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Commissario Giudiziale

52 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Professionista nominato dal tribunale nelle procedure di concordato preventivo con il compito di vigilare sull'attività del debitore e di attestare la veridicità dei dati e la fattibilità del piano di risanamento proposto ai creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Compenso Commissario Giudiziale: Da 180.000€ a 24.000€, la Cassazione interviene
La Cassazione ha riesaminato un caso complesso riguardante il Compenso Commissario Giudiziale in una procedura di concordato preventivo con riserva. Tre professionisti avevano ricevuto inizialmente 180.000 euro, poi ridotti drasticamente a 24.000 euro dal Tribunale, che aveva applicato criteri generici. I Commissari hanno contestato questa riduzione, sostenendo l'applicazione di norme specifiche. La Corte ha riconosciuto la mancanza di chiarezza normativa e le diverse interpretazioni, decidendo di rinviare la causa a una pubblica udienza per definire criteri più precisi per il Compenso Commissario Giudiziale.
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Compenso commissario giudiziale: no a cifre senza motivazione
L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione contro il decreto del Tribunale che ha stabilito la somma di venticinquemila euro a favore del professionista nominato nella procedura di concordato. Secondo l'impresa, il giudice ha fissato la cifra in modo del tutto arbitrario, senza specificare i conteggi o i criteri applicati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la nullità della decisione. Il Tribunale non può infatti limitarsi a determinare una somma globale per il compenso commissario giudiziale. Occorre esplicitare i calcoli basandosi sull'attivo, sul passivo e sulle attività svolte. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha ordinato una nuova liquidazione motivata.
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Valore di liquidazione nel concordato: stop ai finti plusvalori
Un'Azienda in crisi propone un concordato preventivo in continuità indiretta basato sull'offerta d'acquisto della propria attività. Nel determinare il valore di liquidazione nel concordato, l'Azienda indica tuttavia una stima dei singoli beni molto più bassa, qualificando la differenza rispetto all'offerta reale come un plusvalore liberamente distribuibile ai creditori. Il Tribunale e la Corte d'Appello dichiarano la proposta inammissibile. L'Azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso ma stabilisce un fondamentale principio di diritto: il valore di liquidazione nel concordato deve includere la reale offerta d'acquisto dell'azienda in esercizio. Non è lecito sottostimare i beni simulando una vendita atomistica al solo scopo di distribuire arbitrariamente le risorse. L'Azienda perde il ricorso.
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Patteggiamento dell’ente e spese processuali: l’ente non le paga
La vicenda riguarda un accordo penale per reati di corruzione e turbativa d'asta. Il Tribunale applicava la pena concordata alla persona fisica e una sanzione pecuniaria all'ente coinvolto, nominando un commissario giudiziale per sei mesi. Il giudice condannava entrambi al pagamento delle spese di giudizio. La società presentava ricorso, sostenendo l'illegittimità delle spese imposte in sede di accordo. La Corte di Cassazione ha esaminato il rapporto tra patteggiamento dell'ente e spese processuali. I giudici hanno annullato senza rinvio la condanna alle spese per l'ente: quando la persona giuridica concorda una sanzione solo pecuniaria, opera l'esenzione dalle spese processuali. Il commissariamento evita l'interruzione dell'attività e non costituisce una sanzione interdittiva. Il ricorso della persona fisica è stato invece respinto.
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Compenso del commissario giudiziale: cifre alte ma senza motivi
Una società in concordato preventivo ha impugnato il decreto del Tribunale che liquidava il compenso del commissario giudiziale in 75.000 euro. La procedura era stata dichiarata improcedibile prima dell'omologazione. La società contestava il calcolo del compenso, la mancata detrazione dei costi dei periti stimatori e l'assenza di una reale motivazione da parte del giudice, che si era limitato a formule generiche e di stile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente al difetto di motivazione. La Suprema Corte ha chiarito che il decreto di liquidazione deve giustificare in modo specifico le scelte sul quantum del compenso del commissario giudiziale, senza ricorrere a frasi stereotipate. La decisione è stata quindi cassata con rinvio al Tribunale per una nuova valutazione adeguatamente motivata.
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Compenso del commissario giudiziale: tagliato se l’accordo salta
Un'azienda in liquidazione propone un concordato preventivo, ma vi rinuncia prima dell'omologazione. Il Tribunale liquida ai commissari giudiziali un importo di 1,35 milioni di euro, calcolandolo sull'attivo inventariato anziché su quello realizzato, disapplicando la norma ministeriale ritenuta irragionevole. L'azienda ricorre in Cassazione. La Suprema Corte conferma che per determinare il compenso del commissario giudiziale si deve fare riferimento all'attivo inventariato per evitare disparità di trattamento. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'azienda stabilendo che, in caso di interruzione anticipata della procedura, il compenso deve essere ridotto proporzionalmente all'opera effettivamente prestata. La causa viene rinviata al Tribunale per il ricalcolo della cifra.
