimo contratto di somministrazione del dicembre 2012, convertendo il rapporto in un impiego a tempo indeterminato e condannando l'azienda al risarcimento. I giudici hanno rilevato che la causale legata alla crisi di mercato contrastava con la durata annuale del contratto e che l'azienda non aveva provato l'incremento produttivo al momento dell'assunzione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che verificare la veridicità della causale indicata nel contratto di somministrazione non viola la libertà di iniziativa economica dell'imprenditore, ma rappresenta un doveroso controllo di legalità.
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Contratto di somministrazione: nullo il finto recesso telefonico
Un utente, titolare di un frantoio, subiva il distacco dell'energia elettrica a causa di un passaggio non autorizzato a un nuovo gestore, avvenuto tramite un falso vocal ordering. Il vecchio contratto di somministrazione veniva così interrotto illegittimamente, causando gravi danni all'attività produttiva durante la campagna olearia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'utente, stabilendo che, in assenza di un valido consenso al trasferimento, il precedente contratto di somministrazione non si è mai sciolto e deve essere ripristinato. Inoltre, la Corte ha chiarito che il risarcimento del danno da lucro cessante deve includere la rivalutazione monetaria con una decorrenza ben precisa, respingendo il ricorso del nuovo gestore per difetto di rappresentanza.
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Contratto di somministrazione: tra causali generiche e prove reali
Un lavoratore ha contestato la validità di cinque contratti di somministrazione di lavoro, chiedendo l'assunzione a tempo indeterminato presso l'azienda utilizzatrice. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo le causali dei contratti troppo generiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice di merito deve valutare singolarmente ogni contratto di somministrazione. In particolare, per i primi due contratti, le causali riguardavano la sostituzione di personale e un progetto specifico, elementi che la Corte d'Appello ha omesso di esaminare. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione dettagliata delle singole causali e delle prove testimoniali.
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Contratto di somministrazione: il contatore smentisce l’utente
Un utente ha contestato una bolletta di conguaglio di oltre ottomila euro emessa dall'azienda fornitrice per un contratto di somministrazione di energia elettrica. L'utente ha richiesto l'accertamento negativo del credito, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la rilevazione dei consumi tramite contatore gode di una presunzione di veridicità. Se l'utente non contesta specificamente il funzionamento del contatore, spetta a lui dimostrare che i consumi eccessivi dipendono da fattori esterni imprevisti e non da sua negligenza. Di conseguenza, l'utente perde la causa ed è obbligato a pagare le somme dovute per i consumi registrati, oltre alle spese dei gradi precedenti.
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Contratto di somministrazione acqua: tallio non sempre risarcibile
Una cittadina ha chiesto la restituzione delle bollette pagate per il contratto di somministrazione acqua a causa della presenza di tallio nelle condutture. Il gestore idrico aveva già rimosso la sorgente inquinata e i controlli tecnici dell'Istituto Superiore di Sanità avevano escluso un pericolo concreto per la salute umana. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della cittadina, stabilendo che la presenza di sostanze non espressamente vietate non rende l'acqua non potabile se non vi è un pericolo concreto e provato per la salute. Di conseguenza, l'utente non ha diritto al rimborso delle tariffe idriche precedentemente versate.
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Contratto di somministrazione: firme false e ricorso respinto
Una clinica privata si oppone a decreti ingiuntivi emessi a favore di una cooperativa per un servizio regolato da un contratto di somministrazione. La clinica contesta la competenza del tribunale, sostenendo che un accordo prevedesse un foro diverso, e solleva un'eccezione di inadempimento per presunta cattiva gestione. Tuttavia, le firme sui contratti prodotti risultano false o i documenti non vengono rintracciati. La Corte d'Appello respinge l'opposizione e la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La Suprema Corte evidenzia che la clinica non ha fornito prove adeguate sulla reale esistenza del contratto originale con la clausola di competenza favorevole, né ha formulato correttamente i motivi di ricorso, violando le regole procedurali sulla specificità dei documenti. Vince la cooperativa, che ottiene il pagamento delle somme e il rimborso delle spese legali.
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Contratto di somministrazione: acqua staccata senza firma
Un'associazione di proprietari ha chiesto a due residenti di interrompere l'uso abusivo dell'acqua proveniente dalle sue condutture, in mancanza di un regolare contratto di somministrazione. Le residenti sostenevano invece di avere un diritto di servitù di acquedotto. La Corte d'Appello ha dato ragione all'associazione, ordinando il distacco dei tubi. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rapporto tra le parti era regolato da un contratto di somministrazione stipulato dal precedente proprietario, e non da un diritto reale. Di conseguenza, l'associazione, pur non essendo proprietaria dei terreni, ha il pieno diritto di interrompere la fornitura idrica in caso di mancata firma del contratto o di inadempimento delle utenti.
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Conguagli per partite pregresse: gestore idrico battuto in Cassazione
Un gestore del servizio idrico ha richiesto agli eredi di un'utente il pagamento di somme a titolo di conguagli per partite pregresse. Gli utenti hanno contestato la richiesta davanti al Giudice Ordinario. Il gestore ha impugnato la decisione sostenendo la giurisdizione del giudice amministrativo e la legittimità delle tariffe retroattive deliberate dalle autorità di settore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gestore. I giudici hanno chiarito che la controversia spetta al giudice ordinario poiché riguarda un rapporto contrattuale privatistico. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'applicazione di conguagli per partite pregresse è illegittima nei contratti di somministrazione periodica, in quanto il prezzo deve essere proporzionato ai consumi effettivi del periodo di riferimento e non può essere modificato retroattivamente senza il consenso dell'utente.
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Contratto di somministrazione: se non compri paghi la penale
Una società fornitrice ha citato in giudizio la società somministrata per la risoluzione di un contratto di somministrazione di birra, a causa del mancato acquisto dei quantitativi minimi pattuiti. La fornitrice chiedeva la restituzione dei contributi anticipati e il pagamento della penale. La società somministrata si difendeva contestando la competenza del tribunale e la ripartizione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società somministrata. I giudici hanno confermato che spetta al debitore dimostrare di aver adempiuto esattamente alle proprie obbligazioni e che la scelta del foro competente indicata nel contratto è valida. Di conseguenza, la società somministrata perde la causa e deve risarcire i danni e pagare le spese legali.
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