La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la confisca di prevenzione applicata a diversi beni mobili, tra cui auto, moto, imbarcazioni e conti correnti intestati a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava la sussistenza della pericolosità sociale, la sproporzione tra i redditi dichiarati e le spese sostenute, e la correlazione temporale degli acquisti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che nel procedimento di prevenzione il sindacato di legittimità è limitato alla sola violazione di legge. I giudici hanno ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello, che ha evidenziato il ruolo del proposto nel traffico di stupefacenti e l'incompatibilità tra i suoi acquisti di lusso e i redditi leciti dichiarati, calcolati anche sulla base delle tabelle ISTAT. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente i beni e viene condannato alle spese.
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