LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Comunione De Residuo

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un regime patrimoniale previsto dall'art. 178 c.c. che si applica ai beni di un'impresa di un coniuge. Tali beni cadono in comunione solo al momento dello scioglimento del matrimonio (o della comunione), e solo per la parte che 'resiste' a tale data, come gli incrementi di valore.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Comunione de residuo: spetta un credito non la proprietà dei beni
Un'ex moglie ha chiesto la divisione e la comproprietà al 50% dei beni dell'impresa individuale del marito costituita dopo il matrimonio. La controversia è giunta dinanzi alle Sezioni Unite per chiarire la natura delle pretese dell'ex coniuge. Le Sezioni Unite hanno stabilito che l'istituto della comunione de residuo attribuisce al coniuge non imprenditore esclusivamente un diritto di credito. Tale somma equivale al 50% del valore netto dell'azienda, calcolato al momento dello scioglimento del regime patrimoniale ed al netto delle passività. L'ex moglie non ottiene pertanto la comproprietà dei beni aziendali ma la liquidazione del loro controvalore economico.
Continua »
Comunione legale dei beni: l’eredità non tracciata va divisa
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un ex coniuge relativo alla divisione dei beni dopo lo scioglimento del matrimonio. Il nodo centrale riguardava la qualificazione di somme derivanti da eredità paterna e materna e quote societarie acquisite durante il matrimonio. Il ricorrente pretendeva la restituzione di tali somme e l'esclusione di alcuni beni dalla comunione legale dei beni. La Suprema Corte ha stabilito che, per esercitare il diritto di prelievo sul denaro ereditato, non basta dimostrarne la provenienza, ma occorre provare che tale denaro sia stato effettivamente conservato e non consumato per i bisogni della famiglia. Di conseguenza, l'ex marito è stato condannato al pagamento delle spese processuali, confermando la spettanza alla moglie della metà del valore dei beni contestati.
Continua »
Comunione de residuo: l’ex moglie perde l’agriturismo
A seguito della separazione personale, due ex coniugi dovevano procedere alla divisione dei beni. L'Ex Moglie chiedeva l'assegnazione fisica dell'immobile adibito ad agriturismo, gestito dall'Ex Marito ma costruito su un terreno personale di quest'ultimo. I giudici di merito avevano assegnato la struttura alla donna, ritenendola parte della comunione de residuo. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, in caso di impresa individuale costituita dopo il matrimonio, lo scioglimento della comunione non attribuisce all'altro coniuge la proprietà fisica dei beni aziendali. All'Ex Moglie spetta unicamente un diritto di credito pari al 50% del valore dell'azienda, calcolato al netto delle passività. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per ricalcolare la divisione sotto forma di compensazione monetaria, salvando l'attività dell'Ex Marito.
Continua »
Tassazione della plusvalenza: moglie salva dal debito del marito
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro la Moglie di un imprenditore edile, pretendendo il pagamento delle imposte sulla metà della plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. Il terreno era stato acquistato e rivenduto dall'Impresa Individuale del Marito, ma il fisco riteneva che il bene rientrasse nella comunione de residuo tra i coniugi, ormai separati nei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la tassazione della plusvalenza spetta interamente al coniuge che esercita l'attività d'impresa. Ai fini fiscali, infatti, i proventi dell'attività separata di un coniuge sono imputati esclusivamente a lui, escludendo qualsiasi tassazione a carico dell'altro coniuge non esercente. Vince la Moglie, che non deve pagare nulla.
Continua »
Polizza vita reinvestita: eredità o comunione legale immediata?
Un marito, in regime di comunione dei beni, riscatta una polizza vita personale e con il denaro acquista buoni di risparmio. Alla sua morte, gli altri eredi sostengono che tali buoni facciano parte dell'asse ereditario. La Cassazione chiarisce che il reinvestimento di denaro personale in strumenti finanziari costituisce un 'acquisto' che ricade nella **comunione legale immediata**. Di conseguenza, la moglie superstite ha diritto alla metà dei buoni 'iure proprio' (per diritto proprio), prima ancora della divisione ereditaria. L'altra metà dei buoni cade in successione e viene divisa tra tutti gli eredi, inclusa la moglie.
Continua »
Agevolazioni fiscali coltivatore diretto: vittoria in comunione beni
Un coltivatore diretto, sposato in regime di comunione dei beni, acquista un terreno agricolo per la sua attività. L'Agenzia delle Entrate revoca parte delle agevolazioni fiscali sostenendo che il 50% del terreno appartiene alla moglie, non coltivatrice diretta. La Corte di Cassazione dà ragione al contribuente. Stabilisce che i beni acquistati per l'esercizio dell'impresa di un singolo coniuge rientrano nella 'comunione de residuo'. Ciò significa che il bene è di proprietà esclusiva del coniuge imprenditore fino all'eventuale scioglimento del matrimonio. Di conseguenza, le agevolazioni fiscali per il coltivatore diretto spettano per intero, poiché la qualifica del coniuge non imprenditore è irrilevante al momento dell'acquisto.
