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Comportamento Abituale

105 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione che si verifica quando un soggetto ha commesso più reati della stessa indole, anche se giudicati con sentenze diverse. Questa condizione impedisce l'applicazione di alcuni benefici di legge, come la particolare tenuità del fatto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esclusione non punibilità per tenuità del fatto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver portato fuori dalla propria abitazione numerosi strumenti atti ad offendere. La decisione ha confermato l'esclusione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall'articolo 131-bis c.p., a causa della gravità oggettiva del fatto e del comportamento abituale del soggetto. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Reato edilizio: Sanatoria condizionata non estingue il crimine
Un legale rappresentante di un'azienda ha realizzato opere edilizie abusive senza permessi, configurando un `reato edilizio`. Ha cercato di ottenere la non punibilità per particolare tenuità del fatto e ha allegato una successiva `sanatoria condizionata`. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che la particolare tenuità del fatto non si applica per la gravità e l'abitualità della condotta. Inoltre, una sanatoria condizionata, che richiede interventi futuri, non estingue il reato edilizio, poiché la regolarizzazione deve riguardare opere già conformi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione del Reato: Quando il Tempo Cancella la Pena e le Sanzioni
Un Lavoratore ha impugnato una sentenza che gli negava la non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.), sostenendo che un precedente reato estinto non dovesse contare come "comportamento abituale". La Corte di Cassazione, pur riconoscendo la fondatezza dell'argomento sulla tenuità del fatto, ha rilevato che il reato contestato era ormai coperto dalla prescrizione del reato. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio. La Corte ha anche revocato la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, disponendo la trasmissione degli atti al Prefetto.
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Furto al supermercato: la Cassazione conferma la particolare tenuità del fatto
Una donna ha sottratto merce per circa 200 euro da un supermercato, nascondendola e pagando solo altri articoli. In primo grado, è stata condannata per furto tentato. La Corte d'Appello l'ha assolta per la particolare tenuità del fatto, ritenendo l'offesa minima e il comportamento non abituale. Il Procuratore Generale ha impugnato, sostenendo l'illogicità della motivazione, in particolare riguardo alla presunta incensuratezza della donna e alla gravità del dolo. La Cassazione ha confermato l'assoluzione, ribadendo che l'errore sull'incensuratezza non incide, poiché per escludere la particolare tenuità del fatto è necessaria l'abitualità, ovvero almeno due precedenti reati della stessa indole, non riscontrati nel caso specifico.
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Particolare tenuità del fatto: reati precedenti bloccano il beneficio
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna per il reato di truffa. La difesa ha lamentato il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale. L'Imputato risultava infatti già condannato per due precedenti reati della stessa indole. Inoltre, le attenuanti generiche richiedono elementi positivi specifici e non spettano automaticamente per la sola assenza di aspetti negativi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Combustione illecita di rifiuti: bruciare rame costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di combustione illecita di rifiuti e porto abusivo di armi, per aver dato fuoco a guaine di plastica allo scopo di recuperare i cavi di rame contenuti all'interno e per la detenzione di un coltello a serramanico. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo, avendo egli tentato di contenere le fiamme, e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato richiede il solo dolo generico, ossia la consapevolezza di dare fuoco ai materiali. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici impedisce il riconoscimento della tenuità del fatto, a prescindere dal tempo trascorso dai reati anteriori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Reati abituali e particolare tenuità del fatto: stop ai ricorsi
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestare l'elemento psicologico del reato. I giudici di merito avevano negato il beneficio a causa della serialità e dell'abitualità delle condotte illecite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la commissione di più reati della stessa indole impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. L'Imputato perde il giudizio ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto e minacce: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per il delitto di minaccia grave ai danni della persona offesa. Il responsabile ha presentato ricorso lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno accertato che l'autore ha minacciato la vittima in maniera ripetuta nel tempo. La condotta seriale integra la nozione legale di comportamento abituale, elemento che preclude in modo assoluto qualsiasi beneficio legato alla minima gravità del reato. L'imputato deve quindi risarcire il danno e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Targhe false: sì al riesame per particolare tenuità del fatto
Un automobilista viene condannato per la contraffazione delle targhe del proprio furgone, realizzate in cartone e plastica. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, negata dai giudici di merito solo sulla base di precedenti penali generici. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso: sebbene la contraffazione non sia un falso grossolano, la negazione della particolare tenuità del fatto richiede una valutazione rigorosa dei precedenti, verificando se siano della stessa indole. La sentenza viene annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Particolare tenuità del fatto: negata se lo spaccio è ripetuto
Il caso riguarda un uomo condannato per molteplici episodi di spaccio di sostanze stupefacenti commessi in un breve arco temporale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la reiterazione di sei cessioni di droga in un mese configura un comportamento abituale. Tale abitualità esclude l'applicazione della particolare tenuità del fatto, anche in presenza di un reato continuato. Inoltre, la serialità delle condotte impedisce una prognosi favorevole per la sospensione della pena. L'imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese.
