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Confisca Per Equivalente — Anno 2026

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212 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Per Equivalente

Provvedimenti

Confisca tributaria: no al sequestro se il reato è prescritto
Il G.i.p. del Tribunale di Roma aveva negato la restituzione dei beni sequestrati a un'indagata, disponendo la confisca tributaria nonostante la sua posizione fosse stata archiviata per prescrizione durante le indagini preliminari. Il giudice aveva giustificato la misura basandosi sull'accertamento del reato compiuto nei soli confronti dei coindagati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'indagata, chiarendo che la confisca tributaria richiede sempre una condanna o, in caso di prescrizione, un accertamento formale e individuale di responsabilità, che non può essere desunto dalle indagini su altri soggetti. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla l'ordinanza senza rinvio e ordina l'immediata restituzione dei beni sequestrati.
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Confisca per equivalente: no allo sconto se il profitto è occulto
Il ricorrente, condannato per riciclaggio, ha impugnato la decisione della Corte d'appello che ha rideterminato la quota di profitto confiscabile a suo carico in oltre quarantunomila euro. Il ricorrente sosteneva che il suo guadagno effettivo fosse di soli quattordicimila euro, basandosi esclusivamente sui bonifici ricevuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della ripartizione in parti uguali del profitto complessivo tra i coimputati. I giudici hanno chiarito che la confisca per equivalente deve colpire l'arricchimento effettivo di ciascun concorrente. Tuttavia, se non è possibile individuare con precisione la quota di ciascuno, è corretto dividere il profitto totale in parti uguali. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Confisca per equivalente: l’imprenditore paga per tutti
Il caso riguarda un imprenditore accusato di reati tributari. La Corte d'appello, in sede di rinvio, ha rideterminato la confisca per equivalente a suo carico a circa 1,9 milioni di euro. L'imprenditore ha proposto ricorso lamentando un'errata quantificazione del profitto rispetto a quello delle società gestite con altri complici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di confisca per equivalente nel concorso di persone, se non è possibile individuare la quota esatta di arricchimento di ciascun concorrente, è legittimo ripartire il profitto in parti uguali tra i coimputati. Per l'impresa individuale del ricorrente, invece, l'intero debito è stato correttamente imputato a lui in quanto titolare esclusivo.
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Confisca per equivalente: no al doppio prelievo dello Stato
L'Amministratore, condannato per reati tributari, ha richiesto la restituzione dei beni sequestrati in eccedenza rispetto al profitto del reato. Egli sosteneva che i versamenti effettuati dai curatori fallimentari agli enti previdenziali dovessero essere detratti dal valore della confisca per equivalente. La Corte d'appello ha rigettato l'istanza limitando l'esame a due sole società. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministratore, stabilendo che il giudice dell'esecuzione deve valutare l'intera documentazione difensiva. La confisca per equivalente non può superare il profitto effettivo del reato, detraendo quanto già restituito o versato, per evitare una duplicazione sanzionatoria contraria al principio di proporzionalità. La decisione è stata annullata con rinvio a una diversa sezione della Corte d'appello.
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Recidiva facoltativa: no all’aumento di pena dopo 15 anni
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un'imputata condannata per omessa comunicazione di variazioni patrimoniali. I giudici di merito avevano applicato l'aggravante della recidiva facoltativa basandosi su una condanna per favoreggiamento risalente a quindici anni prima. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva facoltativa richiede una motivazione concreta sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, non potendo basarsi solo su un dato formale o temporale così distante. Esclusa l'aggravante, i reati sono risultati prescritti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna e ha revocato la confisca dei beni precedentemente disposta.
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Dichiarazione fraudolenta: condanna per finti errori contabili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di reclusione per l'ex amministratore di una cooperativa, accusato del reato di dichiarazione fraudolenta. L'imputato aveva indicato nelle dichiarazioni IVA dati falsi per nascondere operazioni imponibili per oltre due milioni di euro, simulando operazioni non imponibili mai avvenute. La difesa contestava la misura della confisca e la natura fraudolenta della condotta, definendola un semplice errore di compilazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso: la questione sulla confisca è stata sollevata tardivamente, violando il principio devolutivo, mentre la condotta è stata ritenuta pienamente fraudolenta. L'uso di espedienti contabili complessi per ingannare il Fisco supera la semplice sottofatturazione, integrando il reato contestato. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Pazienti curati ma è corruzione per l’esercizio della funzione
Un primario ospedaliero e due referenti di un'azienda farmaceutica erano accusati di corruzione per aver favorito l'acquisto di protesi in cambio di visibilità mediatica e strumenti tecnologici. La Corte d'Appello aveva condannato gli imputati per corruzione propria. La Corte di Cassazione ha invece riqualificato il fatto in corruzione per l'esercizio della funzione. I giudici hanno rilevato che la scelta delle protesi mirava alla migliore cura dei pazienti, senza causare danni economici all'ospedale. Di conseguenza, non essendoci stata una violazione dei doveri d'ufficio finalizzata a danneggiare la pubblica amministrazione, il reato è stato derubricato e dichiarato estinto per prescrizione. La Cassazione ha inoltre annullato la confisca per equivalente nei confronti delle due referenti, confermando però le statuizioni civili.
