Il Tribunale applicava all'Imputato, tramite patteggiamento, la pena di cinque anni di reclusione e quattromila euro di multa per detenzione di stupefacenti, armi e ricettazione, disponendo la confisca di denaro contante e gioielli. L'Imputato proponeva ricorso lamentando la mancata motivazione sulla congruità della pena e sulla legittimità della misura patrimoniale, sostenendo che il denaro derivasse da risparmi familiari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il primo motivo è precluso dalla legge sul patteggiamento. Sul secondo motivo, la Corte ha rilevato che il giudice di merito ha motivato adeguatamente la confisca nel patteggiamento, evidenziando che il denaro e i gioielli erano custoditi insieme a droga e armi, senza prova di provenienza lecita. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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