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Clausola Risolutiva Espressa

251 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una clausola inserita in un contratto che stabilisce che il contratto si risolverà automaticamente se una determinata obbligazione non viene adempiuta secondo le modalità stabilite.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di mutuo: rate omesse e precetto
Un mutuatario ha promosso opposizione all'esecuzione contestando l'atto di precetto notificato dalla società cessionaria del credito bancario. Il debitore sosteneva l'illegittimità del precetto poiché la prima comunicazione di scioglimento del rapporto era giunta prima del termine legale di centottanta giorni dalla scadenza della rata. Inoltre, il mutuatario contestava l'imputazione di alcuni accrediti a debiti diversi e meno garantiti. La Corte di Cassazione ha confermato la validità del precetto, stabilendo che l'intimazione di pagamento per l'intero residuo equivale a dichiarazione di volersi avvalere della clausola risolutiva espressa. Poiché l'inadempimento totale si è protratto per anni, ben oltre i centottanta giorni previsti dalla disciplina bancaria, la risoluzione del contratto di mutuo è pienamente legittima ed efficace.
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Interpretazione del contratto e fattura: la Cassazione decide
Una società produttrice ha citato in giudizio la società distributrice per presunto inadempimento, lamentando trattenute indebite sui proventi cinematografici e violazione degli accordi di vendita dei diritti televisivi. La distributrice ha eccepito che una specifica clausola attribuiva all'emissione della fattura il valore di incondizionata accettazione del resoconto economico, precludendo ogni reclamo successivo. La Corte d'Appello ha respinto le richieste restitutorie della produttrice, ritenendo vincolante la regola concordata tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato tale orientamento, rigettando il ricorso. I giudici supremi hanno ribadito che la corretta interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che l'emissione della fattura consolida i conteggi contestati se il testo contrattuale lo prevede espressamente. La società produttrice perde il giudizio ed è condannata alle spese legali.
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Tolleranza del Locatore vs. Clausola Risolutiva Espressa: Chi Vince?
Una Conduttrice, titolare di una parafarmacia, ha chiesto il risarcimento danni al Locatore per vizi dell'immobile. Il Locatore, a sua volta, ha chiesto la risoluzione del contratto di locazione per il mancato pagamento di un canone, invocando la `clausola risolutiva espressa`. La Conduttrice ha sostenuto che il Locatore aveva sempre tollerato i ritardi nei pagamenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la tolleranza del Locatore rende inoperante la `clausola risolutiva espressa` solo se non c'è un richiamo all'esatto adempimento. Poiché il Locatore aveva inviato una comunicazione specifica, l'esercizio della `clausola risolutiva espressa` è stato ritenuto legittimo. Il ricorso della Conduttrice è stato rigettato.
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Accordo tra le parti: l’Estinzione giudizio per rinuncia chiude la lite
Un'Azienda Ricorrente ha impugnato in Cassazione una sentenza che aveva risolto il suo contratto di affitto di ramo d'azienda per un albergo, a causa del mancato pagamento dei canoni. La Corte d'Appello aveva confermato la risoluzione del contratto e ordinato il rilascio dell'immobile, applicando una clausola risolutiva espressa. L'Azienda Controricorrente aveva proposto un ricorso incidentale. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, le parti hanno raggiunto un accordo bonario. Entrambe hanno rinunciato ai rispettivi ricorsi. La Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, chiudendo la controversia senza entrare nel merito e senza spese legali.
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Sublocazione e risoluzione del leasing: abusivismo e danni
Una società concede un immobile in leasing a una ditta, vietando espressamente di sublocare il bene. La ditta subloca comunque lo stabilimento a un terzo. Successivamente, la società di leasing risolve il contratto principale per il mancato pagamento delle rate. Di conseguenza, la società chiede al subconduttore la restituzione dell'immobile e il risarcimento del danno per l'occupazione abusiva. La Corte di Cassazione conferma la condanna del subconduttore al pagamento di oltre 267.000 euro. I giudici chiariscono che la sublocazione e risoluzione del leasing sono strettamente collegate. Se il contratto principale si scioglie, il subconduttore perde qualsiasi diritto di godimento sul bene. L'occupazione successiva diventa illegittima e comporta il dovere di risarcire il proprietario concedente per la mancata disponibilità dell'immobile.
