LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Concordato Con Riserva

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Procedura che consente a un'impresa in crisi di presentare una domanda di concordato preventivo 'in bianco', ottenendo dal tribunale un termine per depositare il piano dettagliato e la proposta ai creditori. Durante questo periodo, l'impresa continua l'attività sotto il controllo degli organi della procedura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato preventivo: la vecchia legge vince sul nuovo codice
Un'azienda affronta una richiesta di fallimento avanzata dal Pubblico Ministero prima del 15 luglio 2022, data di entrata in vigore del Codice della Crisi. Successivamente, l'ente di riscossione e altri creditori chiedono la liquidazione giudiziale. L'azienda propone quindi una domanda di concordato preventivo con riserva basandosi sulle nuove norme del Codice della Crisi. I giudici di merito dichiarano inammissibile la richiesta dell'azienda ritenendola tardiva. La Corte di Cassazione conferma il rigetto del ricorso dell'azienda ma corregge la motivazione giuridica. La Suprema Corte stabilisce che la prima richiesta di fallimento, presentata prima del 15 luglio 2022, attrae l'intera vicenda sotto la vecchia Legge Fallimentare. Di conseguenza, anche la domanda di concordato preventivo presentata successivamente doveva seguire le regole previste dalla normativa precedente. L'azienda perde il ricorso ma le spese vengono interamente compensate.
Continua »
Concordato con riserva: no alla proroga senza piano solido
Alcuni creditori hanno chiesto il fallimento di un'azienda debitrice. L'impresa ha depositato una domanda di concordato con riserva per bloccare le istanze e predisporre un piano di risanamento. Successivamente, la società ha richiesto una proroga del termine concesso. Il Tribunale ha respinto la richiesta a causa della totale inattendibilità delle soluzioni prospettate, dichiarando improcedibile il concordato e aprendo il fallimento. La Corte di Appello ha confermato la decisione, evidenziando gravi criticità operative e l'assenza di solidità economica del partner industriale designato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda: il termine per il concordato con riserva ha natura perentoria e la valutazione del giudice di merito sui giustificati motivi per una proroga non può essere riesaminata in sede di legittimità.
Continua »
Retrodatazione del periodo sospetto: la banca perde l’ipoteca
Un istituto di credito iscriveva ipoteca giudiziale sui beni di una società debitrice. Poco dopo, l'azienda presentava domanda di concordato preventivo con riserva. Il Tribunale dichiarava inammissibile il concordato per omesso deposito del piano e, successivamente, dichiarava il fallimento della società. La banca chiedeva l'ammissione al passivo come creditore privilegiato ipotecario. Il giudice delegato e il Tribunale revocavano l'ipoteca, collocando il credito al rango chirografario (senza garanzie) per effetto della retrodatazione del periodo sospetto alla data di presentazione del concordato. La banca ricorreva in Cassazione, sostenendo che la mancata ammissione al concordato impedisse di anticipare il calcolo temporale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, confermando la piena validità della retrodatazione a tutela della massa dei creditori.
Continua »
Crediti prededucibili: stop alla precedenza nel concordato chiuso
Un fornitore vendeva moduli prefabbricati con riserva di proprietà a una società che, poco dopo, depositava domanda di concordato con riserva. A causa del mancato pagamento delle rate, il fornitore risolveva il contratto. Successivamente l'acquirente veniva dichiarato fallito e il fornitore chiedeva l'ammissione al passivo con precedenza assoluta. La Cassazione ha respinto la richiesta, escludendo che possano essere considerati crediti prededucibili quelli sorti durante un concordato con riserva che non sia mai stato formalmente aperto o ammesso dal Tribunale. Senza una reale continuità organizzativa tra le procedure, il credito risarcitorio del fornitore non ha alcuna utilità per la massa dei creditori e va pagato come un normale debito non garantito.
Continua »
Prededuzione del credito del professionista: no se manca il piano
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria, pretendendo la prededuzione del credito del professionista per l'assistenza prestata nella presentazione di una domanda di concordato con riserva. La proposta e il piano di concordato non erano mai stati depositati, poiché l'azienda aveva optato direttamente per l'amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che, per ottenere la prededuzione, è indispensabile che il debitore sia stato effettivamente ammesso alla procedura di concordato preventivo. In mancanza di tale ammissione e del deposito del piano, non si configura alcuna consecuzione tra le procedure, né la funzionalità dell'opera del professionista alla conservazione del patrimonio aziendale. Il credito viene quindi degradato a credito privilegiato semplice, senza priorità assoluta.
