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Confezionamento

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il confezionamento degli alimenti è l'operazione con cui viene applicata ad un prodotto alimentare una protezione fisica, chiamata imballaggio, che annulla o minimizza l'influenza dell'ambiente esterno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della detenzione di stupefacenti, distinguendo tra il possesso per uso personale e quello destinato alla vendita. Nel caso in esame, il quantitativo e le modalità di confezionamento hanno portato alla condanna dell'imputato, poiché superavano i limiti del consumo individuale. La decisione si basa sulla valutazione complessiva delle circostanze di fatto che escludono l'uso proprio.
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Detenzione ai fini di spaccio: i criteri della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. Nonostante il modico quantitativo (2,7 grammi) e l'assenza di denaro contante, i giudici hanno valorizzato l'elevata purezza della sostanza (74%), la suddivisione in cinque involucri pronti per la cessione e il comportamento sospetto dell'imputato, che aveva tentato di disfarsi della droga alla vista delle forze dell'ordine. La sentenza ribadisce che la finalità di spaccio può essere desunta da elementi indiziari univoci, come la sproporzione tra il costo della droga pura e le condizioni economiche dell'indagato.
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Detenzione ai fini di spaccio: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un soggetto per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre argomentazioni già respinte in appello. La Corte ha ribadito che la quantità della sostanza, la sua tipologia e il ritrovamento di strumenti per la pesatura e il confezionamento escludono categoricamente la destinazione all'uso esclusivamente personale, configurando pienamente la condotta di spaccio.
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Detenzione ai fini di spaccio: prove e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nonostante la modesta quantità di droga rinvenuta. Gli elementi decisivi sono stati il ritrovamento di materiale per il confezionamento e di un quaderno con appunti riconducibili a un'attività di vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già vagliate e non offriva nuovi elementi per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Fattispecie lieve: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di applicazione della fattispecie lieve. I giudici hanno stabilito che il dato ponderale rilevante e le specifiche modalità di confezionamento della droga sono elementi incompatibili con il riconoscimento dell'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva doglianze già esaminate e correttamente respinte nei gradi precedenti.
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Detenzione ai fini di spaccio: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto sorpreso con oltre 17 grammi di cocaina. L'imputato aveva tentato di occultare e poi disperdere la sostanza durante un controllo stradale. Oltre allo stupefacente, sono stati rinvenuti denaro contante e materiale per il confezionamento. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo la motivazione dei giudici di merito logica e coerente nel dimostrare la destinazione della droga alla vendita.
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Detenzione ai fini di spaccio: i rischi del reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di tre soggetti, rigettando la tesi dell'uso personale. La decisione si fonda sul rinvenimento di sostanza già suddivisa in dosi e di materiale per il confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che il comportamento dei familiari volto a ritardare l'ingresso della polizia costituisce un ausilio concreto alla detenzione illecita. Sono state negate le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali degli imputati.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di spaccio di stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione si fonda sulla natura aspecifica delle doglianze, le quali non hanno saputo contrastare gli indizi schiaccianti emersi durante il processo di merito, come il ritrovamento di dosi già confezionate e materiale per il packaging all'interno di un veicolo. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del diniego delle attenuanti generiche, giustificato dai precedenti penali specifici del soggetto e dalla chiara non occasionalità della condotta delittuosa.
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Lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che richiedeva la riqualificazione del reato di detenzione di stupefacenti nella fattispecie di lieve entità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione del Tribunale di Perugia, evidenziando che la quantità delle sostanze, la loro pluralità e le modalità di confezionamento costituiscono elementi oggettivi che precludono l'applicazione dell'attenuante. La sentenza ribadisce che il giudizio di merito, se adeguatamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità.
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