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Lodo Arbitrale: Equità vs. Ordine Pubblico, Impugnazione Inammissibile
Due locatori hanno impugnato un lodo arbitrale che aveva respinto le loro richieste di risoluzione di contratti di locazione e affitto d'azienda, condannandoli a pagare indennità alla società conduttrice. Essi lamentavano violazioni di principi di ordine pubblico, come la responsabilità contrattuale e l'autonomia negoziale. La Corte d'Appello aveva rigettato l'impugnazione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che l'impugnazione di un lodo arbitrale secondo equità è possibile solo per violazione di principi di ordine pubblico in senso stretto, ovvero norme fondamentali e inderogabili a tutela di interessi generali. I principi del codice civile invocati non rientrano in questa categoria, e gli arbitri avevano correttamente valutato il comportamento delle parti e la tacita rinuncia alla clausola risolutiva espressa. La sentenza conferma i limiti dell'Impugnazione lodo arbitrale per equità.
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Clausola risolutiva espressa: prevale nel mutuo INPS, non è mutuo fondiario
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che aveva ricevuto un mutuo dall'Ente Previdenziale (INPS). Il Lavoratore non ha pagato alcune rate. L'Ente Previdenziale ha invocato una clausola risolutiva espressa presente nel contratto, chiedendo la restituzione dell'intero importo. Il Lavoratore ha sostenuto che si dovessero applicare le regole più favorevoli previste per il mutuo fondiario, che richiedono un numero maggiore di rate non pagate per la risoluzione. La Corte ha stabilito che la clausola risolutiva espressa del contratto con l'Ente Previdenziale è valida e prevale, poiché il prestito dell'Ente non è assimilabile a un mutuo bancario tradizionale. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la condanna al pagamento.
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Notifica alle persone giuridiche: la clausola non blocca la sede
Un Istituto ha chiesto la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare contro una Cooperativa per il mancato pagamento di due rate del prezzo. La Cooperativa ha contestato la regolarità della Notifica alle persone giuridiche, sostenendo che l'atto dovesse essere consegnato direttamente presso la Casa Comunale, in base a un'elezione di domicilio contenuta nel contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cooperativa. I giudici hanno stabilito che la clausola di domicilio contrattuale era soltanto subordinata al fallimento dei tentativi ordinari. Di conseguenza, la Notifica alle persone giuridiche eseguita secondo le regole generali del codice di procedura civile e tramite servizio postale è pienamente valida. La Cooperativa perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento di tutte le spese di giudizio.
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Privilegio del Credito Pubblico: La Cassazione Tutela i Fondi Statali
Un ente che gestisce fondi pubblici ha concesso un finanziamento a una società, la quale è poi fallita dopo aver risolto il contratto per inadempimento. L'ente ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare con un privilegio del credito pubblico. I giudici di merito hanno negato il privilegio, ritenendolo applicabile solo in caso di revoca amministrativa o se esplicitamente richiamato nel contratto. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il privilegio del credito pubblico si applica anche in caso di risoluzione contrattuale per inadempimento del beneficiario, data la natura pubblica dei fondi, e non richiede un richiamo espresso della legge nel contratto.
