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Conciliazione

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89 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: effetti della conciliazione
Una società cooperativa aveva impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole in materia di tassa sui rifiuti (Tarsu/Tia) applicata a specchi d'acqua portuali. Nelle more del giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, a seguito del quale la società ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che la rinuncia è valida anche se firmata dal solo difensore, purché munito di procura speciale per transigere, e che in tal caso non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinvio per conciliazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha disposto il rinvio di un'udienza in una causa tributaria. La controversia riguardava la legittimità di un rimborso IVA concesso a una società di viaggi non stabilita nell'UE. Le parti hanno presentato un'istanza congiunta per definire la controversia tramite una conciliazione, e la Corte ha accolto la richiesta, fissando una nuova udienza per consentire il perfezionamento dell'accordo.
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Rinvio per conciliazione: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria in una causa tra l'Amministrazione Finanziaria e una società di viaggi estera riguardo la detraibilità dell'IVA. Anziché decidere nel merito del ricorso, la Corte ha accolto l'istanza congiunta delle parti, disponendo un rinvio per conciliazione tributaria. La decisione posticipa l'udienza per consentire alle parti di definire la controversia attraverso un accordo, evidenziando l'importanza delle soluzioni consensuali anche in fase di legittimità.
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Condotta antisindacale: responsabilità del datore
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda è responsabile per condotta antisindacale se impedisce a un sindacato di assistere i propri iscritti durante le procedure di conciliazione. Tale responsabilità sussiste anche se l'esclusione del sindacato è stata decisa dall'associazione di categoria a cui l'azienda aderisce. Secondo la Corte, ciò che rileva è l'oggettiva lesione della libertà e dell'attività sindacale, a prescindere dall'intenzione del datore di lavoro.
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Conciliazione trasferimento azienda: quando è nulla?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9555/2024, ha rigettato il ricorso di una società, confermando la nullità di alcuni accordi di conciliazione stipulati in occasione di un trasferimento d'azienda. La Corte ha ritenuto inammissibili diversi motivi di ricorso per vizi procedurali e ha ribadito che l'interpretazione dei fatti e dei contratti spetta al giudice di merito. La decisione della Corte d'Appello, che aveva ravvisato la nullità degli accordi per assenza di assistenza sindacale, vizio del consenso e mancanza di causa, è stata quindi confermata, stabilendo la responsabilità solidale delle due società coinvolte nel trasferimento.
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Estinzione processo: rinuncia e accordo tra le parti
Un lavoratore aveva impugnato in Cassazione una sentenza relativa a un contratto di somministrazione e trasferimento d'azienda. Tuttavia, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso da parte del lavoratore e alla conseguente dichiarazione di estinzione del processo da parte della Corte, con compensazione delle spese.
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Cessata materia del contendere: la rinuncia al ricorso
La Corte di Cassazione dichiara la cessata materia del contendere in un processo tributario riguardante un fringe benefit. La decisione segue la rinuncia al ricorso da parte dell'Amministrazione Finanziaria, motivata da una conciliazione avvenuta con il datore di lavoro della contribuente che ha estinto il debito fiscale. Di conseguenza, il giudizio viene dichiarato estinto con compensazione integrale delle spese legali tra le parti.
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Somme in conciliazione: quando sono esenti contributi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le somme corrisposte da un'azienda a un ex dipendente in sede di conciliazione giudiziale, a fronte della rinuncia di quest'ultimo a impugnare il licenziamento, non hanno natura retributiva e sono quindi esenti da obblighi contributivi. L'Ente previdenziale aveva richiesto il versamento dei contributi su tali importi, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché la valutazione della natura di tali somme, basata sull'interpretazione dell'accordo, spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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Compenso avvocato conciliazione: la Cassazione chiarisce
Un avvocato ha fatto ricorso per ottenere il corretto pagamento dei suoi compensi professionali dopo aver concluso un giudizio con una conciliazione. Il Tribunale aveva liquidato un importo ridotto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che il corretto compenso avvocato conciliazione prevede il riconoscimento del pagamento per la fase decisionale, anche se non svolta, aumentato di un quarto. Questo principio incentiva la risoluzione amichevole delle controversie.
