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Concussione

102 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato commesso dal pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o delle sue funzioni, costringe o induce qualcuno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Merce gratis in divisa: quando scatta l’induzione indebita
Un pubblico ufficiale in divisa si presentava abitualmente in una pescheria per ritirare merce senza mai saldare il conto. I commercianti consegnavano i prodotti per timore di ritorsioni o controlli sull'attività. Dopo l'assoluzione pronunciata in secondo grado per mancanza di minacce esplicite, il Procuratore Generale ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, precisando che lo sfruttamento della veste ufficiale può configurare il reato di induzione indebita o concussione quando la condotta ingenera uno stato di soggezione e timore nel cittadino.
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Appalti e pagamenti illeciti: Cassazione distingue concussione e induzione indebita
Un Consigliere Comunale e un Dirigente d'Azienda sono stati coinvolti in un caso di corruzione. Il Consigliere Comunale è stato condannato per aver indotto un imprenditore a versare denaro e fare lavori in cambio di appalti stradali. Il Dirigente d'Azienda ha pagato somme a due Sindaci per ottenere un appalto pubblico. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna per il Consigliere e il risarcimento danni per il Dirigente. La Cassazione ha annullato la sentenza per il Consigliere, chiedendo una nuova valutazione delle prove. Ha invece rigettato il ricorso del Dirigente, confermando la sua responsabilità per induzione indebita. Il Dirigente aveva accettato per un proprio vantaggio, non solo per costrizione.
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Induzione indebita: la Cassazione annulla gli arresti al vigile
Un agente di polizia municipale era stato sottoposto agli arresti domiciliari con l'accusa di concussione e induzione indebita. Secondo la tesi d'accusa, l'agente avrebbe convinto automobilisti sprovvisti di assicurazione a pagare ditte private per la rimozione del veicolo invece di sanzionarli. Le indagini poggiavano su intercettazioni autorizzate per un presunto episodio di concussione verso un venditore ambulante. La Corte di Cassazione ha annullato la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che la semplice irregolarità nei controlli non costituisce concussione e rende illegittime le intercettazioni telefoniche disposte. Inoltre, l'assenza di un profitto illecito esclude il reato di induzione indebita, dato che i cittadini avevano pagato un servizio effettivo di rimozione.
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Concussione e prescrizione: Reato estinto, ma il risarcimento resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex assessore comunale condannato per concussione tentata continuata. L'uomo aveva cercato di ottenere una percentuale sui futuri appalti pubblici da un imprenditore, minacciando di ostacolare l'assegnazione dei lavori. Nonostante la condanna nei gradi precedenti, la Suprema Corte ha annullato la sentenza per gli effetti penali a causa dell'intervenuta prescrizione del reato, poiché il tempo massimo per perseguire il crimine era scaduto. Tuttavia, ha confermato le statuizioni civili, mantenendo l'obbligo per l'ex assessore di risarcire i danni all'imprenditore. La Corte ha ribadito la distinzione tra concussione e induzione indebita, sottolineando la natura costrittiva dell'abuso di potere.
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Tentata Concussione: Dirigente Abusa del Potere per Terreno, Condanna Confermata
Un Dirigente comunale ha tentato di costringere un Cittadino a cedergli gratuitamente una striscia di terreno. Ha ritardato concessioni edilizie, richiesto sopralluoghi eccessivi e avviato procedimenti penali pretestuosi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata concussione, riconoscendo una "defatigante condotta persecutoria" che ha gravemente limitato la libertà di scelta del Cittadino. Il ricorso del Dirigente è stato dichiarato inammissibile. Il Pubblico Ufficiale è stato condannato a risarcire la parte civile e a pagare le spese.
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Inutilizzabilità delle intercettazioni e revoca della misura
Un Agente di Polizia Locale è stato sottoposto a una misura cautelare per presunta induzione indebita e concussione relative alla gestione delle rimozioni di veicoli privi di assicurazione e al controllo di un venditore ambulante. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza cautelare stabilendo la inutilizzabilità delle intercettazioni. I giudici hanno rilevato l'assenza dei gravi indizi di concussione usati per autorizzare i decreti di ascolto. Inoltre, la Corte ha escluso il reato di induzione indebita poiché i privati pagavano una prestazione reale di rimozione e rottamazione. La sospensione dal servizio rendeva infine irragionevole il rischio di reiterazione del reato.
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Reato di concussione: quando l’insistenza non è minaccia
La Procura ha contestato il reato di concussione a un ufficiale giudiziario, accusato di aver preteso denaro, generi alimentari e la nomina di un legale di famiglia da un debitore esecutato. Il Tribunale del Riesame ha annullato gli arresti domiciliari per assenza di minacce o costrizioni effettive, qualificando l'intervento come una mediazione impropria. Il Procuratore ha impugnato la decisione chiedendo la riqualificazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della pubblica accusa. I giudici di legittimità hanno ribadito che la semplice insistenza non integra la minaccia concussiva e che la Suprema Corte non può rivalutare le prove già logicamente esaminate nel merito.