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Compenso del commissario giudiziale: nullo senza motivi
I Commissari Giudiziali di una procedura di concordato preventivo hanno impugnato il decreto del Tribunale che liquidava il loro compenso finale applicando le percentuali minime di legge senza fornire spiegazioni adeguate. I professionisti hanno lamentato la mancanza di motivazione, specialmente a fronte della complessità dell'opera prestata, già riconosciuta nei decreti di acconto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il decreto di liquidazione del compenso del commissario giudiziale è nullo se privo di un'effettiva motivazione sui criteri applicati. Non basta fare riferimento all'attivo, al passivo e alla legge applicabile; il giudice deve esplicitare il percorso logico seguito per determinare la somma all'interno della forbice legale. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione.
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Compenso del commissario giudiziale: nullo senza motivazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società debitrice contro il decreto del Tribunale di Milano che aveva liquidato il compenso del commissario giudiziale in 13.500,00 euro, nonostante la successiva rinuncia alla procedura di concordato preventivo. La Suprema Corte ha stabilito che il provvedimento di liquidazione è nullo se privo di motivazione. Il giudice non può limitarsi a quantificare la somma o a rinviare genericamente alla richiesta del professionista, ma deve indicare chiaramente i criteri e i parametri tariffari applicati in concreto per determinare il compenso del commissario giudiziale. Di conseguenza, la decisione è stata annullata con rinvio ad altro giudice.
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Compenso del commissario giudiziale: spetta anche senza vendite
Una società in liquidazione ha contestato il compenso del commissario giudiziale stabilito dal Tribunale in una procedura di concordato preventivo poi revocata. La società sosteneva che, non essendo stato venduto alcun bene, il compenso andasse calcolato solo sui debiti e non sul patrimonio stimato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: le regole ministeriali che impongono di calcolare il compenso del commissario giudiziale sull'attivo realizzato per i concordati liquidatori sono irragionevoli e vanno disapplicate. Il compenso del commissario giudiziale deve essere sempre calcolato sull'attivo inventariato, applicando poi una riduzione proporzionale se la procedura si interrompe prima del tempo. Vince quindi il commissario giudiziale, che mantiene il compenso già liquidato.
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Compenso del commissario giudiziale: flussi reali contro beni
Tre debitori propongono un concordato minore in continuità, ma il Tribunale nega l'omologazione. Il Giudice delegato liquida il compenso del commissario giudiziale applicando le tariffe del concordato preventivo sull'attivo inventariato. I debitori impugnano il decreto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che il compenso del commissario giudiziale nel concordato minore deve essere calcolato in base al D.M. 202/2014 sull'attivo indicato nella proposta e non su quello inventariato. Inoltre, la liquidazione deve rispettare il principio di proporzionalità rispetto all'opera effettivamente prestata, specie se la procedura si arresta anticipatamente. La decisione viene cassata con rinvio.
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Compenso del commissario giudiziale: vietati i tagli senza motivi
Il Tribunale di Teramo liquidava il compenso del commissario giudiziale, nominato in una procedura di concordato preventivo poi estinta per rinuncia, stabilendo una somma di 10.000 euro a fronte di un minimo tariffario asseritamente pari a oltre 76.000 euro. Il professionista proponeva ricorso in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sui criteri adottati per tale drastica riduzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la determinazione del compenso del commissario giudiziale richiede una motivazione analitica e non stereotipata. Il giudice deve infatti esplicitare l'iter logico seguito, i criteri applicati, le attività svolte e i risultati conseguiti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il decreto impugnato, rinviando la causa al Tribunale in diversa composizione per una nuova e corretta quantificazione delle spettanze.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alle spese e al raddoppio
Una società immobiliare ha impugnato in Cassazione il decreto del Tribunale che liquidava centotrentamila euro a favore del commissario giudiziale per l'attività svolta durante un concordato preventivo poi revocato. Successivamente, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, regolarmente sottoscritto dal proprio legale rappresentante. La Suprema Corte, verificata la sussistenza dei requisiti di legge, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Non è stata pronunciata alcuna condanna alle spese poiché la controparte non ha svolto attività difensiva. Inoltre, i giudici hanno escluso l'obbligo di versare il raddoppio del contributo unificato, inapplicabile in caso di estinzione per rinuncia.
