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Confisca Per Equivalente — Anno 2025

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221 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Per Equivalente

Provvedimenti

Sottrazione fraudolenta: sequestro e calcolo del debito
In un caso di sottrazione fraudolenta, dove due società hanno trasferito beni per eludere il fisco, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave. Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca deve essere calcolato sull'intero debito tributario, includendo non solo l'imposta evasa ma anche le sanzioni e gli interessi. La Corte ha annullato la precedente decisione di un tribunale che aveva escluso tali somme, rinviando il caso per una nuova e corretta quantificazione del sequestro.
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Confisca per equivalente: limiti del terzo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della confisca per equivalente disposta a seguito di una sentenza di patteggiamento. Due società, terze rispetto al procedimento penale, hanno impugnato la confisca dei loro beni, sostenendo la sproporzione della misura e la loro estraneità ai fatti. La Corte ha rigettato i ricorsi, stabilendo un principio fondamentale: in sede di esecuzione, il terzo proprietario può solo rivendicare la titolarità effettiva del bene, ma non può contestare i presupposti e la legittimità della confisca stessa, questioni che dovevano essere sollevate nel processo di cognizione dagli imputati.
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Confisca e pignoramento: chi prevale? La Cassazione
La Corte di Cassazione, investita di un caso di conflitto tra confisca e pignoramento su un immobile, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale. L'ordinanza interlocutoria analizza la normativa che estende le regole del Codice Antimafia a tutti i sequestri penali, dando priorità alla confisca statale sui diritti dei creditori precedenti. Ritenendo questa prevalenza una possibile violazione dei diritti di proprietà e di difesa dei creditori in buona fede, la Corte ha sospeso il giudizio e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per una decisione definitiva.
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Confisca per equivalente: quando è legittima? Il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro di una somma di denaro di provenienza lecita a un soggetto indagato per usura. La decisione si basa sul principio della confisca per equivalente, applicabile quando i proventi diretti del reato non sono reperibili. Secondo i giudici, la normativa specifica in materia di usura (art. 644 c.p.) consente espressamente di aggredire beni di valore corrispondente al profitto illecito, rendendo irrilevante la loro origine lecita. L'appello del ricorrente è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Sequestro preventivo terzo: onere della prova PM
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del PM in un caso di sequestro preventivo terzo. La Corte ha confermato che per sequestrare beni intestati a un terzo, spetta all'accusa provare l'intestazione fittizia e la disponibilità effettiva da parte dell'indagato. La sola incapacità patrimoniale del terzo non è sufficiente. L'onere della prova non può essere invertito, rimanendo a carico del Pubblico Ministero.
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Confisca per equivalente: annullata se il reato è prescritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34488/2025, ha stabilito un principio fondamentale sulla sorte della confisca per equivalente in caso di prescrizione del reato. Nel caso di specie, un'imprenditrice, prosciolta in appello per prescrizione da un reato fiscale, si è vista confermare che la confisca dei suoi beni, disposta in primo grado, viene eliminata automaticamente ('ipso iure'). La Suprema Corte ha chiarito che, per i reati commessi prima dell'entrata in vigore dell'art. 578-bis c.p.p., la declaratoria di estinzione del reato comporta la caducazione della misura ablativa, senza necessità di un'espressa revoca, rendendo così inammissibile un ricorso sul punto per carenza di interesse.
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Sequestro preventivo: i criteri per la legittimità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni amministratori contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali. La Corte ha ritenuto legittima la misura, confermando che il 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni, può essere desunto dalla comprovata abilità degli indagati di creare nuove società fittizie per proseguire le attività illecite, giustificando così l'anticipazione degli effetti della confisca.
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Riscatto polizza vita: quando è pignorabile?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34306/2025, ha stabilito un principio fondamentale riguardo al riscatto polizza vita. Sebbene i capitali delle polizze vita godano di impignorabilità per la loro funzione previdenziale, tale protezione viene meno in caso di riscatto anticipato. L'atto di riscatto trasforma il capitale in un mero disinvestimento, facendolo rientrare nel patrimonio liberamente aggredibile dell'assicurato. Di conseguenza, la somma riscattata è stata ritenuta legittimamente sottoposta a sequestro preventivo per un reato di riciclaggio, poiché aveva perso la sua connotazione finalistica e assistenziale.
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Omesso versamento IVA: la crisi non esclude il dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un amministratore condannato per omesso versamento IVA per oltre 800.000 euro. Secondo la Corte, la crisi di liquidità dell'impresa, anche se reale, non esclude il dolo, in quanto l'amministratore ha compiuto una scelta consapevole, preferendo destinare le risorse alla continuità aziendale piuttosto che al pagamento delle imposte. La sentenza ribadisce che il mancato pagamento dell'IVA è un rischio d'impresa che non può essere scaricato sullo Stato.
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Litispendenza cautelare: stop al doppio sequestro