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Abuso di Potere: La Concussione del Carabiniere e la Panetteria Contesa
Un Carabiniere e due Fratelli sono stati condannati per concussione e tentata concussione. Hanno abusato del ruolo del Carabiniere per costringere un Commerciante a cedere gratuitamente la sua panetteria con minacce. Hanno anche tentato di estorcere denaro e un telefono a un altro Commerciante per annullare una multa, e hanno costretto un terzo a pagare canoni e denaro per un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati, confermando le condanne e l'obbligo di risarcimento.
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Funzionario infedele: Concussione e Corruzione, condanna definitiva
Un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, in concorso con commercialisti, è stato condannato per **concussione e corruzione**. Ha costretto imprenditori a versare denaro per evitare gravi conseguenze fiscali e ha accettato pagamenti per non inoltrare accertamenti tributari, favorendo l'evasione. La Corte d'Appello aveva dichiarato la prescrizione per un capo di corruzione, ma confermato la condanna per gli altri reati. Il funzionario ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'attendibilità delle prove e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure mirassero a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che la motivazione della sentenza d'appello fosse logica e coerente. Il funzionario deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Omessa Motivazione Sentenza Penale: Cassazione Annulla Condanne Poliziotti
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva condannato numerosi agenti della Polizia Stradale per induzione indebita a dare o promettere utilità, riqualificando i fatti originariamente contestati come concussione. La Suprema Corte ha rilevato una grave omessa motivazione sentenza penale da parte dei giudici di merito, i quali avevano omesso di valutare individualmente le posizioni di ciascun imputato e i singoli episodi di reato, limitandosi a una valutazione generica. Questa mancanza ha impedito una corretta qualificazione dei fatti e la verifica dell'eventuale prescrizione dei reati. Il caso è stato rinviato a una diversa sezione della Corte d'Appello per un nuovo esame approfondito.
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Concussione e Falso: L’Atto Pubblico Senza Fede Privilegiata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di ex pubblici ufficiali di un Comune, accusati di concussione e falso in atto pubblico. Due imputati, un ex Sindaco e un ex Assessore, avevano costretto un imprenditore a nominare un direttore lavori specifico per un impianto a biomasse e falsificato atti pubblici. La Cassazione ha confermato la condanna per concussione, ritenendo provata la condotta costrittiva. Tuttavia, ha annullato la condanna per falso in atto pubblico per l'ex Assessore, dichiarando il reato estinto per prescrizione, poiché l'atto in questione non possedeva la 'fede privilegiata' richiesta dalla legge. Per un terzo imputato, un ex Vice Sindaco, la condanna per falso è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione delle prove.
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Magistrato condannato per concussione, assolto per abuso di potere
Un Magistrato è stato accusato di abuso di potere pubblico per aver usato la sua qualifica per ottenere vantaggi indebiti. Il caso riguardava minacce e pressioni su una funzionaria comunale per l'immediata visione di pratiche edilizie relative a lavori intrapresi da un Inquilino nel suo condominio. La Corte d'Appello lo aveva condannato per concussione e abuso d'ufficio. La Cassazione ha confermato la condanna per concussione, riconoscendo l'abuso della sua posizione per ottenere un vantaggio indebito. Ha invece annullato la condanna per abuso d'ufficio, poiché non era stata specificata la violazione di una norma di legge o regolamento chiara, come richiesto dalla legge. Il ricorso dell'Inquilino per risarcimento danni è stato rigettato.
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Concussione: Assoluzione Ribaltata, serve Motivazione Rafforzata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva assolto un alto ufficiale, Comandante provinciale dei Carabinieri, dall'accusa di concussione del pubblico ufficiale. L'ufficiale era stato accusato di aver costretto un imprenditore a eseguire lavori gratuiti e a versare somme di denaro, anche tramite minacce, e di aver omesso di denunciare un reato. La Corte d'Appello aveva ribaltato la condanna di primo grado, ritenendo le condotte scherzose. La Cassazione ha stabilito che, per riformare una condanna in assoluzione, il giudice d'appello deve fornire una "motivazione rafforzata" che giustifichi in modo puntuale e razionale il diverso esito, cosa che non è avvenuta in questo caso. Il processo tornerà alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio sulla concussione.