Continua »
Concordato preventivo: stop ai pagamenti, stop alle sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito il rapporto tra sanzioni e concordato preventivo. Un'azienda, dopo aver chiesto l'ammissione al concordato, aveva interrotto il pagamento delle rate di un debito fiscale per rispettare l'obbligo di non pagare i creditori pregressi. L'Agenzia delle Entrate le aveva notificato una cartella con sanzioni per il mancato pagamento. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: la sospensione dei pagamenti è un comportamento imposto dalla legge per tutelare tutti i creditori. Di conseguenza, non può essere considerato un inadempimento colpevole e non può legittimare l'applicazione di sanzioni. L'Agenzia delle Entrate ha perso la causa e le sanzioni sono state annullate.
Continua »
Concordato con riserva: la revoca per atti di frode
La Corte di Cassazione conferma la revoca di un concordato con riserva e la conseguente dichiarazione di fallimento di una società. La decisione si basa su gravi carenze informative e sulla presentazione tardiva e contestuale di più bilanci, condotte ritenute idonee a pregiudicare il consenso informato dei creditori. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che anche l'esposizione inadeguata di dati, pur presenti in contabilità, può configurare un atto di frode rilevante ai fini della revoca. È stata inoltre confermata la condanna personale del legale rappresentante al pagamento delle spese legali.
Continua »
Atti di straordinaria amministrazione: il caso deciso
A una società di stampa è stato negato il carattere prededucibile del proprio credito nel fallimento di un'azienda cliente. La Cassazione ha confermato che la prosecuzione di un oneroso contratto di fornitura dopo la domanda di 'concordato con riserva' costituisce un atto di straordinaria amministrazione se non adeguatamente giustificato in funzione del piano di risanamento, rendendo il debito non privilegiato.
Continua »
Concordato con riserva: deposito spese e inammissibilità
Una società di costruzioni ha visto la sua domanda di concordato con riserva dichiarata inammissibile per aver depositato solo parzialmente le spese di procedura ordinate dal tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il mancato o parziale versamento non può essere una causa automatica di inammissibilità. Secondo la Corte, tale inadempimento deve essere valutato dal giudice nel contesto più ampio della serietà e fattibilità del piano proposto dal debitore, e non come un ostacolo formale insuperabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
Continua »
Compenso commissario giudiziale: guida alla liquidazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di liquidazione di un compenso commissario giudiziale, ritenendolo sproporzionato rispetto all'attività effettivamente svolta in una procedura interrotta dopo soli due mesi. La sentenza stabilisce che il compenso deve essere proporzionale all'opera prestata e che il provvedimento del tribunale deve contenere una motivazione analitica e non stereotipata, pena la sua nullità.
Continua »
Termini impugnazione fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia fallimentare perché notificato oltre i termini di legge. La questione centrale riguarda il calcolo dei termini di impugnazione del fallimento, tenendo conto del periodo di sospensione processuale introdotto per l'emergenza COVID-19. Nonostante la sospensione, il ricorso è risultato tardivo, rendendo assorbente questo vizio procedurale rispetto a ogni altra questione di merito relativa alla proposta di concordato preventivo.
Continua »
Crediti prededucibili: quando sono ammessi?
Una società fornitrice ha richiesto il pagamento di crediti verso un'azienda poi fallita, chiedendo la prededuzione per le forniture effettuate durante la fase di "preconcordato". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per riconoscere i crediti prededucibili non basta che siano sorti durante la procedura, ma è necessario dimostrare un nesso funzionale con gli obiettivi della stessa, a beneficio della massa dei creditori. Inoltre, ha ribadito che la prova del credito non può basarsi su documenti unilaterali come le fatture.
Continua »
Abuso del concordato: la Cassazione conferma fallimento
Una società rinuncia al concordato con riserva per depositarne uno pieno, tentando di aggirare i termini. La Cassazione conferma il fallimento, ravvisando un abuso del concordato e respingendo i motivi di ricorso sulla violazione del contraddittorio e la valutazione dello stato di insolvenza.
Continua »
Compenso commissario giudiziale: nullo se non motivato
Un'ordinanza della Cassazione stabilisce che il decreto di liquidazione del compenso commissario giudiziale in un concordato con riserva è nullo se la motivazione è stereotipata. È necessaria un'analisi analitica dell'attività effettivamente svolta, potendo ridurre il compenso anche sotto i minimi di legge.
Continua »