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Clausola Generale

18 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Con il sintagma clausola generale si intende definire una particolare modalità di tecnica legislativa distinta dal cosiddetto metodo casistico o regolamentare. Le clausole generali infatti sono delle fattispecie incomplete, inserite in altre norme,le quali svolgono il ruolo di "valvole di sicurezza" dell'ordinamento. Grazie ad esse infatti, all'interprete viene attribuito il potere di "creare" la norma, attingendo anche ad elementi altri dal dettato positivo. Le clausole generali, nell'elaborazione concettuale migliore (che è stata fornita da Luigi Mengoni in uno scritto del 1986, ovvero "spunti per una teoria delle clausole generali", pubblicato in riv.crit.di diritto privato, e ora ripubblicato da giuffre' nel primo volume intitolato scritti - metodo e teoria giuridica) possiamo qualificarle come norme che impongono al giudice una direttiva di scelta per la risoluzione del caso concreto. Il giudice, rivolgendosi ad esse, che potremmo definire come "recipienti", può attingere a valori sociali extra-positivi al fine di decidere il caso concreto. Cio' non vuol dire che il giudice mediante l'utilizzo delle clausole generali divenga una figura onnipotente; le clausole generali infatti sono frammenti di disposizione che consentono si di attingere a valori (mediante un riferimento agli standards sociali che di quei valori ne sono la manifestazione coglibile) ma dovrà sempre poi vagliare la scelta in rapporto con l'intero ordinamento giuridico, aspirando alla creazione di una regola di universabilita'. Le clausole generali cioè dovranno creare dei modelli cui il giudice potrà rivolgere al fine di argomentare la propria decisione. Sono esempi di clausole generali il buon costume, la buona fede, la forza maggiore, la giusta causa, la diligenza del buon padre di famiglia o la correttezza professionale per le fattispecie di concorrenza sleale (art. 2598 n. 3 cod. civ.). Non è una clausola generale l'equita': infatti mentre le clausole generali sono fattispecie incomplete cui il giudice si rivolge per decidere il caso concreto, ma che per il su accennato giudizio di universabilita' andranno vagliate in relazione all'ordinamento al fine di creare stabili modelli di decisione, l'equità è invece un criterio di giustizia del caso singolo. In questo caso (ovvero nei casi in cui il giudice può giudicare secondo equita', ad es. quando vi sia accordo delle parti e si controverta su diritti disponibili) l'equita' opera come un elemento che sospende l'operatività della legge, in considerazione alle circostanze del caso singolo e solo di quel caso. Le clausole generali devono poi distinguersi dalle norme generali: queste ultime, prodotte secondo la tecnica della fattispecie forniscono al giudice un potere di discrezionalita' di fatto. L'interprete infatti adatterà il caso concreto alla fattispecie astratta che la norma gli predispone, senza alcun potere "creativo". Si pensi all'art 1321 che definisce il contratto: si tratta di una norma generale che in quanto generale e astratta si potrà ben adattare ad ogni ipotesi di accordo stretto da due o più parti volto a costituire modificare o estinguere rapporti giuridici patrimoniali. Cosa ben diversa è la clausola generale: in questo caso il giudice avra' un potere discrezionale di diritto: esso infatti rivolgendosi a valori che sono al di fuori del dato positivo creera' la regola applicabile al caso concreto, in armonia con il vaglio sistematico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Direttore Licenziato per Giusta Causa: la Cassazione Conferma la Perdita di Fiducia
Un Direttore di Ufficio Postale ha subito il **licenziamento per giusta causa** dopo aver sottratto denaro dalla cassa e averlo consegnato al fratello, oltre a non aver custodito correttamente altre somme. I giudici di merito hanno confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo che la condotta avesse gravemente leso il vincolo fiduciario, data anche la posizione di responsabilità del lavoratore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, ribadendo che la valutazione della gravità della condotta e della proporzionalità della sanzione spetta al giudice di merito. L'appropriazione indebita si configura con il primo atto di dominio sul denaro.
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Identificazione del beneficiario dell’assegno: basta un documento
Un istituto intermediario incassa un assegno di traenza non trasferibile dell'importo di duemila euro. L'operatore dello sportello identifica il portatore del titolo richiedendo la patente di guida e il codice fiscale. Successivamente il titolo risulta incassato da una persona diversa dal reale destinatario. La compagnia assicuratrice cita l'istituto in giudizio chiedendo il risarcimento dei danni. L'attore contesta la scarsa diligenza nelle verifiche anagrafiche. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'istituto intermediario. I giudici chiariscono che l'identificazione del beneficiario dell'assegno richiede esclusivamente un documento d'identità in corso di validità e privo di alterazioni visibili. Le circolare di settore che suggeriscono la richiesta di due documenti costituiscono mere raccomandazioni e non obblighi di legge.