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Confisca per equivalente: conti sbloccati se il reato si prescrive
Il Tribunale condannava il legale rappresentante di una società per frode fiscale, disponendo la confisca dei conti correnti. Successivamente, la Corte d'appello dichiarava la prescrizione del reato, ma manteneva la confisca sui conti personali dell'imputato qualificandola come diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che il sequestro di denaro sui conti personali dell'amministratore, in assenza di prove sul nesso causale con il reato, costituisce una confisca per equivalente e non una confisca diretta. Di conseguenza, a seguito della prescrizione del reato, tale misura non può essere mantenuta e deve essere revocata. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio il provvedimento, eliminando definitivamente il blocco dei conti correnti del ricorrente.
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Confisca per equivalente: annullata la sanzione all’amministratore
Il Tribunale di Perugia applicava la pena patteggiata a un'amministratrice societaria per truffa e autoriciclaggio, disponendo d'ufficio la confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre 400.000 euro. L'amministratrice ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'assenza di motivazione e il mancato tentativo di aggredire prima il patrimonio della società. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente richiede una motivazione rigorosa e può colpire il patrimonio del legale rappresentante solo se quello della società risulta incapiente o non aggredibile. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca con rinvio per un nuovo giudizio.
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Dichiarazione fraudolenta: condanna definitiva anche senza danno
Il Padre e il Figlio, rispettivamente amministratore di fatto e legale rappresentante di un gruppo di società familiari, sono stati condannati per i reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. La difesa ha contestato l'effettivo risparmio fiscale e la sussistenza del dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei contribuenti. I giudici hanno chiarito che il delitto di dichiarazione fraudolenta è un reato di pericolo e di mera condotta. Esso si perfeziona con la sola presentazione della dichiarazione falsa, indipendentemente dall'effettivo danno per il fisco o da eventi successivi. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la responsabilità penale dei ricorrenti e la confisca del profitto illecito.
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Confisca nel patteggiamento: l’accordo non salva il patrimonio
Il Giudice per le indagini preliminari applicava all'Imputato, su accordo delle parti, la pena di un anno e nove mesi di reclusione e quattromila euro di multa per il reato di riciclaggio, disponendo la confisca per equivalente di venticinquemila euro. L'Imputato proponeva ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione di un'attenuante e l'assenza di accordo sulla misura di sicurezza patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in tema di patteggiamento, non è possibile lamentare in Cassazione la mancata applicazione di attenuanti non concordate. Inoltre, la confisca nel patteggiamento del profitto del reato di riciclaggio è obbligatoria per legge e può essere disposta dal giudice anche senza l'accordo delle parti, purché l'importo corrisponda alle somme riciclate indicate nell'imputazione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Confisca per equivalente: il patteggiamento non salva i beni
L'Imputata ha patteggiato una pena di due anni di reclusione per truffa aggravata, avendo monetizzato crediti fittizi per lavori mai eseguiti presso Poste Italiane per un valore di 240.000 euro. Il giudice ha contestualmente disposto la confisca per equivalente della somma di denaro. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'inapplicabilità di tale misura in caso di patteggiamento e lamentando la mancata esecuzione della confisca in forma diretta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la confisca per equivalente è pienamente legittima anche con il patteggiamento per i reati di truffa aggravata. Inoltre, poiché l'illecito ha comportato la trasformazione dei crediti fittizi in denaro liquido, la confisca per equivalente rappresenta l'unico strumento applicabile, non essendo più rintracciabile il profitto originario del reato.
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Omessa presentazione della dichiarazione IVA: condanna confermata
Il Legale Rappresentante di una società è stato condannato per il reato di omessa presentazione della dichiarazione IVA per l'anno di imposta 2018. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando il calcolo dell'imposta evasa basato su criteri induttivi, il diniego delle attenuanti generiche e la confisca diretta dei suoi beni senza previa escussione del patrimonio societario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per l'IVA, rilevano solo i costi documentati e che l'entità dell'evasione dimostra il dolo specifico. Inoltre, la mancata indicazione di beni societari aggredibili rende generica la contestazione sulla confisca. L'imputato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Opposizione alla confisca: il terzo senza trascrizione si salva
Un'azienda terza ha richiesto la revoca della confisca per equivalente di un immobile, rivendicando la proprietà superficiaria dello stesso. Il Tribunale di Salerno ha rigettato la richiesta con un provvedimento emesso senza formalità (de plano), ritenendo il titolo d'acquisto non opponibile perché non trascritto. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso diretto contro un provvedimento de plano non è inammissibile, ma deve essere riqualificato come opposizione alla confisca. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Salerno affinché decida sul caso nel pieno rispetto del contraddittorio in un'udienza formale.