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Compenso del commissario giudiziale: spetta senza rendiconto
Una società immobiliare ha impugnato il decreto con cui il Tribunale ha liquidato il compenso del commissario giudiziale per un concordato preventivo poi interrotto. La società lamentava l'assenza di un rendiconto e la mancata instaurazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il compenso del commissario giudiziale non è subordinato alla presentazione del rendiconto, poiché tale organo svolge funzioni di vigilanza e non di amministrazione attiva. Inoltre, la liquidazione non richiede un preventivo contraddittorio con la società debitrice. Di conseguenza, la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Compenso del commissario giudiziale: dovuto anche senza inventario
Una debitrice proponeva domanda di concordato preventivo con riserva, rinunciando poi alla procedura prima dell'apertura formale. Il Tribunale liquidava il compenso del commissario giudiziale in circa 27.000 euro, basandosi sull'attività di vigilanza svolta. La debitrice impugnava il provvedimento, lamentando la mancata instaurazione del contraddittorio e l'assenza di un inventario ufficiale per calcolare la tariffa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per determinare il compenso del commissario giudiziale in caso di chiusura anticipata si applica il principio di proporzionalità. In mancanza di inventario, il giudice può stimare attivo e passivo dai documenti disponibili (come il piano o l'elenco creditori), riducendo la somma in base al lavoro effettivamente prestato, senza necessità di sentire preventivamente il debitore.
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Compenso commissario giudiziale: l’attivo iniziale batte il realizzo
La Corte di Cassazione interviene sul calcolo del compenso commissario giudiziale in un concordato preventivo interrotto. Tre professionisti si erano visti liquidare una cifra irrisoria, calcolata con criteri generici. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il compenso va sempre calcolato secondo le regole specifiche della materia fallimentare. Inoltre, ha chiarito che il parametro di riferimento deve essere l'attivo inventariato (il valore iniziale dei beni) e non quello realizzato, disapplicando per irragionevolezza la norma ministeriale che creava una distinzione ingiustificata. I commissari vincono e il compenso dovrà essere ricalcolato correttamente.
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Preliminare di cosa altrui: acquisto nullo, ragione al compratore
Un Promissario Acquirente si ritira da una proposta di acquisto per un immobile. Il bene apparteneva a un socio e non alla società in concordato che, tramite il suo Commissario, aveva accettato l'offerta. La Cassazione dà ragione all'Acquirente, stabilendo un principio chiave sul preliminare di vendita di cosa altrui: il promittente venditore deve assumere personalmente l'obbligo di far acquistare la proprietà al compratore. In questo caso, il Commissario non aveva il potere di disporre del bene del socio né si era personalmente obbligato a garantirne il trasferimento. L'accordo è quindi nullo e nessuna richiesta di risarcimento è dovuta dall'Acquirente.
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Obblighi informativi concordato: omissione fatale, sì al fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di una società la cui proposta di concordato era stata giudicata inammissibile. La causa risiedeva nella violazione degli obblighi informativi nel concordato preventivo. L'azienda aveva omesso di menzionare nel piano una complessa operazione di scissione e la successiva vendita di una partecipazione societaria di grande valore a un prezzo irrisorio. Secondo i giudici, questa mancanza di trasparenza ha impedito ai creditori di valutare correttamente la proposta, rendendola inaccettabile. La sentenza sottolinea che l'imprenditore deve fornire un quadro completo e veritiero di tutte le operazioni che hanno inciso sul patrimonio aziendale prima della crisi.
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Atti di frode: azienda fallisce per informazione ingannevole
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di un concordato e il successivo fallimento di un'azienda del settore lusso. La società aveva presentato un piano ai creditori basato su bilanci che non rappresentavano fedelmente la realtà, omettendo di contabilizzare correttamente l'enorme costo dell'oro utilizzato nella produzione. Questa informazione incompleta e fuorviante ha impedito ai creditori di valutare la reale situazione patrimoniale. La Corte ha stabilito che tali omissioni costituiscono veri e propri **atti di frode nel concordato preventivo**, poiché minano la fiducia e la trasparenza necessarie, giustificando la revoca della procedura e la dichiarazione di fallimento.
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Pagamenti non autorizzati nel concordato: l’errore che costa il fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il fallimento di un'azienda che, dopo aver chiesto l'ammissione al concordato preventivo, aveva effettuato dei pagamenti non autorizzati a vecchi fornitori. L'azienda sosteneva che tali pagamenti fossero necessari per la continuità aziendale, ma non è riuscita a dimostrarlo in modo specifico. I giudici hanno stabilito che pagare debiti pregressi senza il via libera del tribunale costituisce un atto di straordinaria amministrazione vietato, che viola la parità di trattamento tra i creditori. Questo comportamento è stato considerato un atto in frode ai creditori, giustificando la revoca del concordato e la dichiarazione di fallimento.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società insolvente che non ha presentato il piano di concordato nei termini stabiliti. La decisione è scaturita dall'accertamento di debiti tributari e previdenziali superiori alle soglie di legge e dall'ammissione della stessa debitrice circa l'impossibilità di risanamento.
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