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Particolare tenuità del fatto: negata se il reato è abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la ricettazione di un telefono cellulare. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato il diniego di tale beneficio poiché l'imputato registrava numerosi precedenti penali per reati della stessa specie. Questa condotta seriale configura un comportamento abituale, escludendo per legge l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Precedenti penali e particolare tenuità del fatto: no all’assoluzione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura contro l'assoluzione di un uomo accusato di truffa. Il giudice di secondo grado aveva applicato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo erroneamente l'imputato incensurato. Al contrario, il casellario giudiziale mostrava numerose condanne definitive per furto, rapina e traffico di droga. La Cassazione ha chiarito che la presenza di precedenti penali configura un comportamento abituale, che impedisce l'applicazione di questo beneficio. La sentenza è stata annullata con rinvio ad altra Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Particolare tenuità del fatto: negata se l’omissione è ripetuta
L'Amministratrice di una società è stata condannata per l'omesso versamento delle ritenute previdenziali dei dipendenti per l'anno 2013, per un totale di oltre 13.000 euro. La donna ha proposto ricorso in Cassazione, richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di un comportamento abituale e sistematico. Nel caso specifico, l'imputata aveva già subito una precedente condanna per lo stesso reato nell'anno precedente e aveva commesso plurime omissioni nel corso dell'anno. Inoltre, l'importo non versato superava significativamente la soglia di rilevanza penale, escludendo la lievità dell'offesa. L'Amministratrice è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: no sconti ai recidivi
Il caso riguarda Il Detenuto, condannato per il reato di evasione a causa del suo allontanamento volontario e ingiustificato dal luogo di arresto. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata in presenza di un comportamento abituale. Nel caso specifico, Il Detenuto aveva commesso ripetute violazioni degli obblighi di sorveglianza speciale anche dopo il reato. La Cassazione ha ribadito che l'abitualità esclude il beneficio se l'autore commette almeno altri due reati della stessa indole, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: spaccio lieve e confisca ridotta
Un uomo è stato condannato per la cessione di due grammi di marijuana al prezzo di dieci euro. I giudici di merito gli avevano negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo il suo comportamento abituale a causa di un singolo precedente penale specifico e confiscando l'intero denaro trovato in suo possesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che un solo precedente non basta a definire l'abitualità del comportamento, per la quale servono invece almeno altri due reati della stessa indole. Inoltre, la Suprema Corte ha giudicato illegittima la confisca dell'intera somma di denaro, poiché eccedeva palesemente il prezzo di dieci euro pagato dall'acquirente per la dose di stupefacente. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Particolare tenuità del fatto negata a chi colleziona condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violazione delle misure di prevenzione. L'imputato contestava il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato che la presenza di precedenti condanne per reati della stessa indole, come l'evasione, dimostra un'abituale insofferenza verso le prescrizioni dell'autorità. Tale abitualità esclude categoricamente l'applicazione del beneficio, poiché l'offesa non può essere considerata tenue. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Danneggia uno sgabello: niente particolare tenuità del fatto
Un detenuto viene condannato per aver distrutto uno sgabello nella sua cella. La sua difesa chiede l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', sostenendo che il gesto fosse di minima importanza. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. La decisione si basa sul 'comportamento abituale' dell'imputato, desunto dai suoi numerosi precedenti penali per reati simili. Secondo i giudici, questa 'serialità' criminale dimostra una tendenza a delinquere che rende impossibile considerare l'episodio come un fatto isolato e di lieve entità, confermando così la condanna.
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Gara clandestina: minacciare la Polizia non esclude la tenuità
Un motociclista viene condannato per aver partecipato a una gara clandestina. I giudici gli negano la non punibilità per **particolare tenuità del fatto** a causa del suo comportamento minaccioso verso le Forze dell'Ordine durante il controllo. La Corte di Cassazione interviene e chiarisce un principio fondamentale: la condotta successiva al reato è rilevante solo se aggrava l'offesa specifica per cui si è processati. Minacciare gli agenti lede il buon andamento della Pubblica Amministrazione, non la sicurezza stradale (bene protetto dalla norma sulle gare). Pertanto, tale comportamento non può impedire l'applicazione della tenuità del fatto. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Frode da 550€: niente particolare tenuità del fatto per precedenti
Una persona viene condannata per non aver comunicato all'INPS nuovi redditi familiari, percependo indebitamente circa 550 euro. In Cassazione, chiede l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, dato il basso importo. La Corte respinge la richiesta e conferma la condanna. Il motivo è che la persona aveva già precedenti penali per reati contro il patrimonio. Questa condizione di 'comportamento abituale' esclude automaticamente il beneficio della particolare tenuità del fatto, a prescindere dal modesto valore del danno economico. L'esito è la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione di 3.000 euro.
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Comportamento abituale reato: niente sconti per la truffa online
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per truffa. L'imputato aveva richiesto la non punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio non può essere concesso in presenza di un 'comportamento abituale reato'. Poiché l'uomo aveva già altri due precedenti penali specifici, la sua condotta non poteva essere considerata occasionale. La Corte ha inoltre ribadito che ricevere il denaro della truffa su una carta personale, i cui dati sono stati forniti alla vittima, è un elemento decisivo per confermare la colpevolezza. L'esito finale è la condanna definitiva dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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