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Cessazione materia del contendere: accordo in Cassazione
Una società impugnava in Cassazione la sentenza d'appello che aveva confermato l'illegittimità del licenziamento di un dipendente. Durante il giudizio, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo in sede sindacale. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, specificando che la transazione tra le parti annulla e sostituisce la sentenza impugnata, facendo venir meno la controversia.
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Rinvio a nuovo ruolo: l’effetto della conciliazione
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo di un ricorso a seguito di una conciliazione intervenuta tra le parti. La decisione è stata presa per consentire alla società resistente, in amministrazione straordinaria, di ottenere la necessaria autorizzazione dal comitato di sorveglianza per formalizzare l'accordo. Questo provvedimento evidenzia come la volontà delle parti di risolvere la lite possa sospendere il procedimento giudiziario in attesa del completamento delle formalità.
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Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2797/2024, ha stabilito che un bookmaker estero è soggetto passivo dell'Imposta Unica Scommesse anche per l'annualità 2010. La Corte ha chiarito che la responsabilità del bookmaker è autonoma e non dipende da quella del centro trasmissione dati italiano. È stata inoltre respinta l'istanza di conciliazione basata su una nuova normativa, ritenuta non applicabile ai giudizi già pendenti, e sono state disattese le questioni di compatibilità con il diritto europeo.
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Estinzione del ricorso: l’accordo tra le parti
Una società aveva impugnato in Cassazione una sentenza della Corte d'Appello favorevole a un suo dipendente riguardo a un inquadramento superiore. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Di conseguenza, la società ha rinunciato all'impugnazione e il lavoratore ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del ricorso, ponendo fine alla controversia sulla base della volontà concorde delle parti.
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Estinzione processo: rinuncia e accordo tra le parti
Un lavoratore, dopo aver impugnato il proprio licenziamento fino in Corte di Cassazione, ha raggiunto un accordo conciliativo con l'azienda. A seguito di tale accordo, il lavoratore ha rinunciato al ricorso, portando la Suprema Corte a dichiarare l'estinzione del processo. La decisione evidenzia come una controversia possa concludersi con un accordo tra le parti in qualsiasi fase del giudizio, anche in quella finale, evitando una sentenza sul merito della questione.
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Estinzione del processo: cosa succede dopo l’accordo
Una società aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che confermava l'illegittimità del licenziamento di un dipendente. Tuttavia, prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo. Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso, portando la Corte di Cassazione a dichiarare l'estinzione del processo, chiudendo così la vicenda legale senza una pronuncia nel merito.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Un ente di servizi alla persona e un comune, dopo aver presentato ricorso e controricorso in Cassazione avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale, hanno raggiunto un accordo. Sulla base della loro richiesta congiunta, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti. È stato inoltre chiarito che, in caso di estinzione per accordo, non è dovuto il versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Una controversia giunta in Cassazione tra due società e un privato si conclude con l'estinzione del giudizio. A seguito di un accordo di conciliazione, le società hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Corte Suprema, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato estinto il procedimento senza entrare nel merito della questione, confermando l'efficacia degli accordi transattivi anche nelle fasi più avanzate del contenzioso.
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Estinzione del giudizio: la conciliazione nel processo
Un contenzioso tributario relativo al pagamento di IMU e TASI giunge fino alla Corte di Cassazione. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo. La Corte, prendendo atto della conciliazione, dichiara l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, evidenziando come l'accordo tra le parti possa chiudere una lite in qualsiasi fase processuale.
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Cessazione materia del contendere: il caso IMU
Una controversia relativa a un avviso di accertamento IMU, giunta fino in Corte di Cassazione dopo esiti alterni nei gradi di merito, si conclude con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Le parti hanno infatti raggiunto un accordo transattivo, rendendo superflua la pronuncia della Corte sul merito della questione, che verteva originariamente su un presunto difetto di motivazione dell'atto impositivo.
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