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Consecuzione Delle Procedure

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio giuridico per cui, se una procedura di concordato preventivo non ha successo e viene seguita da una dichiarazione di fallimento, le due procedure vengono considerate come un unico evento, la cui data di inizio è quella della domanda di concordato.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ipoteca Giudiziale: Efficace nel Fallimento se il Concordato Fallisce?
Un'Azienda Creditrice aveva iscritto un'ipoteca giudiziale sui beni di un'Azienda Debitore nei novanta giorni precedenti la domanda di concordato preventivo di quest'ultima. Il concordato non ebbe successo e l'Azienda Debitore fallì. L'Azienda Creditrice chiedeva il riconoscimento del privilegio ipotecario nel fallimento. Il Tribunale aveva negato, applicando l'inefficacia dell'ipoteca giudiziale prevista per il concordato. La Corte di Cassazione ha ora stabilito che l'articolo 168, comma 3, della Legge Fallimentare, che sancisce l'inefficacia delle ipoteche iscritte nei novanta giorni prima del concordato, non si applica se il concordato preventivo fallisce e si apre il fallimento. In questo caso, valgono le regole del fallimento. L'Azienda Creditrice ha ottenuto il riconoscimento della sua ipoteca.
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Prededuzione concordato preventivo: quando il credito non è ammesso
Un professionista ha chiesto la prededuzione per le sue prestazioni professionali in favore di un'azienda, finalizzate alla presentazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato è stata però dichiarata inammissibile, portando al successivo fallimento dell'azienda. Il Giudice Delegato e il Tribunale hanno negato la prededuzione, ritenendo che l'utilità per i creditori non fosse dimostrata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il credito per l'assistenza al concordato preventivo gode di prededuzione solo se la procedura viene effettivamente aperta e non è sufficiente la mera presentazione della domanda. La prededuzione è legata all'effettiva apertura della procedura.
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Retrodatazione del periodo sospetto: la banca perde l’ipoteca
Un istituto di credito iscriveva ipoteca giudiziale sui beni di una società debitrice. Poco dopo, l'azienda presentava domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale dichiarava inammissibile il concordato per omesso deposito del piano e, successivamente, dichiarava il fallimento della società. La banca chiedeva l'ammissione al passivo come creditore privilegiato ipotecario. Il giudice delegato e il Tribunale revocavano l'ipoteca, collocando il credito al rango chirografario (senza garanzie) per effetto della retrodatazione del periodo sospetto alla data di presentazione del concordato. La banca ricorreva in Cassazione, sostenendo che la mancata ammissione al concordato impedisse di anticipare il calcolo temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, confermando la piena validità della retrodatazione a tutela della massa dei creditori.
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Revocatoria del factoring: la Cassazione tutela il fallimento
Una società finanziaria ha impugnato la decisione di merito che ha dichiarato inefficaci le cessioni di credito eseguite da un'azienda prima del suo fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'orientamento della giurisprudenza in materia. I giudici hanno chiarito che la disciplina della Revocatoria del factoring rende inopponibili i pagamenti ricevuti dal cessionario nell'anno antecedente alla procedura concorsuale. Questa norma si applica indipendentemente dallo scopo pratico del contratto, sia esso di finanziamento o di vendita del credito. La Suprema Corte ha altresì ribadito che il periodo sospetto decorre dall'ammissione alla prima procedura concorsuale e che la conoscenza dello stato di crisi da parte del factor comporta la perdita delle somme incassate, le quali ritornano a disposizione dell'intera massa dei creditori della società fallita.
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Prededucibilità del credito professionale: l’avvocato perde
Un avvocato ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per prestazioni professionali svolte prima e durante una procedura di concordato preventivo, pretendendo la prededucibilità del credito professionale. Il Tribunale ha negato la prededuzione, ammettendo il credito solo in via privilegiata, poiché l'attività riguardava l'ordinario recupero crediti e il concordato era stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, se la procedura di concordato preventivo fallisce o non viene aperta, manca il presupposto della continuità tra le procedure. Di conseguenza, viene meno il collegamento funzionale necessario per riconoscere la prededucibilità del credito professionale del terzo che ha prestato la propria opera. L'avvocato perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Crediti prededucibili: stop alla precedenza nel concordato chiuso
Un fornitore vendeva moduli prefabbricati con riserva di proprietà a una società che, poco dopo, depositava domanda di concordato con riserva. A causa del mancato pagamento delle rate, il fornitore risolveva il contratto. Successivamente l'acquirente veniva dichiarato fallito e il fornitore chiedeva l'ammissione al passivo con precedenza assoluta. La Cassazione ha respinto la richiesta, escludendo che possano essere considerati crediti prededucibili quelli sorti durante un concordato con riserva che non sia mai stato formalmente aperto o ammesso dal Tribunale. Senza una reale continuità organizzativa tra le procedure, il credito risarcitorio del fornitore non ha alcuna utilità per la massa dei creditori e va pagato come un normale debito non garantito.
