LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Contraffazione Grossolana

85 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una falsificazione di un marchio o di un prodotto talmente evidente e scadente da essere facilmente riconoscibile da chiunque. Nel caso di specie, la Corte ha chiarito che anche la contraffazione grossolana costituisce reato perché lede la fiducia del pubblico nei marchi.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contraffazione Grossolana: La Cassazione conferma il Reato di Contraffazione
Un Lavoratore è stato condannato per il reato di contraffazione e ricettazione, avendo detenuto e venduto prodotti con marchi falsi. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la scarsa qualità dei prodotti e le condizioni di vendita avrebbero permesso agli acquirenti di riconoscere la falsità, rendendo la contraffazione grossolana. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato di contraffazione tutela la fede pubblica, non la possibilità di inganno dell'acquirente. La grossolanità della contraffazione non esclude il reato. Il Lavoratore ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Contraffazione di Marchio: L’inganno grossolano non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per detenzione e vendita di prodotti con marchio contraffatto e ricettazione. Il Lavoratore aveva sostenuto che la contraffazione fosse troppo grossolana per ingannare, e che il reato fosse prescritto o di minima entità. La Corte ha ribadito che la contraffazione di marchio protegge la fede pubblica, non solo l'acquirente, e che la grossolanità non esclude il reato. Ha inoltre escluso la prescrizione per la recidiva qualificata e l'attenuante della tenuità del fatto per la recidiva reiterata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Contraffazione grossolana: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Venditore condannato per commercio di prodotti con marchi falsi. L'imputato sosteneva la non punibilità della propria condotta invocando la contraffazione grossolana. Secondo la difesa, l'evidente scarsa qualità degli oggetti e il contesto di vendita rendevano impossibile ingannare i clienti. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva dichiarando il ricorso inammissibile. La norma penale tutela la fede pubblica e la corretta circolazione dei prodotti industriali, non la libertà di scelta del singolo acquirente. Trattandosi di un reato di pericolo, l'illecito si perfeziona con la semplice offerta di merci contraffatte, a prescindere dall'effettivo inganno dei compratori. Il Venditore subisce la conferma della condanna penale e il pagamento delle sanzioni pecuniarie.
Continua »
Commercio di Prodotti Contraffatti: Falso Evidente, Reato Confermato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per **commercio di prodotti contraffatti** e ricettazione. L'imputato aveva venduto merce con marchi falsi. La difesa sosteneva che la contraffazione fosse troppo evidente (grossolana) per ingannare, ma la Corte ha ribadito che il reato di commercio di prodotti contraffatti tutela la fede pubblica, non solo l'acquirente. Non importa se la falsificazione è palese; la semplice detenzione per la vendita di prodotti con segni falsi costituisce reato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Vendita di prodotti contraffatti: anche il falso palese è reato
Un uomo è stato condannato per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la falsificazione dei beni fosse talmente palese da escludere il reato e lamentando la mancata notifica delle richieste del pubblico ministero. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, con le recenti riforme processuali, la cancelleria non deve notificare le richieste della procura alla difesa. Inoltre, la vendita di prodotti contraffatti tutela la fede pubblica, rendendo irrilevante la qualità grossolana del falso ai fini della condanna. Il reato di ricettazione e quello di commercio di merci contraffatte possono quindi coesistere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Vendita di prodotti contraffatti: il falso evidente resta reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un venditore accusato del reato previsto dall'articolo 474 del codice penale. L'imputato deteneva merce con marchi falsificati e sosteneva di non essere punibile a causa della scarsa qualità dei falsi. La difesa riteneva l'inganno impossibile data l'evidenza della riproduzione non originale. I giudici supremi hanno respinto la tesi difensiva chiarendo la portata della norma. La legge punisce la vendita di prodotti contraffatti a prescindere dalla grossolanità del falso. La norma tutela infatti la fede pubblica e l'affidamento collettivo sui marchi commerciali, non soltanto la buona fede del singolo acquirente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente.
Continua »
Contraffazione grossolana: il falso evidente resta reato penale
Un commerciante deteneva per la vendita prodotti con marchi falsificati. I giudici di merito lo hanno condannato per commercio di prodotti con segni falsi. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la contraffazione grossolana rendeva la merce inidonea a ingannare i clienti o a ledere la pubblica fede, invocando il reato impossibile e la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato punisce la messa in pericolo della pubblica fede e la tutela della titolarità del marchio, a prescindere dall'effettivo inganno dei compratori. L'evidenza del falso non esclude la punibilità dell'autore.