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Interessi moratori usurari: la Cassazione fissa le regole
Un'impresa utilizzatrice stipula un contratto di leasing con un istituto di credito e successivamente agisce in giudizio chiedendo la nullità dell'accordo per la presenza di interessi moratori usurari. L'istituto di credito resiste in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto e il pagamento delle somme rimaste insolute. La Corte d'Appello riconosce la presenza di usura nella mora, confrontando il tasso moratorio con la soglia prevista per gli interessi corrispettivi. L'istituto di credito propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie la doglianza della banca, precisando che gli interessi moratori sono soggetti alla normativa antiusura, ma la loro usurarietà deve essere verificata applicando una soglia specifica, comprensiva della maggiorazione media prevista dai decreti ministeriali. La sentenza viene cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Fideiussore non è consumatore: la Cassazione chiarisce i limiti
Un'azienda e un garante avevano stipulato contratti di locazione finanziaria e fideiussione con una banca. A seguito del mancato pagamento dei canoni, la banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo. I debitori hanno contestato, sostenendo che il garante dovesse godere della **qualità di consumatore del fideiussore**, invalidando clausole come quella sul foro competente. La Corte d'Appello ha escluso tale qualità, ritenendo che sia l'azienda che il garante agissero in ambito imprenditoriale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i ricorrenti non avevano adeguatamente confutato le motivazioni della Corte d'Appello sull'esclusione della qualità di consumatore.
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Clausola risolutiva contratto agenzia: quando il finanziamento va restituito
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore, ex agente di una Banca, i cui eredi contestavano la richiesta di restituzione anticipata di un finanziamento. Questo finanziamento era collegato al contratto di agenzia e destinato a supportare l'attività del Lavoratore. La Banca aveva risolto il contratto di agenzia e, di conseguenza, richiesto la restituzione del finanziamento, basandosi su una clausola risolutiva nel contratto. Gli eredi sostenevano la nullità di tale clausola, considerandola una condizione meramente potestativa. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità della clausola risolutiva contratto agenzia. Ha riconosciuto il collegamento funzionale tra il finanziamento e l'attività di agenzia, ritenendo che la cessazione di quest'ultima rendesse privo di scopo il finanziamento, senza che la clausola fosse arbitraria.
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Terreno non usato ma canoni dovuti: sfratto per morosità valido
I proprietari di un'area intimano lo sfratto per morosità all'inquilino per il mancato pagamento dei canoni di locazione di un terreno destinato a distributore di carburanti. L'inquilino si oppone e chiede il risarcimento dei danni, sostenendo che la costruzione di un muretto da parte dei locatori ha ridotto l'area, impedendo la realizzazione dell'opera originariamente autorizzata e giustificando l'interruzione dei pagamenti. La perizia tecnica accerta tuttavia che l'impianto resta realizzabile mediante una lieve modifica progettuale. I giudici di merito confermano la risoluzione contrattuale per colpa del conduttore. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'inquilino, confermando la piena validità dello sfratto, l'obbligo di rilascio del fondo e la condanna alle spese giudiziarie.
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Clausola risolutiva espressa e rate tardive: la vendita salta
Due acquirenti hanno comprato un terreno agricolo da un ente pubblico, omettendo poi di pagare due rate annuali consecutive. L'ente venditore ha attivato in giudizio la clausola risolutiva espressa presente nel rogito notarile per sciogliere la vendita. Gli acquirenti hanno versato metà del debito durante la causa, sostenendo che tale versamento sanasse l'inadempimento e che il patto fosse vessatorio perché privo di doppia firma. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli acquirenti. I giudici hanno chiarito che il pagamento tardivo dopo la dichiarazione di risoluzione non produce effetti e che la clausola inserita nell'atto notarile non necessita di approvazione specifica.
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Clausola risolutiva espressa e penale: limiti e risarcimento
Un'emittente televisiva nazionale ha interrotto bruscamente l'accordo con una concessionaria e una rete locale, invocando la clausola risolutiva espressa per lievi modifiche di orario nei programmi. Le controparti hanno contestato la rottura ingiustificata e richiesto la penale contrattuale e il risarcimento del danno ulteriore. La Corte di Cassazione ha confermato che l'emittente ha azionato illegittimamente la clausola risolutiva espressa, poiché essa puniva solo la mancata trasmissione del marchio comune e non i meri cambi di orario. I giudici hanno inoltre accolto il ricorso della concessionaria: se il contratto prevede espressamente la risarcibilità del maggior danno oltre alla penale, il creditore ha diritto a ottenere l'intero pregiudizio economico subito. L'emittente nazionale soccombe e il processo torna in appello per quantificare il maggior danno.
