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Codice Della Crisi D'Impresa E Dell'Insolvenza (Ccii)

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Corpus normativo (D.Lgs. 14/2019) che ha riformato la disciplina delle procedure concorsuali in Italia, introducendo strumenti per la tempestiva emersione e gestione della crisi d'impresa e dell'insolvenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione Controllata: Ricorso Inammissibile se il Giudice Nega
Una coppia di coniugi ha chiesto di accedere alla procedura di liquidazione controllata per risolvere una situazione di sovraindebitamento. Il Tribunale ha respinto la loro richiesta. I coniugi hanno impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito un principio importante: il decreto che nega l'apertura della liquidazione controllata non è impugnabile con ricorso per cassazione. La decisione si basa sul fatto che la legge richiama le norme della liquidazione giudiziale, le quali escludono espressamente questo tipo di appello. La sentenza ha quindi confermato l'inammissibilità del ricorso per liquidazione controllata, chiudendo definitivamente la questione per i debitori.
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Amministratore giudiziario: può chiedere liquidazione?
Il socio di una società in accomandita semplice ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile il suo reclamo contro l'apertura della liquidazione giudiziale. La richiesta di liquidazione era stata avanzata dall'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. La Corte di Cassazione, pur correggendo la motivazione della corte di merito, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la decisione di accedere a una procedura concorsuale è una scelta gestoria che spetta in via esclusiva all'organo amministrativo. Di conseguenza, l'amministratore giudiziario ha il potere di chiedere la liquidazione della società senza la necessità di una delibera assembleare, in quanto tale potere rientra nei suoi doveri di corretta gestione imposti dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Liquidazione giudiziale: legittima la segnalazione al P.M.
Un imprenditore contesta l'apertura della sua liquidazione giudiziale, sostenendo che la segnalazione del Tribunale al Pubblico Ministero fosse illegittima secondo il nuovo Codice della Crisi d'Impresa e che il suo diritto di difesa fosse stato violato dal diniego di un rinvio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che ogni autorità giudiziaria può segnalare l'insolvenza. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le lamentele sul mancato rinvio, poiché l'imprenditore non aveva giustificato il ritardo nel produrre la documentazione necessaria.
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Privilegio fondiario: sì alla liquidazione controllata
Una società finanziaria, creditrice in forza di un mutuo fondiario, avviava un'espropriazione immobiliare contro un debitore. Successivamente, quest'ultimo veniva ammesso alla procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22914/2024, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: il "privilegio fondiario" previsto dall'art. 41 del Testo Unico Bancario, che consente al creditore di proseguire l'azione esecutiva individuale, si applica non solo alla liquidazione giudiziale (l'ex fallimento) ma anche alla liquidazione controllata. La decisione si fonda sull'interpretazione del rinvio normativo operato dal Codice della Crisi, che estende l'intera disciplina, incluse le eccezioni, alla procedura minore.
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Liquidazione controllata: via libera dal Tribunale
Il Tribunale di Monza ha aperto la procedura di liquidazione controllata per un imprenditore individuale in stato di sovraindebitamento. La corte ha verificato la sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi previsti dal Codice della Crisi, nominando un liquidatore e autorizzando il debitore a continuare a utilizzare l'automobile per motivi di lavoro, ritenendola un bene strumentale essenziale.
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Competenza territoriale crisi d’impresa: sede legale
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in materia di competenza territoriale crisi d'impresa, il trasferimento della sede legale di una società nell'anno antecedente il deposito della domanda di accesso a una procedura concorsuale non è rilevante. La giurisdizione rimane radicata presso il tribunale della sede precedente, in applicazione della norma anti-abuso (c.d. forum shopping) prevista dal Codice della Crisi. La Corte ha inoltre chiarito che il tribunale può dichiarare la propria incompetenza anche dopo aver emesso provvedimenti iniziali, non appena riceve la documentazione completa per decidere sull'ammissione alla procedura.
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Esdebitazione fallimento: si applica la vecchia legge
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave in materia di esdebitazione fallimento. Per le procedure di fallimento avviate prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi (15 luglio 2022), la richiesta di liberazione dai debiti deve seguire le regole della vecchia Legge Fallimentare. La Corte ha chiarito che l'esdebitazione non è un procedimento autonomo, ma la fase conclusiva del fallimento, e pertanto soggiace alla stessa disciplina normativa applicata all'intera procedura, senza possibilità di applicare le norme sopravvenute.
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Reclamo piano consumatore: competenza del Tribunale
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di giurisdizione, stabilendo che la competenza a decidere sul reclamo contro un decreto di inammissibilità di un piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore spetta al Tribunale in composizione collegiale e non alla Corte d'Appello. La decisione chiarisce una lacuna normativa nel Codice della Crisi d'Impresa, distinguendo tra il provvedimento preliminare di inammissibilità e il successivo diniego di omologa. Con questa ordinanza, si afferma che il primo riesame del provvedimento deve avvenire all'interno dello stesso ufficio giudiziario, garantendo coerenza e maggiori tutele.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura
Il Tribunale di Ancona, con sentenza del 01/07/2025 nel caso R.G. 52-1/2025, ha dichiarato aperta la procedura di liquidazione giudiziale nei confronti di una ditta individuale. La decisione si fonda sullo stato di insolvenza dell'impresa, evidenziato da ingenti debiti verso ex dipendenti, fisco e enti previdenziali, e sulla mancata costituzione in giudizio della debitrice, che non ha così assolto all'onere di provare la sussistenza dei requisiti dimensionali per evitare la procedura.
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