Continua »
Vendita di prodotti contraffatti: il falso grossolano è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di una commerciante per il reato di ricettazione e per la detenzione finalizzata alla vendita di prodotti contraffatti, consistenti in accessori tecnologici recanti marchi clonati. La difesa sosteneva la non punibilità per via di una contraffazione grossolana, inidonea a ingannare i consumatori. I giudici supremi hanno respinto la tesi: la legge punisce la commercializzazione di segni falsi a tutela della fede pubblica e dell'affidamento collettivo nei marchi registrati, rendendo irrilevante l'eventuale riconoscibilità del falso. Inoltre, il reato di ricettazione concorre pienamente con il commercio di merce falsa poiché descrive una condotta temporalmente e strutturalmente autonoma.
Continua »
Contraffazione grossolana: reato confermato dalla Cassazione
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di un vasto quantitativo di merci contraffatte destinate alla vendita, rinvenute in un locale da lui condotto in locazione. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove ed eccependo la presenza di una contraffazione grossolana, ritenuta idonea a rendere il falso innocuo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato tutela la fede pubblica e la regolarità del commercio, prescindendo dall'effettivo inganno del consumatore finale. Trattandosi di un reato di pericolo, la contraffazione grossolana non esclude la responsabilità penale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali, di una sanzione alla Cassa delle Ammende e del risarcimento alle parti civili.
Continua »
Contraffazione grossolana: perché il falso evidente è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un venditore condannato per ricettazione e commercio di prodotti falsificati. La difesa sosteneva che la contraffazione grossolana della merce escludesse il reato, poiché l'acquirente non poteva essere ingannato. I giudici hanno invece chiarito che il reato di commercio di prodotti con marchi falsi tutela la fede pubblica e non l'acquirente. Trattandosi di un reato di pericolo, la contraffazione grossolana non esclude la punibilità, in quanto l'illecito si perfeziona con la sola messa in circolazione del prodotto falso. Confermata anche la negazione delle attenuanti generiche.
Continua »
Vendita di prodotti contraffatti: il falso evidente non salva
Un venditore è stato condannato per ricettazione e vendita di prodotti contraffatti. La difesa ha impugnato la decisione contestando la regolarità della notifica dell'atto di citazione, eseguita presso il difensore invece che nel domicilio eletto, e lamentando il rifiuto del giudice di disporre una perizia per accertare la grossolanità del falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la notifica al difensore è valida se vi è stata una precedente notifica personale andata a buon fine. Inoltre, la vendita di prodotti contraffatti tutela la fede pubblica e non l'acquirente; pertanto, l'eventuale grossolanità del falso non esclude il reato, rendendo superflua qualsiasi perizia sul punto.
Continua »
Contraffazione grossolana: il falso evidente non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione di alcune persone sorprese con magliette contraffatte di noti marchi di moda. I ricorrenti si difendevano sostenendo la mancanza di prova della registrazione dei marchi e la presenza di una contraffazione grossolana. La Suprema Corte ha chiarito che per i marchi celebri non serve dimostrare la registrazione. Inoltre, la contraffazione grossolana non esclude il reato, poiché la legge tutela la pubblica fede e non solo l'acquirente. Infine, la Corte ha stabilito che, sebbene le dichiarazioni non assunte in contraddittorio contenute nel verbale di sequestro siano inutilizzabili, la responsabilità del conduttore del locale è provata dalla disponibilità dell'immobile e dei macchinari industriali. I ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili.
