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Concordato Preventivo — Anno 2026

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116 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato Preventivo

Provvedimenti

Avvocato tratta debito prescritto: la Cassazione convalida la rinuncia
Un'Azienda in concordato preventivo si opponeva alla richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale, sostenendo che il debito fosse prescritto. Tuttavia, il legale dell'Azienda aveva avviato trattative per saldare il debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo comportamento costituisce una valida **rinuncia tacita alla prescrizione**. Secondo i giudici, l'avvocato che gestisce gli interessi dell'Azienda nella procedura di concordato ha il potere di compiere atti che implicano il riconoscimento del debito. Di conseguenza, l'Azienda ha perso la causa ed è stata condannata a pagare quanto dovuto, poiché la prescrizione non era più opponibile.
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Fondi statali trattenuti: la CTU contabile è decisiva per la condanna
Un Ente gestore aveva amministrato per conto dello Stato beni e fondi in un patrimonio separato. Tali attività erano state indebitamente trattenute da una Società in liquidazione concordatizia. Per accertare l'esatto ammontare del credito, è stata disposta una CTU contabile. La Società in liquidazione ha contestato la validità della perizia, sostenendo che il consulente avesse acquisito documenti non prodotti in causa e delegato illecitamente le indagini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i poteri del CTU contabile sono ampi e includono l'acquisizione di documenti necessari. La condanna alla restituzione delle somme è diventata definitiva.
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Sanzioni Tributarie in Concordato: Stop Pagamenti è un Obbligo
La Corte di Cassazione ha stabilito che sono illegittime le sanzioni tributarie in concordato preventivo applicate a un'azienda per aver interrotto il pagamento rateale di un debito fiscale. L'impresa, una volta ammessa alla procedura, aveva l'obbligo legale di sospendere i pagamenti dei debiti precedenti per rispettare la parità di trattamento tra i creditori. Di conseguenza, l'interruzione non rappresenta un inadempimento volontario, ma l'adempimento di un dovere imposto dalla legge. L'Agenzia delle Entrate non può quindi applicare sanzioni maggiori per la decadenza dal piano di rateazione, poiché la causa della sospensione non è imputabile all'azienda.
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Concordato preventivo: stop ai pagamenti, stop alle sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito il rapporto tra sanzioni e concordato preventivo. Un'azienda, dopo aver chiesto l'ammissione al concordato, aveva interrotto il pagamento delle rate di un debito fiscale per rispettare l'obbligo di non pagare i creditori pregressi. L'Agenzia delle Entrate le aveva notificato una cartella con sanzioni per il mancato pagamento. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: la sospensione dei pagamenti è un comportamento imposto dalla legge per tutelare tutti i creditori. Di conseguenza, non può essere considerato un inadempimento colpevole e non può legittimare l'applicazione di sanzioni. L'Agenzia delle Entrate ha perso la causa e le sanzioni sono state annullate.
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Cartella di Pagamento in Concordato: Notifica Valida, non nulla
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento a un'azienda in concordato preventivo è pienamente valida. Un'impresa aveva ricevuto una cartella per IVA non versata dopo aver chiesto l'ammissione alla procedura. Secondo i giudici, il divieto imposto dal concordato riguarda solo le azioni esecutive (come i pignoramenti), non gli atti di accertamento del credito. La notifica cartella di pagamento in concordato preventivo serve a formalizzare il debito e a renderlo opponibile agli altri creditori, ma non costituisce un'aggressione al patrimonio. Pertanto, l'Agenzia delle Entrate ha agito correttamente e la cartella non è nulla.
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Crisi aziendale non è forza maggiore: sanzioni tributarie dovute
Un'azienda in concordato preventivo ha impugnato una cartella di pagamento per IVA e sanzioni, sostenendo che la crisi di liquidità costituisse una causa di forza maggiore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulle sanzioni tributarie e forza maggiore. La crisi aziendale, di per sé, non esonera dal pagamento delle sanzioni. L'azienda deve dimostrare che l'omesso versamento è dipeso da un evento esterno, imprevedibile e inevitabile. In questo caso, i debiti IVA erano sorti prima della domanda di concordato, rendendo le sanzioni pienamente legittime. La Corte ha quindi confermato che la difficoltà economica non è una scusante automatica.
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Omologazione Concordato: Convenienza vince su Colpa dell’Azienda
La Corte di Cassazione ha confermato l'omologazione del concordato preventivo di una società, nonostante l'opposizione dell'Agenzia delle Entrate. L'Agenzia sosteneva che l'azienda non fosse 'meritevole' a causa di passate condotte illecite dell'amministratrice, come l'autoliquidazione di compensi ingenti e la sistematica evasione fiscale, che avevano causato la crisi. La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: nel caso di 'cram down fiscale', il giudice deve valutare unicamente la convenienza economica della proposta per i creditori rispetto all'alternativa della liquidazione giudiziale. La condotta passata dell'imprenditore, anche se illecita, non è più un criterio rilevante per decidere sull'omologazione del piano.
