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Co-Detenzione

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La detenzione congiunta di una cosa, in questo caso sostanze stupefacenti, da parte di più persone che ne hanno la consapevolezza e la disponibilità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione illegale di armi. I giudici hanno confermato che non è applicabile l'attenuante dello spaccio di lieve entità quando l'attività illecita presenta una struttura organizzata, un numero elevato di cessioni (oltre 700 in un caso), clienti stabili e un possesso di droga con alto principio attivo. La Corte ha ribadito che la co-detenzione di un'arma può essere desunta da comportamenti logici, come il tentativo di recuperarla dopo una minaccia. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa, vedono confermate le loro condanne e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Co-detenzione di stupefacenti: condannati i fratelli complici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due fratelli condannati per la detenzione di sostanze illecite. Il primo ricorrente contestava il mancato riconoscimento del fatto di lieve entita, mentre il secondo negava la propria responsabilita penale. La Suprema Corte ha chiarito che la co-detenzione di stupefacenti era stata ampiamente dimostrata nei gradi di merito con motivazioni logiche e coerenti. Inoltre, le questioni di fatto non possono essere ridiscusse in sede di legittimita, e le nuove richieste non presentate in appello risultano precluse. Di conseguenza, i giudici hanno confermato le condanne e inflitto una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Co-detenzione di stupefacenti: salvo l’ospite in sedia a rotelle
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due uomini condannati per la co-detenzione di stupefacenti all'interno di un'abitazione adibita a laboratorio di spaccio. Il primo imputato è stato ritenuto colpevole a causa di prove schiaccianti, tra cui denaro contante ingiustificato, la contabilità dell'attività illecita e l'uso del suo telefono e della sua auto per lo spaccio. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Al contrario, la Corte ha accolto il ricorso del secondo imputato, un uomo con grave disabilità motoria. I giudici hanno stabilito che la sua semplice presenza sul luogo non dimostra la consapevolezza del nascondiglio della droga. La condanna di quest'ultimo è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Traffico di stupefacenti: il gesto che incastra il complice
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e per la co-detenzione di hashish. La difesa contestava l'utilizzabilità di alcune intercettazioni ambientali, trascritte tardivamente, e la successiva perdita dei supporti audio originali dal fascicolo. I giudici hanno chiarito che la prova è costituita dalla registrazione stessa, regolarmente messa a disposizione delle parti, e che lo smarrimento del supporto non invalida la perizia svolta in contraddittorio. Inoltre, la Cassazione ha escluso la qualificazione del fatto come associazione di lieve entità, dato il volume d'affari in chilogrammi e la volontà di espansione territoriale del gruppo. La presenza del ricorrente sul luogo del sequestro e il suo gesto di avvertimento ai complici confermano la sua responsabilità.
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Lieve entità spaccio: quando viene esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti, confermando l'esclusione della fattispecie di **lieve entità spaccio**. La decisione si basa sulla natura professionale dell'attività, caratterizzata dall'uso di collaboratori, dalla gestione di diverse tipologie di droghe (leggere e pesanti) e da oltre 1.300 cessioni documentate. La Corte ha ribadito che l'inserimento in un circuito criminale strutturato e la continuità operativa sono elementi incompatibili con il riconoscimento del fatto di lieve entità.
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Co-detenzione arma: quando un ordine non basta a provare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per co-detenzione di un'arma. La decisione si fonda sull'insufficienza probatoria di un'intercettazione in cui un soggetto riceveva l'ordine di riferire a un terzo di portare l'arma. Secondo la Corte, questo elemento non prova la disponibilità effettiva dell'arma in capo a chi riceveva l'ordine, configurando un 'salto logico' nella motivazione del giudice del riesame.
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Co-detenzione stupefacenti: l’occultamento prova
Un uomo ricorre in Cassazione contro la condanna per co-detenzione di stupefacenti, sostenendo di non essere responsabile della droga trovata in casa. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, evidenziando come il suo tentativo di occultare la sostanza prima dell'arrivo della polizia dimostri la sua piena consapevolezza e la sua compartecipazione nel reato.
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Co-detenzione stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per co-detenzione stupefacenti. La sua condotta ostativa durante la perquisizione e la presenza di droga visibile nell'abitazione condivisa sono state ritenute prove sufficienti della sua consapevolezza e partecipazione al reato, insieme al convivente.
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