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Sequestro preventivo: la finta intestazione non salva la casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna, formale intestataria di alcuni immobili sottoposti a sequestro preventivo. I beni erano stati bloccati nell'ambito di un'indagine per sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte a carico di un altro soggetto. La donna sosteneva di essere l'unica proprietaria estranea ai fatti. Tuttavia, i giudici hanno confermato il sequestro preventivo basandosi su intercettazioni telefoniche in cui l'indagato parlava degli immobili come propri e su un cartello con il suo nome affisso sulla proprietà. La Corte ha ribadito che il terzo estraneo non può contestare l'esistenza del reato, ma solo dimostrare la reale e autonoma proprietà del bene. Poiché la motivazione del tribunale era logica e coerente, il ricorso è stato rigettato e la ricorrente condannata alle spese.
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Indebita compensazione: condanna confermata ma confisca ridotta
Due professionisti sono stati condannati per il reato di indebita compensazione e bancarotta. Attraverso una società di consulenza, proponevano ai clienti un accollo tributario fittizio, estinguendo i debiti fiscali reali con crediti d'imposta inesistenti certificati con visti di conformità falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale degli imputati, ma ha accolto i ricorsi limitatamente alla confisca dei beni. I giudici hanno stabilito che, in caso di concorso di persone, la confisca non può colpire l'intero importo globale del profitto per ciascun concorrente (solidarietà passiva), ma deve essere limitata alla quota di arricchimento effettivamente conseguita da ciascuno di essi. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello solo per la rideterminazione della somma da confiscare.
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Sequestro preventivo per equivalente: risponde l’amministratore
L'Amministratore di una società, accusato di omesso versamento dell'Iva e indebita compensazione, ha impugnato il provvedimento di sequestro sui propri beni e su quelli dell'azienda. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il risparmio di spesa derivante dal mancato pagamento delle tasse costituisce un profitto immediato, confiscabile in via diretta se le somme erano già presenti sui conti al momento del reato. In caso contrario, è legittimo il sequestro preventivo per equivalente sui beni dell'amministratore che ha agito per conto della società, entro il limite del profitto complessivo. L'amministratore perde la causa e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro patteggiamento: no ai ripensamenti sulla confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento proposto da un imputato condannato per numerosi reati di spaccio di stupefacenti. L'uomo contestava la mancata qualificazione dei fatti come di lieve entità e l'importo della confisca di oltre 128.000 euro, ritenuto sproporzionato rispetto alle vendite effettive. I giudici di legittimità hanno chiarito che, dopo la riforma del patteggiamento, i motivi di impugnazione sono strettamente limitati dalla legge e non possono riguardare la qualificazione giuridica se non nei limiti consentiti, né possono richiedere una nuova valutazione delle prove di fatto (come le intercettazioni) già vagliate dal giudice di merito. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca nei reati di corruzione: no al prezzo, sì al profitto
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la decisione del G.I.P. che aveva ordinato la confisca di 300.000 euro nei confronti di un soggetto accusato di corruzione attiva. Il giudice di merito aveva erroneamente applicato la misura sul prezzo del reato (la tangente pagata), anziché sul profitto effettivamente conseguito dal corruttore. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca nei reati di corruzione deve colpire esclusivamente il vantaggio economico ottenuto dal corruttore e non la somma versata al corrotto. Inoltre, in presenza di più corruttori, la confisca non può essere solidale per l'intero importo, ma deve essere ripartita in base all'effettivo arricchimento di ciascuno o, in mancanza di prove, divisa in parti uguali. Il ricorrente ottiene così l'annullamento del provvedimento con rinvio per una nuova quantificazione della misura patrimoniale.
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Esecuzione della confisca: la Cassazione sblocca i beni
Il Tribunale di Forlì aveva bloccato la vendita di immobili confiscati a un condannato poiché il Pubblico Ministero non aveva preventivamente emesso un ordine di pagamento. Il Procuratore ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'inapplicabilità della riforma Cartabia al caso di specie. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che per i reati commessi prima della riforma si applica la vecchia disciplina. Di conseguenza, l'esecuzione della confisca può procedere senza la necessità di un preventivo ordine di esecuzione ingiuntivo. La Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio.
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