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Fattibilità Concordato: Piano Salva-Azienda Annullato per Reati Omessi
La Corte di Cassazione conferma il fallimento di un'azienda, respingendo il suo piano di concordato. La decisione si basa sulla mancata fattibilità economica del concordato preventivo, viziato da una grave omissione: l'azienda non aveva informato i creditori dell'esistenza di un procedimento penale a carico dei suoi amministratori per reati ambientali. Questo processo comportava rischi economici enormi (sanzioni, sequestri, risarcimenti) non calcolati nel piano. Secondo la Corte, tale omissione ha reso il piano del tutto inaffidabile e ha impedito ai creditori di valutarne la convenienza in modo consapevole, minando alla base la sua realizzabilità.
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Cartella Esattoriale in Concordato Preventivo: Notifica Legittima
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità della notifica della cartella esattoriale in concordato preventivo. Una società in crisi aveva impugnato una cartella di pagamento ricevuta dopo l'ammissione alla procedura, sostenendo che violasse il divieto di azioni esecutive. I giudici hanno respinto questa tesi, chiarendo un principio fondamentale: la cartella esattoriale è un atto che accerta il debito e intima il pagamento, ma non costituisce di per sé un'azione esecutiva come un pignoramento. Di conseguenza, la sua notifica è permessa, poiché non viola la regola che mira a proteggere il patrimonio del debitore da aggressioni forzate durante il concordato. L'Agenzia delle Entrate vince la causa.
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Onere della prova inadempimento: Garante paga, Azienda rimborsa
Un'azienda ottiene un mutuo bancario grazie alla garanzia di un ente terzo. Non riuscendo a pagare le rate, la banca si rivale sul Garante, che salda il debito. Il Garante chiede quindi il rimborso all'Azienda, la quale si oppone. La Cassazione stabilisce un principio chiave sull'onere della prova inadempimento: il Garante deve solo dimostrare l'esistenza del suo impegno. Spetta invece all'Azienda debitrice provare di aver adempiuto al suo obbligo di restituzione. Non avendo fornito tale prova, l'Azienda viene condannata a rimborsare il Garante. L'esito è la vittoria del Garante.
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Bancarotta fraudolenta: condannata per non aver riscosso un credito
La Corte di Cassazione conferma la condanna per un'amministratrice accusata di bancarotta fraudolenta distrattiva. Il reato è consistito nel non aver riscosso un ingente credito (oltre 430.000 euro) vantato dalla propria società nei confronti di un'altra azienda. In quest'ultima, l'amministratrice deteneva una significativa quota di partecipazione. Secondo i giudici, questa omissione volontaria ha impoverito il patrimonio sociale, danneggiando i creditori. La Corte ha stabilito che anche un comportamento passivo, come il mancato incasso di un credito, può integrare una distrazione di beni, soprattutto in presenza di un conflitto di interessi. L'appello dell'imputata è stato dichiarato inammissibile.
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Termine dilatorio e urgenza: Fisco vince se l’azienda è in crisi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sopravvenuta ammissione di una società a concordato preventivo costituisce una valida ragione per derogare alla regola del termine dilatorio di 60 giorni. Un'azienda aveva impugnato un avviso di accertamento perché notificato prima della scadenza di tale periodo, previsto a garanzia del contraddittorio. L'Agenzia delle Entrate ha giustificato l'anticipazione con la necessità di insinuare il credito nella procedura concorsuale. I giudici hanno confermato che lo stato di insolvenza del contribuente rappresenta una di quelle specifiche ragioni di 'termine dilatorio e urgenza' che legittimano l'emissione anticipata dell'atto impositivo per tutelare il credito erariale. L'azienda ha perso il ricorso.
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Iscrizione a ruolo straordinario: Fisco bloccato da un errore
Un'azienda in concordato preventivo si oppone a una cartella di pagamento basata su una iscrizione a ruolo straordinario. L'Agenzia delle Entrate aveva attivato questa procedura d'urgenza ritenendo a rischio la riscossione a causa della crisi aziendale. La Corte di Cassazione, prima di esaminare la legittimità dell'atto, ha fermato il processo. Ha rilevato un vizio procedurale: l'Agenzia delle Entrate non aveva notificato il ricorso all'Agente della Riscossione, parte necessaria del giudizio. Di conseguenza, la Corte ha ordinato di sanare il difetto, rinviando la decisione sul merito dell'iscrizione a ruolo straordinario. La vicenda dimostra come un errore di procedura possa bloccare, almeno temporaneamente, l'azione del Fisco.