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a causa di una 'litispendenza cautelare'. Il Pubblico Ministero aveva avviato una nuova procedura di sequestro per gli stessi fatti mentre era ancora pendente il suo ricorso contro l'annullamento di un precedente sequestro. La Corte ha stabilito che questa duplicazione di azioni viola il principio del 'ne bis in idem' cautelare, imponendo al PM di scegliere una sola via procedurale e annullando di conseguenza il secondo provvedimento e ordinando la restituzione dei beni.
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Sequestro preventivo: motivazione del periculum in mora
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un sequestro preventivo per equivalente, stabilendo che il provvedimento deve contenere una motivazione specifica e concreta sul 'periculum in mora'. Un generico riferimento al rischio di dispersione dei beni non è sufficiente a giustificare la misura cautelare, specialmente se non è stata preventivamente verificata l'incapienza del patrimonio della società per il sequestro diretto del profitto del reato.
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Sottrazione fraudolenta: quando scatta la prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, chiarendo un punto fondamentale sulla prescrizione. Il reato si considera consumato e la prescrizione inizia a decorrere dal compimento dell'ultimo atto fraudolento, non dalla successiva notifica delle cartelle esattoriali. Nel caso di specie, gli atti distrattivi erano stati completati nel 2015, pertanto il reato era già estinto per prescrizione al momento della decisione della Corte d'Appello, rendendo la condanna illegittima.
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Sequestro beni del coniuge: la prova della proprietà
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna, coniuge di un indagato per truffa, avverso il sequestro di gioielli di sua presunta proprietà. La decisione si basa sul principio del sequestro beni del coniuge: in caso di redditi insufficienti a giustificare l'acquisto e prove documentali deboli, scatta una presunzione che i beni siano stati acquistati con fondi illeciti dell'indagato. Spetta al terzo estraneo fornire una prova rigorosa della provenienza lecita e della propria esclusiva disponibilità economica.
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Giudicato progressivo: No prescrizione nel rinvio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata che chiedeva la declaratoria di prescrizione per il reato di truffa. La Corte ha applicato il principio del giudicato progressivo, stabilendo che, essendo la responsabilità penale già passata in giudicato, il giudice del rinvio, investito solo della rideterminazione della pena e della confisca, non può dichiarare l'estinzione del reato.
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Sequestro preventivo: motivazione sul periculum
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali. La decisione si fonda sulla mancanza di una motivazione specifica e concreta riguardo al 'periculum in mora', ovvero il pericolo che i beni potessero essere dispersi. La Corte ha stabilito che non è sufficiente un riferimento generico alla natura fungibile del denaro per giustificare la misura cautelare, ma è necessaria un'analisi legata alla fattispecie concreta. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Confisca per equivalente: Cassazione chiarisce profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per reati fiscali, rigettando il suo ricorso. La sentenza chiarisce la nozione di profitto ai fini della confisca per equivalente nel caso di emissione di fatture false per regolarizzare vendite 'in nero', distinguendola dal mero risparmio d'imposta. La Corte ha inoltre ritenuto inammissibili le censure sulla responsabilità dell'imputato come amministratore di fatto, basate su prove concrete come intercettazioni e documenti.
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Confisca per equivalente: prima l’azienda, poi il socio
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente sui beni personali di un amministratore accusato di aver distratto fondi pubblici (PNRR). La sentenza stabilisce un principio procedurale cruciale: la verifica dell'incapienza patrimoniale della società beneficiaria, condizione per aggredire i beni dell'amministratore, deve avvenire nella fase esecutiva del sequestro e non durante il riesame della sua legittimità.
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Sequestro a terzi: onere della prova sulla Procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore europeo contro l'annullamento di un sequestro a terzi. La sentenza ribadisce che spetta all'accusa dimostrare l'effettiva disponibilità dei beni in capo all'indagato, e non al terzo intestatario provare la propria titolarità. La semplice incapacità patrimoniale del terzo non costituisce prova sufficiente per giustificare un sequestro preventivo.
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Sequestro a terzi: onere della prova spetta al PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore europeo in un caso di sequestro preventivo. La sentenza stabilisce che in un sequestro a terzi, l'onere di provare che i beni intestati a un terzo sono nella disponibilità dell'indagato spetta esclusivamente all'accusa. Non è sufficiente dimostrare l'incapacità economica del terzo intestatario, ma è necessaria la prova concreta del controllo dei beni da parte dell'indagato. Il terzo ha sempre diritto al riesame per difendere la propria titolarità.
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Sequestro beni terzi: onere della prova sulla Procura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore europeo contro un'ordinanza che annullava un sequestro. Il caso riguardava un sequestro preventivo eseguito su beni intestati alla moglie di un indagato. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sul sequestro beni terzi: l'onere di provare che l'indagato abbia l'effettiva disponibilità dei beni, nonostante l'intestazione formale ad altri, spetta esclusivamente alla pubblica accusa. Non è sufficiente, a tal fine, dimostrare la sola incapacità finanziaria del terzo intestatario per giustificare la misura cautelare.
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