Un Proprietario si è presentato al canile municipale per ritirare il proprio cane oltre due mesi dopo la notifica ufficiale del suo ricovero, senza fornire alcuna giustificazione per il ritardo. Accusato del reato di abbandono di animali, l'uomo ha impugnato la condanna dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo e chiedendo la non punibilità per la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato di abbandono di animali si configura non solo con il distacco volontario, ma anche con la prolungata trascuratezza, il disinteresse e l'inerzia nel recupero dell'animale. Inoltre, la prolungata indifferenza impedisce il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. Il Proprietario è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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