Un agente di polizia stradale e il titolare di un'impresa di soccorso stradale sono stati condannati per il reato di concussione. L'agente, abusando del proprio ruolo durante i controlli stradali, minacciava gli automobilisti con sanzioni esorbitanti o il fermo del veicolo per costringerli a usufruire, a prezzi gonfiati, dei servizi di rimorchio del complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando le condanne penali e stabilendo che la minaccia implicita di un danno ingiusto da parte del pubblico ufficiale configura pienamente la costrizione tipica della concussione, escludendo la tesi difensiva del semplice abuso d'ufficio. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e dei risarcimenti alle parti civili.
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