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Clausola risolutiva espressa: la Cassazione ribalta la colpa condivisa
Un'Azienda Committente ha invocato una clausola risolutiva espressa per inadempimento contrattuale contro un'Impresa Esecutrice, relativa a un impianto. Gli arbitri avevano escluso il grave inadempimento dell'Impresa Esecutrice per concorso di colpa. La Corte d'Appello ha annullato il lodo arbitrale, ritenendo che gli arbitri avessero valutato il merito anziché solo i presupposti della clausola. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che, anche in presenza di una clausola risolutiva espressa, è sempre necessario accertare la colpa dell'inadempimento. La Suprema Corte ha cassato la sentenza d'Appello, rinviando il caso per un nuovo esame, riaffermando il principio che la colpa è un elemento essenziale per la risoluzione del contratto, anche se la clausola risolutiva espressa elimina la necessità di valutarne la gravità.
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Clausola risolutiva espressa: tolleranza e restituzione fondi
Un Ente Erogatore concedeva un finanziamento a un'Impresa Beneficiaria per realizzare un impianto. Il contratto prevedeva una clausola risolutiva espressa in caso di mancato rispetto del termine di consegna. L'impresa non completava i lavori entro la scadenza, ma l'ente attendeva ed erogava comunque una tranche successiva. Nel 2004 l'ente azionava la clausola risolutiva espressa chiedendo la restituzione dei fondi tramite decreto ingiuntivo. La Corte d'Appello annullava l'ingiunzione, ritenendo che l'ente avesse rinunciato alla clausola per aver tollerato il ritardo. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la semplice tolleranza o l'accettazione di adempimenti tardivi non costituisce mai rinuncia tacita alla clausola risolutiva espressa. L'ente conserva il diritto di sciogliere il contratto se l'inadempimento prosegue.
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Appropriazione indebita: la condanna decade per prescrizione
Un'amministratrice societaria ottiene un macchinario tramite contratto di locazione finanziaria. A seguito del mancato pagamento dei canoni, la società concedente attiva la clausola risolutiva e invia formale diffida per la restituzione. L'utilizzatrice trattiene comunque il bene, subendo l'accusa di appropriazione indebita. La persona offesa presenta querela a distanza di quasi sei mesi dalla richiesta di riconsegna. Il difensore dell'imputata ricorre in Cassazione eccependo vizi di notifica e la tardività della querela. La Suprema Corte accerta il mancato rispetto dei termini di notifica nel grado precedente. Constatato il decorso del tempo massimo previsto dalla legge, i giudici di legittimità dichiarano estinto il reato per prescrizione, disponendo l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.
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Clausola risolutiva espressa: stop ai compensi se c’è ritardo
Un'associazione temporanea di imprese riceve dalla Pubblica Amministrazione l'incarico per la progettazione di un'opera stradale. L'Ente Committente risolve il contratto per il grave ritardo nella consegna degli elaborati. Il Progettista impugna la decisione sostenendo che la clausola risolutiva espressa fosse una mera clausola di stile e che il ritardo fosse causato dalla mancanza di indagini geologiche dell'Ente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la pattuizione sanzionava specificamente la ritardata consegna del progetto, privando il professionista del diritto al compenso. Inoltre, l'Ente aveva formalmente richiesto il deposito dei documenti anche in assenza di tali indagini, rendendo del tutto ingiustificato il rifiuto del Progettista.
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Risoluzione della transazione novativa: quote e inadempimento
Un socio ha ceduto le proprie quote aziendali ai familiari per una cifra milionaria. A causa di successive difficoltà economiche, le parti hanno formalizzato un accordo modificativo per dilazionare il debito residuo. Questo nuovo patto costituiva una transazione novativa. I compratori, tuttavia, non hanno rispettato le scadenze stabilite, versando solo un acconto iniziale e interrompendo ogni pagamento. Gli eredi del venditore hanno richiesto la risoluzione della transazione novativa per grave inadempimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito: lo scioglimento del contratto è legittimo se le parti avevano previsto tale facoltà e l'inadempimento risulta di notevole gravità. L'acquirente inadempiente è stato condannato al risarcimento delle spese e al pagamento di sanzioni processuali.
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