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Prededuzione del credito del professionista: no se manca il piano
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito del professionista per l'assistenza prestata nella presentazione di una domanda di concordato con riserva. La proposta e il piano di concordato non erano mai stati depositati, poiché l'azienda aveva optato direttamente per l'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che, per ottenere la prededuzione, è indispensabile che il debitore sia stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato preventivo. In mancanza di tale ammissione e del deposito del piano, non si configura alcuna consecuzione tra le procedure, né la funzionalità dell'opera del professionista alla conservazione del patrimonio aziendale. Il credito viene quindi degradato a credito privilegiato semplice, senza priorità assoluta.
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Prededuzione del credito professionale: no senza concordato
Un professionista ha chiesto l'ammissione allo stato passivo dell'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito professionale per aver redatto una domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale ha invece riconosciuto solo il privilegio, applicando le tariffe ministeriali anziché quelle pattuite, poiché la procedura di concordato non era proseguita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, confermando che la prededuzione spetta solo se l'attività ha concretamente aiutato a preservare il patrimonio aziendale e se l'impresa è stata effettivamente ammessa alla procedura concordataria, circostanza non avvenuta nel caso di specie.
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Consecuzione delle procedure: revocata l’ipoteca della banca
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Curatela Fallimentare contro un istituto di credito. Il Tribunale aveva escluso la revocabilità di un'ipoteca iscritta prima della domanda di concordato preventivo, poi dichiarato inammissibile, ritenendo interrotta la continuità con il successivo fallimento. La Suprema Corte ha invece chiarito che, in base all'articolo 69-bis della Legge Fallimentare, opera il principio della consecuzione delle procedure. Pertanto, il periodo sospetto per l'azione revocatoria deve essere calcolato a ritroso partendo dalla data di pubblicazione della domanda di concordato, anche se questa è stata dichiarata inammissibile, purché sussista una continuità sostanziale dello stato di insolvenza. La causa è stata rinviata al Tribunale per verificare tale presupposto.
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Revocatoria fallimentare: ipoteche nulle col concordato respinto
Il caso riguarda un creditore che aveva iscritto ipoteche giudiziali sui beni di un'azienda poi fallita. Il fallimento ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare per rendere inefficaci tali ipoteche. Il creditore sosteneva che il periodo sospetto non potesse retroagire alla data di presentazione di una precedente domanda di concordato in bianco, poiché questa era stata dichiarata inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece respinto il ricorso, confermando che il principio di consecuzione delle procedure si applica anche se il concordato preventivo viene rifiutato o abbandonato. Di conseguenza, il calcolo del periodo sospetto per la revocatoria fallimentare parte dalla pubblicazione della domanda di concordato nel registro delle imprese. Il creditore perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Revocatoria fallimentare: quando scatta l’obbligo di restituzione
Il Fallimento di una ditta di ceramiche ha promosso un'azione di revocatoria fallimentare contro una società di trasporti per recuperare i pagamenti ricevuti nell'anno precedente all'ammissione al concordato preventivo. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, confermando la sussistenza della conoscenza dello stato di insolvenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società di trasporti. I giudici hanno chiarito che la valutazione della consapevolezza dell'insolvenza è un giudizio di fatto insindacabile in sede di legittimità. Inoltre, in virtù del principio di consecuzione delle procedure, il periodo sospetto di un anno deve essere calcolato a ritroso dalla data di ammissione al concordato preventivo, applicando la legge vigente all'epoca dei fatti prima della riforma del 2005.
