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Coltivazione Illecita

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Attività non autorizzata di semina, cura e crescita di piante da cui si possono estrarre sostanze droganti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Coltivazione di sostanze stupefacenti tra i pomodori: condannati
Tre imputati sono stati condannati per la coltivazione di sostanze stupefacenti, avendo impiantato una piantagione di 273 piante di canapa indiana, nascoste tra filari di pomodori e dotate di un sistema di irrigazione. I soggetti sono stati sorpresi sul posto con le chiavi del cancello d'accesso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei condannati. I giudici hanno escluso la lieve entità del fatto e la minima partecipazione di uno di essi, evidenziando l'organizzazione della coltivazione e l'attiva cura delle piante. La Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Coltivazione illecita: negata la resa dei semi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per coltivazione illecita. Il ricorrente contestava il mancato dissequestro e la mancata restituzione di semi di canapa. La Suprema Corte ha stabilito che tali semi, essendo identici a quelli utilizzati per la piantagione illegale, costituiscono un pericolo concreto di reiterazione del reato. La decisione ribadisce che in sede di legittimità non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti già valutati dai giudici di merito.
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Coltivazione illecita: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso di un soggetto sorpreso a irrigare una piantagione organizzata. La decisione sottolinea che la coltivazione illecita non può essere considerata di lieve entità quando sono presenti 95 piante, un sistema organizzato e un potenziale di 634 dosi medie, confermando così il rigetto delle attenuanti richieste dalla difesa.
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Coltivazione illecita: i limiti della canapa light
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per coltivazione illecita di marijuana. Nonostante il ricorrente invocasse la liceità della produzione basata sulla normativa per la canapa industriale, i giudici hanno confermato la responsabilità penale. Tale decisione si fonda sul rinvenimento di strumenti per lo spaccio, un'agenda con i nomi dei clienti e un elevato tasso di THC nelle piante. La sentenza ribadisce che la semplice conservazione dei cartellini dei semi non prova la finalità lecita se il contesto operativo suggerisce la destinazione al mercato degli stupefacenti.
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Coltivazione illecita: quando non è per uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione illecita. La Corte ha ritenuto che il numero di piante e la loro collocazione escludessero la destinazione a mero uso personale, confermando la valutazione dei giudici di merito e respingendo le richieste di attenuanti e di applicazione dell'art. 131-bis c.p. a causa della non esiguità del pericolo e dei precedenti penali del ricorrente.
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Coltivazione illecita: la prova indiziaria è sufficiente
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per coltivazione illecita di una vasta piantagione di marijuana. La decisione si fonda su un quadro di prove indiziarie ritenuto solido, che include il contratto di locazione del terreno, dichiarazioni testimoniali e dati telefonici. La Corte ha ritenuto tali elementi gravi, precisi e concordanti, sufficienti a dimostrare la responsabilità dell'imputato al di là di ogni ragionevole dubbio. È stata inoltre confermata l'aggravante dell'ingente quantità e il diniego delle attenuanti generiche, in ragione della gravità del fatto e dei precedenti dell'imputato.
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Coltivazione illecita: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione illecita di oltre 7.000 piante di marijuana. Il ricorso è stato respinto perché basato su mere contestazioni di fatto, già valutate dal giudice di merito, anziché su vizi di legittimità. La Corte ha confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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