Quattro soggetti (la proprietaria del terreno, la comodataria, il procuratore e il direttore dei lavori) sono stati condannati per aver realizzato, in un'area vincolata, due fabbricati in legno e verande senza il necessario permesso di costruire. La Corte di Cassazione ha rigettato i loro ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che le opere non avevano carattere precario o temporaneo, richiedendo quindi il titolo abilitativo. Inoltre, la Corte ha escluso la prescrizione dei reati, calcolando correttamente i periodi di sospensione previsti dalla legge, e ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità e della molteplicità delle violazioni edilizie, sismiche e paesaggistiche commesse. L'abuso edilizio è stato quindi pienamente confermato.
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