Continua »
Contraffazione grossolana: perché il falso evidente è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per ricettazione e commercio di prodotti falsi. L'imputato sosteneva che la falsificazione fosse evidente e che si trattasse di una contraffazione grossolana non punibile. I giudici hanno respinto la tesi, stabilendo che anche la contraffazione grossolana è punibile se mette in pericolo la fede pubblica e l'affidamento dei consumatori nei marchi registrati. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego di conversione della pena detentiva in sanzione pecuniaria a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Contraffazione grossolana: il falso evidente non evita la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per la contraffazione e ricettazione di accessori di lusso. La difesa sosteneva l'esistenza di una contraffazione grossolana, ritenendo i prodotti inidonei a ingannare i consumatori. La Suprema Corte ha invece chiarito che il reato di commercio di prodotti falsi tutela la fede pubblica e l'affidamento nei marchi, non la libertà di scelta dell'acquirente. Di conseguenza, la contraffazione grossolana non esclude il reato, trattandosi di un illecito di pericolo. I giudici hanno confermato la responsabilità dei soggetti, basata anche sul rinvenimento di un laboratorio sartoriale e su transazioni finanziarie sospette, condannandoli al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei marchi di moda costituiti parti civili.
Continua »
Contraffazione di marchi: il valore economico non salva il venditore
Un venditore è stato condannato per il reato di contraffazione di marchi. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la falsificazione fosse grossolana e chiedendo l'attenuante del danno di speciale tenuità per il basso valore della merce. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la falsificazione non era macroscopicamente evidente. Inoltre, per concedere l'attenuante del danno lieve non basta valutare il solo valore economico dei beni, ma occorre considerare il disvalore sociale complessivo della condotta. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Contraffazione grossolana: il falso evidente è comunque reato
Il Venditore è stato condannato per ricettazione e commercio di prodotti falsi dopo essere stato sorpreso con numerosi capi di abbigliamento contraffatti. La difesa ha sostenuto l'impunibilità del fatto a causa della contraffazione grossolana, ritenendo i prodotti così scadenti da non poter ingannare nessuno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato scatta comunque: la legge non tutela solo il singolo acquirente dall'inganno, ma protegge la fede pubblica e l'affidabilità dei marchi sul mercato. Il Venditore perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
Continua »
Contraffazione grossolana: perché scatta comunque la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione per aver acquistato capi di abbigliamento con marchi falsificati. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una contraffazione grossolana, tale da escludere il reato presupposto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contraffazione grossolana non esclude il reato, poiché la legge tutela la fede pubblica e l'affidamento dei cittadini nei marchi, non la semplice buona fede dell'acquirente. Trattandosi di un reato di pericolo, non occorre che l'inganno si realizzi concretamente. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricettazione di marchi contraffatti: il bluff del clone identico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un rivenditore condannato per il reato di ricettazione di marchi contraffatti. L'imputato era stato trovato in possesso di telefoni cellulari esteticamente identici ai noti modelli di marca, ma con caratteristiche tecniche scadenti. La difesa sosteneva l'ipotesi di falso innocuo e chiedeva la riqualificazione in acquisto di cose di sospetta provenienza. La Suprema Corte ha invece confermato la responsabilità penale, ribadendo che la contraffazione grossolana non esclude il reato se il marchio è comunque idoneo a ingannare sulla provenienza del bene. Inoltre, il prezzo irrisorio e le anomalie della bolla di accompagnamento dimostrano la piena consapevolezza dell'origine illecita della merce.
Continua »
Contraffazione grossolana: il falso evidente non evita la pena
I Capi del Sodalizio e il Dipendente Fornitore sono stati condannati per associazione a delinquere finalizzata alla produzione e vendita di prodotti falsificati. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che si trattasse di una contraffazione grossolana, riconoscibile a prima vista, e che quindi il reato non sussistesse. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne. I giudici hanno chiarito che la contraffazione grossolana non esclude il reato, poiché la legge tutela la fede pubblica e l'affidamento dei cittadini nei marchi registrati, non solo l'effettivo inganno del singolo acquirente. Di conseguenza, i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e risarcire la Maison di Moda costituita parte civile.
Continua »
Marchio contraffatto: la Cassazione condanna il falso grossolano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un venditore condannato per detenzione di profumi con marchio contraffatto. L'imputato sosteneva che la falsificazione fosse grossolana e inidonea a ingannare i clienti, poiché i flaconi presentavano lievi differenze rispetto agli originali. La Suprema Corte ha chiarito che il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi tutela la fede pubblica e l'affidamento dei consumatori nei marchi registrati. Di conseguenza, si tratta di un reato di pericolo per il quale non è necessario l'effettivo inganno del compratore. La contraffazione va valutata in modo globale e non tramite un esame analitico dei singoli dettagli. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »