Un padre, non potendo operare sui propri conti, organizza una truffa facendo intestare cospicui assegni ai propri figli, i quali li incassano. I figli si difendono sostenendo di non essere a conoscenza del piano criminale. La Corte di Cassazione li condanna per concorso nel reato di truffa, stabilendo un principio fondamentale: quando più azioni individuali si fondono in un unico piano criminoso, ogni partecipante risponde per l'intero reato, non solo per il proprio frammento di condotta. L'incasso degli assegni è stato ritenuto un contributo causale essenziale per il successo della truffa, rendendo i figli pienamente responsabili. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi, confermando la condanna e l'obbligo di risarcire le vittime.
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