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Coartazione Della Volontà

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26 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Estorsione o Truffa? Nipote minaccia lo Zio: la Cassazione decide
Un nipote costringeva lo zio a versargli somme di denaro tramite minacce implicite. La difesa sosteneva si trattasse di truffa, ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione. La sentenza chiarisce la fondamentale differenza tra estorsione e truffa: nell'estorsione, il pericolo minacciato è reale, concreto e dipende direttamente dalla volontà dell'aggressore, lasciando alla vittima solo la scelta tra subire il danno o pagare. Nella truffa, invece, il pericolo è prospettato come eventuale e non direttamente controllabile da chi inganna, inducendo la vittima in errore. In questo caso, il nipote aveva il pieno controllo del male minacciato, configurando quindi il reato di estorsione. Il ricorso è stato respinto.
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Adesione a cooperativa: quando è valida?
Una lavoratrice ha impugnato la sua adesione a una cooperativa, sostenendo di essere stata costretta per mantenere il posto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la validità del vincolo associativo. La decisione chiarisce che la prova della coartazione deve essere solida e che la valutazione delle prove da parte del giudice di merito è ampiamente discrezionale. Inoltre, la Corte ha stabilito che la mancata specificazione delle rate di pagamento della quota sociale non rende nullo l'obbligo, se l'importo totale è chiaro.
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Coartazione della volontà e rapporto di lavoro
Una lavoratrice ha impugnato l'obbligo di versare una quota sociale a una cooperativa, sostenendo una coartazione della volontà, poiché l'adesione era una condizione per l'assunzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice, confermando la decisione dei giudici di merito. Questi avevano ritenuto non provata la coercizione, basandosi sulla documentazione e sulla discrezionalità del giudice nel valutare le prove. La Corte ha stabilito che non si può chiedere in Cassazione un riesame dei fatti, ma solo un controllo di legittimità sulla motivazione, che in questo caso è stata ritenuta logica e sufficiente.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello. Il ricorso è stato giudicato privo di specificità e mera reiterazione di motivi già respinti in appello. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Adesione coatta a cooperativa: onere della prova
Una lavoratrice sosteneva che la sua adesione a una cooperativa fosse stata forzata per mantenere il posto di lavoro. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che non vi erano prove sufficienti di un'adesione coatta a cooperativa, evidenziando la firma volontaria della domanda, l'assenza di contestazioni sulle trattenute per la quota sociale e la partecipazione alla vita aziendale. Il rigetto delle prove testimoniali è stato considerato legittimo perché le richieste erano troppo generiche per dimostrare la pressione subita.
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Resistenza a pubblico ufficiale: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per resistenza a pubblico ufficiale ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di aver agito per una causa di giustificazione putativa, ossia la convinzione erronea di subire un atto arbitrario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, in quanto i motivi erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte. È stato chiarito che il controllo delle condizioni di salute di una persona in sciopero della fame non costituisce un atto arbitrario che giustifichi una reazione violenta. La Corte ha inoltre confermato la correttezza della valutazione sulla recidiva.
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