La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la coltivazione di stupefacenti. L'uomo deteneva cinque piante di cannabis e oltre trenta grammi di marijuana in essiccazione all'interno di un armadio attrezzato con lampade e fertilizzanti, oltre a bilancini di precisione. La difesa sosteneva l'uso esclusivamente personale e la natura domestica della coltivazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la rilevanza penale della condotta. L'attrezzatura professionale utilizzata e il quantitativo di dosi ricavabili, pari a circa 350, escludono la tesi del consumo personale, configurando un potenziale spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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