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Coltivazione Stupefacenti

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Coltivazione stupefacenti: i limiti del ricorso
Un soggetto condannato per coltivazione stupefacenti (13 piante di canapa e 95 grammi di marijuana) ha presentato ricorso in Cassazione lamentando una valutazione errata delle prove e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare nel merito i fatti se la sentenza impugnata presenta una motivazione congrua, esauriente e logicamente corretta. La presenza di un bilancino, cellophane e denaro ha inoltre escluso l'uso personale.
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Coltivazione stupefacenti: quando è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24261/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per coltivazione stupefacenti. La detenzione di 60 piante, capaci di produrre 765 dosi, non può essere considerata per uso personale. La Corte ha ribadito che la non punibilità si applica solo a coltivazioni domestiche con tecniche rudimentali, un numero esiguo di piante e una produzione minima, condizioni non presenti nel caso di specie.
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Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per la coltivazione di stupefacenti. L'ordinanza sottolinea come le prove a carico fossero evidenti e come il ricorso fosse meramente riproduttivo di censure già respinte in appello. La Corte ha confermato la gravità del fatto, giustificando sia la pena applicata sia il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, non considerate un beneficio automatico ma da motivare con elementi favorevoli, qui assenti.
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Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di stupefacenti. La decisione si basa su due punti chiave: i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello e l'ingente quantità di sostanza (pari a 1.274 dosi) escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità. La Corte ha confermato la validità della valutazione dei giudici di merito, che avevano tenuto conto dell'ammissione dell'imputato di coltivare con l'intenzione di vendere.
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Coltivazione stupefacenti: quando è reato? Cassazione
Un soggetto ricorre in Cassazione contro una condanna per coltivazione stupefacenti, sostenendo che le piante non fossero idonee a produrre un principio attivo rilevante. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il reato sussiste a prescindere dalla quantità di principio attivo immediatamente estraibile. È sufficiente che la pianta appartenga al tipo botanico vietato e abbia la potenzialità di maturare e produrre la sostanza, come accertato nel caso specifico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione di 3.000 euro.
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Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due individui condannati per la coltivazione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che l'eccezione di inutilizzabilità degli atti tardivi è sanata con la scelta del rito abbreviato e che il numero ingente di piante (150) esclude sia la particolare tenuità del fatto sia la concessione delle attenuanti generiche, data anche l'assenza di resipiscenza.
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Coltivazione stupefacenti: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due fratelli condannati per la coltivazione stupefacenti, nello specifico 175 piante di canapa. La Corte ha ritenuto inammissibili quasi tutti i motivi di ricorso, confermando che la coltivazione su larga scala è un reato offensivo a prescindere dalla maturazione delle piante. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio perché i giudici d'appello non avevano motivato la loro decisione di negare la sospensione condizionale della pena, violando un obbligo di legge.
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Coltivazione stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha stabilito che una piantagione di 42 piante di marijuana, alte fino a 4 metri e supportata da attrezzature professionali, non può essere considerata per uso personale. È stata inoltre confermata l'aggravante della recidiva, data la pericolosità sociale del soggetto desunta dai suoi precedenti specifici e dalla sua condotta.
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Coltivazione stupefacenti: quando è reato? Analisi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione stupefacenti. La Corte ha stabilito che l'ingente quantitativo di principio attivo ricavabile (1.089 dosi) e la presenza di attrezzature professionali escludono la destinazione al mero uso personale. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, non potendo basarsi sulla sola assenza di precedenti.
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Coltivazione stupefacenti: quando si esclude il fatto lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione stupefacenti, respingendo il ricorso di un imputato. La sentenza chiarisce che per escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) è necessaria una valutazione complessiva che include quantità, qualità della sostanza, modalità dell'azione e potenziale diffusività. La Corte ha inoltre ribadito che i giudici possono considerare elementi non contestati formalmente, come ulteriori piantine, per valutare il contesto generale dell'attività illecita, senza violare il principio di correlazione tra accusa e sentenza.
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