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Comunione

65 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La comunione, in diritto è una situazione per la quale la proprietà o un altro diritto reale spetta in comune a più persone. È un istituto giuridico codificato nei sistemi di civil law sin dai tempi del diritto romano. Quando il diritto in comunione è quello di proprietà, si parla anche di comproprietà. Nell'ordinamento giuridico italiano è regolata dagli articoli 1100 e seguenti del codice civile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso spese bene comune: il canone fisso spetta a tutti
Un comproprietario di un pozzo trivellato ha agito in giudizio per ottenere il rimborso spese bene comune riguardanti i canoni fissi di energia elettrica e le manutenzioni dell'impianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda qualificando i costi come spese di godimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarificando che le spese fisse per l'elettricità possono rientrare tra quelle di conservazione se necessarie a prevenire il deterioramento del bene. La Cassazione ha inoltre rilevato un difetto di motivazione apparente sui documenti contabili e ha rinviato la causa.
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Divisibilità bene comune: l’uso condiviso vince sull’usucapione
Un comproprietario ha citato in giudizio altri contitolari per accertare la comproprietà di una cappella, di una sacrestia e di un dipinto conservato all'interno di una villa storica. La comproprietaria si è opposta sostenendo di aver usucapito i locali annessi alla sua proprietà ed ha chiesto in subordine la divisione dell'immobile. I giudici di merito hanno respinto la domanda di usucapione per mancanza di prova sul possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato che la divisibilità bene comune è preclusa quando l'immobile presenta un vincolo di destinazione d'uso stabilito con un accordo originario tra le parti. Il ricorso della comproprietaria è stato rigettato con la sua condanna al pagamento delle spese legali.
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Donazione e Divisione: L’Opponibilità Sentenza di Divisione al Donatario
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Donatario che aveva ricevuto una donazione di una quota ereditaria mentre era in corso un giudizio di divisione e una domanda di usucapione. Il Donatario contestava l'opponibilità della sentenza di divisione, sostenendo che la sua donazione era stata trascritta prima della domanda di divisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la trascrizione della donazione di una quota ereditaria, anche se anteriore, non rende la sentenza di divisione inopponibile al Donatario se questi è stato regolarmente chiamato in causa. Inoltre, la donazione di un bene altrui è considerata nulla.
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Tetto fatiscente: Azione risarcitoria comproprietario vince in Cassazione
Un comproprietario ha citato in giudizio gli altri per ottenere il risarcimento dei danni causati da un tetto fatiscente e la partecipazione alle spese di ristrutturazione. Il Tribunale aveva dichiarato la domanda inammissibile, ritenendo dovesse essere trattata in volontaria giurisdizione. La Corte d'Appello ha ribaltato questa decisione, accertando l'obbligo dei comproprietari di contribuire e risarcire i danni. La Cassazione ha confermato che l'azione risarcitoria del comproprietario per danni alla sua proprietà esclusiva, causati da parti comuni, rientra nel giudizio ordinario e non nella volontaria giurisdizione. La sentenza ha rigettato il ricorso degli altri comproprietari, confermando la loro condanna al risarcimento e alle spese.
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Uso esclusivo bene ereditario: quando è lecito e quando no
Una coerede ha citato in giudizio le altre per l'uso esclusivo di un bene ereditario e il risarcimento dei danni. Il bene, inizialmente rustico, era stato ristrutturato dalle coeredi che lo utilizzavano. La Corte d'Appello ha riconosciuto un risarcimento ridotto, considerando lo stato iniziale dell'immobile e le spese di ristrutturazione sostenute. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'uso esclusivo di un bene ereditario da parte di un coerede non è illecito se non impedisce agli altri di usarlo o se questi sono rimasti inattivi. Il risarcimento per l'uso esclusivo bene ereditario è dovuto solo se l'uso eccede i limiti legali o se gli altri coeredi hanno manifestato l'intenzione di usare il bene e sono stati impediti.
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Servitù di presa d’acqua: no all’esclusione per spese non pagate
I comproprietari di un impianto idrico hanno escluso un vicino dall'utilizzo della pompa per l'acqua. Essi sostenevano che l'utente non avesse pagato le spese elettriche. Inoltre, la maggioranza dei vicini aveva modificato le regole di ripartizione dei costi, stabilendo una suddivisione in parti uguali invece che in base ai consumi reali prescritti dall'accordo originario. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei vicini. La Suprema Corte ha chiarito che la servitù di presa d'acqua è un diritto reale indivisibile. L'assemblea a maggioranza non può modificare una convenzione contrattuale senza l'unanimità. Inoltre, il mancato pagamento dei costi accessori per l'energia elettrica non comporta mai la perdita del diritto di attingere acqua o l'esclusione dall'impianto comune.
