L'Imputato subiva una condanna per il reato di coltivazione di marijuana poiché deteneva tredici piante mature con fertilizzanti professionali, capaci di generare oltre mille dosi singole. La difesa contestava la validità dell'accertamento tossicologico depositato tardivamente, invocava la natura domestica e innocua della coltivazione per uso personale ed esigeva il vincolo della continuazione con reati precedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. I giudici hanno chiarito che il deposito della perizia tecnica nel dibattimento rispetta il pieno contraddittorio senza ledere la difesa. Inoltre, la cura organizzata delle piante e l'elevato quantitativo di principio attivo superano la soglia della modesta coltivazione domestica, costituendo un pericolo concreto per la salute pubblica. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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