Continua »
Comunione de residuo e divisione dei beni aziendali
La Corte d'Appello ha parzialmente riformato una sentenza sulla divisione dei beni tra coniugi, focalizzandosi sull'applicazione della comunione de residuo agli incrementi di un'azienda agricola personale. La decisione chiarisce i criteri di valutazione del bestiame e dei saldi bancari, escludendo l'intervento di terzi collaboratori familiari.
Continua »
Comunione de residuo: i crediti non riscossi
Una donna citava in giudizio l'ex coniuge per ottenere la sua quota del 50% su somme prelevate da conti comuni, sul TFR percepito dal marito e su compensi professionali maturati da quest'ultimo. La Corte d'Appello respingeva tutte le domande, ritenendo prescritti i crediti relativi ai prelievi e al TFR, e infondata la pretesa sui compensi professionali poiché non ancora riscossi al momento dello scioglimento della comunione. La Corte di Cassazione, intervenendo sulla questione, ha accolto parzialmente il ricorso della donna. Ha stabilito un principio fondamentale sulla comunione de residuo: i proventi dell'attività separata di un coniuge, come i crediti professionali, rientrano nella comunione al momento del suo scioglimento, anche se non sono stati ancora materialmente percepiti e non sono ancora esigibili. Pertanto, ha cassato la sentenza d'appello su questo punto, rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Impresa familiare: onere della prova sugli utili
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15026/2024, ha chiarito importanti principi sull'onere della prova nell'impresa familiare. In una controversia tra ex coniugi per la liquidazione degli utili, la Corte ha stabilito che spetta all'imprenditore dimostrare di aver pagato il collaboratore familiare, una volta che quest'ultimo abbia fornito prove presuntive del suo diritto, come le dichiarazioni fiscali. La Corte ha anche ribadito che l'eccezione di decadenza dall'impugnazione di una rinuncia deve essere sollevata dalla parte e non può essere rilevata d'ufficio dal giudice. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
Continua »
Comunione legale e successione: la Cassazione decide
Una contribuente si opponeva a un avviso di liquidazione per l'imposta di successione che considerava l'intero patrimonio del marito defunto come parte dell'asse ereditario, ignorando il regime di comunione legale. I giudici di merito avevano respinto le sue ragioni, anche a causa della mancata traduzione di documenti in lingua tedesca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un giudice non può rifiutarsi di esaminare documenti in lingua straniera solo perché non tradotti, cassando la sentenza e rinviando il caso per una nuova valutazione. La decisione verte sul corretto trattamento fiscale dei beni in comunione legale successione.
Continua »
Usucapione tra coniugi: è possibile? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8931/2024, ha stabilito che l'usucapione tra coniugi non può maturare durante il matrimonio. La legge, infatti, prevede una causa di sospensione dei termini necessari per l'acquisto della proprietà per usucapione, a tutela del rapporto coniugale. Il caso riguardava una moglie che, a seguito del fallimento del marito, rivendicava la metà dei beni immobili aziendali e della casa familiare, sostenendo di averli posseduti ininterrottamente. La Corte ha respinto il ricorso, confermando che il termine per l'usucapione non decorre tra i coniugi.
Continua »
Comunione de residuo: onere della prova e contestazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della comunione de residuo nei procedimenti di separazione. Il caso riguarda la richiesta di una ex moglie di ottenere il 50% dei proventi non consumati dell'attività lavorativa dell'ex marito. La Corte ha rigettato il ricorso della donna, confermando che l'onere di provare l'esistenza e l'ammontare di tali somme grava su chi le richiede. È stato inoltre chiarito che una contestazione, anche se non dettagliata, è sufficiente a impedire che il fatto sia considerato come ammesso. La decisione sottolinea i principi fondamentali in materia di onere della prova e di valutazione delle spese legali.
Continua »
Errore di fatto: quando la revocazione è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una ex coniuge che chiedeva la revocazione di una sentenza d'appello per un presunto errore di fatto. Il caso riguardava la divisione di beni aziendali in regime di comunione de residuo. La Corte ha stabilito che l'impugnazione per revocazione non può essere usata per contestare l'interpretazione giuridica del giudice, ma solo per correggere una palese e decisiva percezione errata di un fatto processuale. Nel caso specifico, gli errori lamentati non erano veri errori di fatto e, comunque, erano irrilevanti ai fini della decisione finale.
Continua »
Comunione de residuo: onere della prova e divisione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1453/2025, chiarisce i principi sulla comunione de residuo. In un caso di divorzio, la Corte ha stabilito che spetta al coniuge che avanza pretese dimostrare l'esistenza di utili e incrementi non consumati al momento dello scioglimento della comunione. La sentenza ha rigettato il ricorso della moglie che chiedeva una quota dell'impresa del marito, costituita prima del matrimonio, e la restituzione di una somma ricevuta in eredità, per mancanza di prove adeguate.
Continua »
Presunzione pari titolarità: prelievi dal conto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due ex coniugi in lite sulla divisione di somme prelevate da un conto corrente. L'ordinanza si concentra sulla presunzione di pari titolarità dei beni mobili, anche in regime di separazione dei beni. La Corte ha cassato la decisione di merito per motivazione apparente, sottolineando l'importanza di una prova rigorosa per dimostrare la proprietà esclusiva di somme specifiche e vincere tale presunzione.
Continua »