Una donna, madre di una dodicenne, viene posta agli arresti domiciliari per aver aiutato il marito nella sua attività di spaccio. La sua difesa sostiene che lei fosse solo a conoscenza dei fatti, senza parteciparvi (connivenza). La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo un principio fondamentale: fornire un aiuto concreto, come accompagnare in auto il complice a ritirare la droga, costituisce un vero e proprio **concorso in spaccio di stupefacenti**. La Corte ha quindi confermato la misura cautelare, stabilendo che un contributo attivo, anche se secondario, trasforma la conoscenza passiva in una partecipazione punibile. La richiesta di derubricare il fatto a reato di lieve entità è stata respinta a causa dell'organizzazione dell'attività.
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