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Scioglimento della comunione: stop alla dilazione per fini personali
Alcuni comproprietari hanno chiesto lo scioglimento della comunione di un immobile commerciale. Altri comproprietari, occupanti del piano terra adibito ad attività d'impresa e magazzino, hanno richiesto la dilazione della divisione. Essi hanno sostenuto che l'immediata divisione avrebbe gravemente danneggiato la loro attività commerciale per la difficoltà di reperire nuovi locali di stoccaggio merci. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli occupanti. Il giudice di legittimità ha stabilito che la dilazione temporanea della divisione può essere concessa soltanto se l'immediato scioglimento reca un pregiudizio oggettivo al patrimonio comune o a tutti i contitolari. L'interesse personale ed economico del singolo condomino soccombe di fronte al diritto degli altri partecipanti di ottenere la divisione.
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Uso della cosa comune: legittimo il divieto di sosta parziale
Alcuni comproprietari hanno impugnato la delibera dell'assemblea che vietava il parcheggio e il transito di veicoli su una specifica porzione mattonata del cortile condiviso. I ricorrenti sostenevano che il divieto alterasse la destinazione del bene e impedisse l'uso della cosa comune. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che disciplinare o limitare parzialmente il parcheggio non costituisce un'innovazione vietata, ma una legittima regolamentazione dell'uso della cosa comune approvabile a maggioranza. Poiché il parcheggio resta consentito nelle altre zone dell'area e la parte mattonata rimane utilizzabile per scopi diversi, non sussiste alcuna violazione dei diritti dei singoli partecipanti. I comproprietari dissenzienti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Usucapione di beni in comunione: l’uso esclusivo non basta
Una comproprietaria ha chiesto la restituzione di una porzione di terreno occupata da altre comproprietarie, le quali hanno eccepito l'avvenuta usucapione di beni in comunione, evidenziando di avervi gestito un ristorante per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso delle occupanti. I giudici hanno chiarito che l'uso esclusivo del bene comune non basta per l'usucapione. Occorre dimostrare un comportamento esplicito volto a escludere gli altri comproprietari dal godimento del bene, non essendo sufficiente la loro semplice tolleranza o astensione dall'uso. Le ricorrenti sono state condannate a rilasciare il terreno e a pagare le spese legali.
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Buona fede contrattuale: quando è lecito non pagare la strada
Il Primo Proprietario ha citato in giudizio il Secondo Proprietario chiedendo la sua partecipazione alle spese per la realizzazione di una strada privata asfaltata su terreni precedentemente divisi, oltre al risarcimento dei danni per la perdita di un'importante occasione di vendita del proprio fondo. Il Secondo Proprietario si è opposto, ritenendo la spesa eccessiva e sproporzionata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Primo Proprietario, confermando che il principio di buona fede contrattuale impone un dovere di cooperazione che incontra però il limite del sacrificio sproporzionato dei propri interessi. Di conseguenza, il rifiuto di contribuire a una spesa non strettamente necessaria e gravosa è legittimo.
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Eccesso di potere assembleare: il limite nella comunione
Un comproprietario ha impugnato le delibere dell'assemblea dei comunisti che rinnovavano l'affitto di un immobile a un canone inferiore a quello di mercato, lamentando un conflitto di interessi e un eccesso di potere assembleare della maggioranza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio di diritto: le regole sull'eccesso di potere assembleare e sul conflitto di interessi, tipiche del condominio e delle società, non si applicano alla comunione ordinaria. Nella comunione, infatti, i partecipanti possono sempre chiedere la divisione del bene e le delibere sono impugnabili solo per grave pregiudizio alla cosa comune (art. 1109 c.c.). Poiché l'affitto garantiva la manutenzione dell'immobile, non vi era alcun danno oggettivo. Chi vince: la maggioranza dei comproprietari; le spese del giudizio di legittimità sono state compensate.
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Scioglimento della comunione: no a rimborsi spese tardivi
Il caso riguarda lo scioglimento della comunione di un immobile tra due comproprietari. Il ricorrente ha richiesto il rimborso della metà delle spese di costruzione solo in sede di conclusioni finali, ma i giudici di merito hanno dichiarato la domanda inammissibile perché tardiva. Inoltre, lo stesso comproprietario ha contestato la nomina del geometra come Consulente Tecnico d'Ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la domanda di rimborso tardiva non può bloccare lo scioglimento della comunione e che la scelta del perito spetta al giudice. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali aggiuntive.