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Iscrizione a ruolo straordinario: Fisco bloccato da un vizio di forma
Un'azienda in procedura di concordato preventivo ha impugnato una cartella di pagamento basata su una iscrizione a ruolo straordinario. L'Agenzia delle Entrate aveva attivato questa procedura accelerata a causa dello stato di crisi della società, temendo di non riuscire a riscuotere il debito. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, ha però rilevato un vizio di procedura: il ricorso non era stato notificato all'Agente della Riscossione, parte necessaria del processo. Di conseguenza, ha sospeso il giudizio e ordinato di integrare il contraddittorio, rinviando la decisione sulla legittimità dell'azione del Fisco.
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Credito Prededucibile: Professionista Perde Contro la Banca Ipotecaria
Un professionista, il cui compenso per aver assistito un'azienda in concordato preventivo costituiva un credito prededucibile, ha chiesto di essere pagato con il ricavato della vendita di un immobile ipotecato. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. Ha stabilito che i fondi ottenuti dalla vendita di un bene specifico, come quello ipotecato, devono prima soddisfare il creditore garantito. Il credito prededucibile del professionista, essendo una spesa generale della procedura, non può intaccare la somma destinata al creditore ipotecario. Vince quindi il creditore con la garanzia specifica sull'immobile.
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Controllo del concordato: forma o sostanza? La Cassazione decide
Un'azienda in crisi propone un concordato preventivo, ma il Tribunale lo dichiara inammissibile per vizi di legalità sostanziale. La Corte d'Appello ribalta la decisione, sostenendo che la verifica iniziale debba essere solo formale. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il ricorso inammissibile per ragioni procedurali, interviene per chiarire un punto fondamentale. Stabilisce che il controllo di legittimità del concordato, fin dalla fase iniziale, non può essere superficiale. Il giudice ha il dovere di esaminare il contenuto della proposta e dei documenti per verificarne la conformità alla legge, andando oltre la mera regolarità formale. Vince quindi il principio di un controllo giudiziale approfondito sin da subito.
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Definizione Agevolata: Sanzioni Annullate e Processo Estinto
Un'azienda aveva ottenuto l'annullamento di sanzioni per il mancato pagamento di accise, poiché in procedura di concordato preventivo. L'Agenzia delle Dogane ha fatto ricorso in Cassazione. Durante il processo, l'azienda ha aderito alla definizione agevolata prevista da una nuova legge, una speciale sanatoria per le liti fiscali. La Corte di Cassazione, applicando la nuova normativa, non ha deciso nel merito della questione ma ha dichiarato il processo estinto. La legge permetteva infatti di definire la lite sulle sole sanzioni senza alcun pagamento. L'azienda ha così vinto, chiudendo definitivamente la controversia.
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Compensazione crediti tributari: Fisco bloccato su IVA post-concordato
Un'azienda in concordato preventivo matura un credito IVA e lo cede a una banca. L'Amministrazione Finanziaria sospende il rimborso alla banca, tentando una compensazione crediti tributari con propri crediti verso l'azienda, sorti prima del concordato. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave: la compensazione è possibile solo se il fatto genetico di entrambi i crediti (quello del contribuente e quello del Fisco) è anteriore all'inizio della procedura concorsuale. Poiché il credito IVA è sorto durante il concordato, mentre il debito fiscale era precedente, la compensazione è illegittima. La Corte accoglie il ricorso della banca, che vince la causa.
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Cessazione della materia del contendere: accordo nullo, lite viva
Una società contribuente stipula un accordo per i debiti tributari, portando i giudici a dichiarare la cessazione della materia del contendere tramite un'ordinanza. L'azienda non rispetta i pagamenti e l'accordo viene revocato. L'Agenzia Fiscale chiede di riaprire il processo, ma i giudici di merito rifiutano, ritenendo l'ordinanza ormai definitiva. La Cassazione ribalta la decisione. L'ordinanza iniziale era priva della firma del giudice relatore. Questo difetto formale causa una nullità insanabile, impedendo all'atto di diventare definitivo. Di conseguenza, venuto meno l'accordo fiscale, il processo deve proseguire per accertare il debito. La pronuncia dimostra che gli errori formali gravi impediscono la chiusura definitiva delle liti.
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Prededuzione nel fallimento: stop ai canoni dopo il concordato
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della prededuzione nel fallimento per i crediti sorti durante l'esecuzione di un concordato preventivo. Una società immobiliare chiedeva il pagamento prioritario di canoni di locazione maturati dopo l'omologazione del concordato di una catena commerciale, poi fallita. Il Tribunale aveva inizialmente concesso la prededuzione, ritenendo i crediti funzionali alla procedura. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione, stabilendo che i crediti sorti dopo l'omologazione non godono di priorità automatica. Poiché con l'omologazione la procedura si chiude e il debitore torna a gestire l'impresa autonomamente, i nuovi debiti non sono imputabili agli organi concorsuali. La prededuzione nel fallimento spetta solo se prevista espressamente dalla legge o se il credito è sorto in pendenza della procedura sotto il controllo diretto degli organi giudiziari.
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