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Induzione indebita: definitiva la condanna del tecnico comunale
Un tecnico comunale, agendo tramite un'intermediaria, ha preteso somme di denaro da una cittadina per accelerare l'istruttoria edilizia volta al cambio di destinazione d'uso di alcuni immobili. A seguito di un primo annullamento con rinvio per approfondire i poteri del funzionario e la natura del rapporto tra le parti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità. La Corte ha riconosciuto la posizione di preminenza del dipendente pubblico, il quale ha condizionato l'iter amministrativo sfruttando l'interesse della cittadina ad avanzare rapidamente le proprie pratiche. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato infondato, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute dall'ente locale costituitosi parte civile.
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Tentata concussione e sfratto: niente arresti se il fatto è falso
La vicenda riguarda un pubblico ufficiale dell'ufficio esecuzioni accusato del reato di tentata concussione ai danni del legale di un creditore procedente durante uno sfratto. L'accusa sosteneva che l'indagato avesse fatto pressioni per rallentare l'esecuzione immobiliare. Il Tribunale del Riesame ha revocato gli arresti domiciliari, rilevando che le presunte pressioni miravano in realtà a evitare una denuncia per un verbale irregolare e non a condizionare la procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della misura cautelare, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che l'accusa non ha dimostrato l'effettiva condotta costrittiva contestata e che i giudici cautelari non possono modificare d'ufficio la ricostruzione dei fatti delineata dal pubblico ministero.
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Tentativo di concussione: finta indagine e condanna del verificatore
Un ispettore delle forze dell'ordine ha svolto una verifica fiscale presso una società commerciale. Durante il controllo, il pubblico ufficiale ha prospettato all'imprenditore l'esistenza di una gravissima ma falsa indagine per traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio. Per bloccare il presunto fascicolo e scongiurare conseguenze penali, l'ispettore ha preteso il versamento di trentamila euro, ridotti poi a venticinquemila, arrivando a minacciare fisicamente la vittima con una pistola. L'imprenditore ha opposto un netto rifiuto e ha confidato le pretese illecite a persone di fiducia, innescando l'avvio delle indagini ufficiali. I giudici di merito hanno accertato la penale responsabilità dell'ispettore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando in via definitiva la condanna per il delitto di tentativo di concussione.
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Reato di concussione: abuso di potere e tutela della vittima
Un responsabile dell'ufficio tecnico comunale ha costretto una cittadina a cedere terreni a condizioni fittizie e a versare denaro contante per ottenere e non vedersi revocare un permesso di costruire. L'imputato ha abusato della propria veste pubblica per imporre tali sacrifici economici. La difesa ha sostenuto l'inattendibilità della persona offesa e ha chiesto la riqualificazione del fatto in truffa, evidenziando che l'uomo non ricopriva più quel ruolo al momento del rogito notarile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di concussione. I giudici hanno chiarito che l'abuso della qualità sussiste anche a prescindere dalle competenze attuali, poiché la vittima era pienamente consapevole delle pretese indebite subite sotto minaccia.
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Molestia o disturbo alle persone: difesa legittima o reato?
Un militare della Guardia di Finanza, accusato di concussione da due venditori ambulanti, li ha pedinati e fotografati sul lungomare mentre vendevano merce contraffatta. Il Tribunale lo ha condannato per il reato di molestia o disturbo alle persone. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito unicamente per raccogliere prove a propria difesa nel processo a suo carico, escludendo così la petulanza o il biasimevole motivo. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e non manifestamente infondato. Di conseguenza, ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione, essendo decorsi più di cinque anni dai fatti.
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Misure cautelari personali: arresti confermati per minacce
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali degli arresti domiciliari nei confronti di un commerciante. L'indagato, d'intesa con lo zio consigliere comunale, aveva utilizzato la Polizia Locale per compiere controlli pretestuosi contro un concorrente ambulante, costringendolo a cedere il proprio spazio pubblico. Successivamente, l'indagato aveva minacciato di morte la vittima e presentato una falsa denuncia per aggressione. I giudici hanno ritenuto sussistente un grave e concreto pericolo di inquinamento delle prove, desunto dal comportamento aggressivo e dai tentativi di intimidazione della persona offesa. Il ricorso della difesa è stato dichiarato inammissibile, confermando la legittimità della misura cautelare.
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Tentata concussione: condannato il medico che bloccava le cure
Un dirigente medico di un'azienda sanitaria pubblica ha ostacolato l'erogazione di servizi di assistenza domiciliare a una casa di riposo privata. Il medico ha cercato di costringere il direttore della struttura a stipulare un contratto di consulenza privata a suo favore per sbloccare le forniture. Il direttore ha rifiutato e ha denunciato l'accaduto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata concussione. I giudici hanno chiarito che, per la configurabilità del reato, è sufficiente l'efficacia intimidatoria della condotta del pubblico ufficiale, anche se la vittima non cede al ricatto. Il ricorso del medico è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua responsabilità penale e l'obbligo di risarcire i danni alle parti civili.
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