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Consecuzione procedure: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della revocatoria fallimentare, la consecuzione procedure si verifica anche se la prima domanda di concordato 'in bianco' viene ritirata. L'elemento chiave è la continuità dello stato di insolvenza. La Corte ha inoltre confermato che la prova della non conoscenza dello stato di insolvenza del debitore ('inscientia decoctionis') è un onere gravoso per il creditore, e la valutazione del giudice di merito sulle prove presuntive, come un lungo rapporto commerciale, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Compensazione crediti fiscali: Cassazione chiarisce
Una società in liquidazione, dopo un concordato fallimentare, chiede un rimborso IVA. L'Agenzia delle Entrate si oppone, eccependo la compensazione crediti fiscali con un vecchio debito IRES. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 22153/2024, annulla la decisione dei giudici di merito. Stabilisce che l'eccezione di compensazione è ammissibile anche senza l'insinuazione del credito al passivo fallimentare e che, in caso di procedure concorsuali consecutive, la data di inizio dell'insolvenza retroagisce a quella della prima domanda di concordato. Il caso è stato rinviato per accertare la corretta data di insorgenza dei rispettivi crediti e debiti.
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Azione revocatoria: il dies a quo non si anticipa
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'azione revocatoria fallimentare, chiarendo un punto cruciale sul termine di decadenza. Il caso riguardava un istituto di credito che aveva ricevuto pagamenti da una società poi fallita. La banca sosteneva che l'azione per la revoca di tali pagamenti fosse tardiva, calcolando il termine dall'inizio di una prima procedura di concordato, poi dichiarata inammissibile. La Suprema Corte ha respinto questa tesi, precisando che il termine di tre anni per agire decorre sempre dalla dichiarazione di fallimento. La domanda di concordato anteriore serve solo a far retroagire il 'periodo sospetto' per individuare gli atti revocabili, ma non anticipa la scadenza per l'esercizio dell'azione.
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Liquidazione controllata: accesso dopo revoca concordato
Un professionista, a seguito della revoca di un concordato minore, ha richiesto la conversione in liquidazione controllata. Il Tribunale ha respinto l'istanza, ritenendola irregolare. La Corte d'Appello ha riformato la decisione, affermando il diritto del debitore di accedere alla liquidazione controllata come naturale prosecuzione della procedura, in base all'art. 83 CCII, quando la revoca non deriva da frode o inadempimento.
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Consecuzione delle procedure: quando inizia il periodo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento preceduto da più domande di concordato, il principio di consecuzione delle procedure impone di retrodatare l'inizio del periodo sospetto per la revocatoria alla data della prima domanda, anche se dichiarata inammissibile. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando l'inefficacia di pagamenti ricevuti nel semestre antecedente la prima istanza, poiché l'intera sequenza di procedure origina da un unico stato di crisi.
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Consecuzione delle procedure e revocatoria fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11647/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di azione revocatoria fallimentare. In un caso in cui un fallimento è seguito a una procedura di concordato preventivo, la Corte ha affermato che, in virtù della consecuzione delle procedure, la normativa applicabile e i relativi termini di decadenza devono essere individuati con riferimento alla data di inizio della prima procedura (il concordato) e non a quella della successiva dichiarazione di fallimento. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso di un creditore che sosteneva l'applicabilità di una normativa diversa basata sulla data del fallimento. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo alla prova della conoscenza dello stato di insolvenza, ribadendo che tale accertamento di fatto spetta al giudice di merito.
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Periodo sospetto: la data della domanda, non il decreto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12148/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di azione revocatoria fallimentare. In caso di consecuzione tra concordato preventivo e fallimento, il 'periodo sospetto' per la revoca degli atti pregiudizievoli ai creditori decorre dalla data di deposito della domanda di concordato e non dalla data del successivo decreto di ammissione. La Suprema Corte ha cassato la decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente posticipato l'inizio del periodo di osservazione, accogliendo la tesi del curatore fallimentare e riaffermando il principio della 'consecuzione delle procedure' per tutelare la par condicio creditorum sin dal primo momento di emersione della crisi.
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Prededucibilità crediti: la Cassazione chiarisce
Un'impresa creditrice ha richiesto la prededucibilità dei crediti maturati durante un concordato preventivo nei confronti di una società poi ammessa all'amministrazione straordinaria. Il tribunale aveva rigettato la richiesta con una motivazione non pertinente alla questione sollevata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione per 'motivazione apparente', sottolineando l'importanza del principio di consecuzione delle procedure per stabilire la prededucibilità crediti e rimettendo la causa al tribunale per una nuova valutazione.
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