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Trascrizione immobiliare: testamento 1934 batte atto recente
Un comproprietario ha chiesto la rimozione di catene poste su un terreno comune, ma i vicini rivendicavano la proprietà esclusiva. La Corte d'Appello aveva dato ragione a questi ultimi, ritenendo invalida la vecchia trascrizione del testamento del 1934 per incertezza sui confini. La Cassazione ha accolto il ricorso del comproprietario, stabilendo che la validità della trascrizione immobiliare va valutata solo in base alla nota di trascrizione, senza elementi esterni. Poiché nel 1934 vigeva il codice civile del 1865, che non richiedeva dati catastali ma solo l'indicazione del Comune e di tre confini, la trascrizione era valida. Di conseguenza, i venditori non potevano trasferire ai vicini un diritto di proprietà esclusiva superiore alla quota di comproprietà effettivamente ereditata. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Spese di conservazione della cosa comune: rimborso senza urgenza
Una comproprietaria ha eseguito lavori di manutenzione su un appartamento in comune e ha chiesto al comproprietario il rimborso della metà dei costi. La Corte d'Appello ha negato il rimborso per mancanza di urgenza dei lavori. La Cassazione ha accolto il ricorso della donna, chiarendo che per ottenere il rimborso delle spese di conservazione della cosa comune (art. 1110 c.c.) non serve l'urgenza, richiesta invece nel condominio. È sufficiente che il comproprietario, prima di agire, abbia avvisato l'altro e che quest'ultimo sia rimasto inerte (trascuranza), oltre alla necessità dei lavori per l'integrità del bene. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Multiproprietà alberghiera: comunione o condominio?
La Corte d'Appello ha ribaltato una sentenza di primo grado stabilendo che una multiproprietà alberghiera, in assenza di proprietà esclusive individuali, deve essere qualificata come comunione forzosa e non come condominio. Di conseguenza, la validità delle delibere assembleari deve essere valutata secondo le norme sulla comunione, escludendo l'applicazione dei limiti condominiali sulle deleghe e confermando la legittimità delle decisioni prese.
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Spese di gestione della comunione: no al pagamento senza comunione
Un proprietario di una villa all'interno di un complesso residenziale si è opposto al decreto ingiuntivo ottenuto dal complesso per il pagamento delle spese di gestione della comunione. Il proprietario ha eccepito l'inesistenza della comunione sulle aree comuni, richiamando una precedente sentenza passata in giudicato che aveva già accertato tale inesistenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che il precedente giudicato sull'inesistenza della comunione impedisce qualsiasi pretesa di pagamento per la gestione delle aree comuni. Di conseguenza, la Suprema Corte ha revocato definitivamente il decreto ingiuntivo e condannato il complesso residenziale al pagamento delle spese di lite.
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Divisione beni in comunione: la villa non si divide, ma la massa sì
La Corte di Cassazione affronta un caso di **divisione di beni in comunione** avviato dai creditori di un coniuge. I coniugi comproprietari si opponevano alla divisione, sostenendo che la loro villa non fosse comodamente divisibile. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: la divisibilità non va valutata sul singolo bene, ma sull'intera massa dei beni in comunione. Se l'insieme delle proprietà (villa, terreni, altri fabbricati) permette di formare due porzioni di valore equivalente, la divisione è legittima. In questo modo, anche se un singolo immobile non è frazionabile, può essere assegnato per intero a una parte, bilanciando il valore con altri beni. I creditori hanno quindi vinto la causa, e la divisione può procedere.
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Amministratore Giudiziario Comunione: Nomina Sì, Spese Legali No
Due fratelli, comproprietari di un immobile ereditato, non riescono a gestirlo a causa di continui disaccordi. Uno dei due si rivolge al tribunale, che nomina un amministratore giudiziario per la comunione. La Corte d'Appello conferma la nomina e condanna l'altro fratello a pagare le spese legali. La Corte di Cassazione interviene e stabilisce un principio fondamentale: la nomina di un amministratore in questi casi rientra nella 'volontaria giurisdizione', una procedura che non ha né vincitori né vinti. Di conseguenza, il principio 'chi perde paga' non si applica. La Cassazione ha quindi annullato la condanna al pagamento delle spese legali, pur confermando la necessità dell'amministratore.
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Affitto ultranovennale bene in comunione: il No di uno vince
Una comproprietaria di fondi agricoli ereditati invia disdetta per un contratto di affitto. Gli altri comproprietari, però, manifestano la volontà di proseguire il rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'affitto ultranovennale bene in comunione: il rinnovo di un contratto di durata superiore a nove anni è un atto di straordinaria amministrazione. Pertanto, richiede il consenso unanime di tutti i proprietari. Il dissenso anche di un solo comproprietario è sufficiente a impedire che il rinnovo del contratto abbia efficacia nei suoi confronti. La volontà della maggioranza non può prevalere in questo caso, dando ragione alla comproprietaria che voleva cessare il contratto.
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Ex paga il mutuo da solo? Sì al rimborso rate mutuo cointestato
In una causa di divisione di un immobile tra ex coniugi, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema del rimborso rate mutuo cointestato. Un'ex coniuge, dopo aver pagato da sola le rate del mutuo successive all'avvio della divisione, si era vista negare il rimborso dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio importante: la richiesta di rimborso in denaro (azione di regresso) non è soggetta ai limiti temporali previsti dall'art. 1115 c.c., che riguardano solo la trasformazione del credito in una quota maggiore di proprietà. Pertanto, chi paga per l'altro ha sempre diritto a chiedere la restituzione della somma, anche durante la causa di divisione. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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