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Evasione e particolare tenuità del fatto: no sconti ai recidivi

Il caso riguarda Il Detenuto, condannato per il reato di evasione a causa del suo allontanamento volontario e ingiustificato dal luogo di arresto. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata in presenza di un comportamento abituale. Nel caso specifico, Il Detenuto aveva commesso ripetute violazioni degli obblighi di sorveglianza speciale anche dopo il reato. La Cassazione ha ribadito che l’abitualità esclude il beneficio se l’autore commette almeno altri due reati della stessa indole, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 29797 Anno 2023
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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di evasione e i limiti della particolare tenuità del fatto

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso delicato riguardante il reato di evasione e l’applicazione della particolare tenuità del fatto. Il protagonista della vicenda, un uomo sottoposto a misura restrittiva, si è allontanato volontariamente dal luogo di detenzione senza alcuna autorizzazione. Di fronte alla condanna, la difesa ha tentato di invocare la speciale causa di non punibilità prevista dal codice penale. Questa norma permette di evitare la condanna quando l’offesa è minima e il comportamento non è abituale. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno respinto fermamente la richiesta, confermando la responsabilità penale del soggetto.

Quando l’allontanamento volontario configura il reato di evasione

Il reato di evasione si consuma nel momento esatto in cui il soggetto si allontana dal luogo in cui deve espiare la pena o la misura cautelare. Non ha alcuna importanza la durata dell’allontanamento o la distanza percorsa. L’elemento fondamentale è la volontarietà del gesto, unita alla mancanza di una valida giustificazione autorizzata dal giudice. Nel caso in esame, Il Detenuto ha violato consapevolmente le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria. La condotta di allontanarsi senza permesso lede direttamente l’amministrazione della giustizia e il controllo dello Stato sui soggetti sottoposti a restrizioni della libertà personale. La difesa ha provato a sminuire la gravità del fatto, ma i giudici hanno ritenuto l’azione pienamente offensiva e meritevole di sanzione.

Il concetto di comportamento abituale nel diritto penale

La legge penale esclude l’applicazione dei benefici legati alla lieve entità del fatto quando il colpevole dimostra una tendenza a delinquere. Il comportamento abituale rappresenta un ostacolo insormontabile per chi richiede la non punibilità. Questo presupposto ostativo (impedimento legale) si verifica quando l’autore commette più reati della stessa indole. La reiterazione dei reati dimostra che il fatto non è un episodio isolato, ma fa parte di una condotta di vita contraria alle regole sociali. Anche la violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale rientra in questa valutazione di abitualità. Il giudice deve analizzare la condotta complessiva del soggetto, considerando anche i comportamenti successivi al reato per cui si procede.

Le motivazioni della sentenza sulla particolare tenuità del fatto

I giudici della Suprema Corte hanno basato la loro decisione su precise motivazioni giuridiche riguardanti la particolare tenuità del fatto. La Cassazione ha rilevato che Il Detenuto ha commesso ripetute violazioni degli obblighi inerenti la sorveglianza speciale. Inoltre, l’imputato ha posto in essere identiche violazioni anche dopo la commissione del reato di evasione. Questa condotta successiva conferma la presenza di un comportamento abituale e sistematico. La giurisprudenza stabilisce che l’abitualità esclude la particolare tenuità del fatto quando l’autore commette almeno altri due reati della stessa indole. Questi reati possono essere accertati in via incidentale (durante lo stesso processo) dal giudice procedente. Di conseguenza, la reiterazione delle condotte illecite impedisce di considerare l’evasione come un fatto di minima offensività.

Le conclusioni della Cassazione sul caso di evasione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore del ricorrente. Questa decisione comporta la conferma definitiva della condanna inflitta nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente deve farsi carico delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, i giudici hanno condannato l’uomo al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria colpisce chi presenta ricorsi manifestamente infondati o generici, intasando inutilmente la macchina della giustizia. La pronuncia ribadisce che chi viola ripetutamente le regole non può beneficiare di sconti di pena o di cause di non punibilità.

Quando si configura il reato di evasione?
Il reato si configura quando un soggetto si allontana volontariamente e senza una valida autorizzazione dal luogo in cui è legalmente detenuto o ristretto.

Cosa impedisce l’applicazione della particolare tenuità del fatto?
L’applicazione è impedita dalla presenza di un comportamento abituale, che si verifica quando il soggetto commette più reati della stessa indole anche dopo il fatto contestato.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La condanna precedente diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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