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Licenziamento per giusta causa: rifiuto al cliente non è sempre grave
L'Azienda ha licenziato un Lavoratore per giusta causa dopo che questi si è rifiutato, con modi scortesi, di aiutare un Cliente a prendere una cesta d'acqua da uno scaffale alto. I giudici di merito hanno annullato il licenziamento, ordinando la reintegrazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la condotta del Lavoratore, sebbene provata, non aveva la gravità necessaria per un licenziamento per giusta causa. La condotta rientrava piuttosto in una negligenza minore, punibile con una sanzione conservativa (come una multa) secondo il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore. Il giudice può interpretare le clausole generali del CCNL per determinare la sanzione appropriata.
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Notaio: Illecito Disciplinare per Debiti Fiscali Personali? La Cassazione Decide
Un Notaio ha subito un illecito disciplinare per gravi e reiterate inadempienze fiscali personali, inclusi ritardi nel versamento IVA e contributi INPS. Il Consiglio Notarile Distrettuale ha avviato il procedimento, e la Corte d'Appello ha inflitto la sanzione dell'avvertimento. La Cassazione ha confermato che la condotta privata di un pubblico ufficiale, anche se non immediatamente nota al pubblico, può compromettere la dignità e la reputazione della categoria professionale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del Notaio, ribadendo che l'omesso pagamento dei tributi personali rientra nell'ambito delle condotte sanzionabili.
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Aereo in ritardo: valido il licenziamento per giusta causa
Un assistente di volo con contratto a tempo parziale ha abbandonato l'aereo prima della partenza a causa di un ritardo del volo di cinquanta minuti. Tale ritardo avrebbe comportato il superamento del suo orario di lavoro di pochi minuti. Il comportamento ha causato gravi disagi organizzativi alla rotta prevista. La compagnia aerea ha intimato il licenziamento per giusta causa. Il lavoratore ha impugnato il provvedimento, ma la Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sanzione. Il giudice ha ritenuto la condotta contraria ai doveri di correttezza e buona fede contrattuale. La minima prolungamento dell'orario non giustifica l'interruzione improvvisa del servizio. Pertanto, il ricorso del dipendente è stato rigettato con la conferma definitiva del recesso datoriale.
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Compensazione delle spese di lite: no a formule generiche
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento di differenze sull'indennità di disoccupazione. Tuttavia, la Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese di lite, giustificandola genericamente con la "complessità tecnica della questione". La lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione, contestando questa scelta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può azzerare le spese di giudizio usando formule vaghe o di stile. La compensazione delle spese di lite richiede infatti l'indicazione specifica di gravi ed eccezionali ragioni, non potendosi limitare a una generica complessità senza spiegazioni dettagliate. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio.
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Cancellazione dall’albo professionale: la crisi non scusa
Un geometra ha subito la sanzione della cancellazione dall'albo professionale a causa del mancato pagamento dei contributi previdenziali per oltre diciannove anni. Il professionista ha impugnato il provvedimento sostenendo che il lungo silenzio dell'ordine avesse sanato la condotta e invocando lo stato di necessità dovuto a gravi difficoltà economiche familiari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della sanzione. I giudici hanno chiarito che la morosità contributiva costituisce un illecito permanente e che la crisi economica personale non giustifica l'inadempimento. Inoltre, in ambito disciplinare non si applica il principio di stretta tipicità, essendo sufficiente la violazione dei doveri generali di correttezza e decoro professionale.
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Cassa integrazione operai agricoli: no al freddo ordinario
Una cooperativa sociale, attiva nella manutenzione del verde pubblico e privato, ha richiesto la cassa integrazione operai agricoli per i propri dipendenti a causa di una stasi stagionale invernale dovuta al calo delle temperature. L'INPS ha negato il beneficio e la Corte d'Appello ha confermato il rifiuto. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della cooperativa. I giudici hanno chiarito che il semplice abbassamento delle temperature invernali costituisce un evento ordinario e prevedibile, non assimilabile alle intemperie stagionali eccezionali richieste dalla legge. Di conseguenza, la normale riduzione delle attività invernali per la cura del verde non dà diritto al trattamento di integrazione salariale, in quanto non rappresenta una causa di forza maggiore o un evento climatico straordinario non imputabile all'azienda.
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Compensazione delle spese di lite: il cittadino vince sul Comune
Il Contribuente ha impugnato la decisione del Tribunale che confermava la compensazione delle spese di lite nel giudizio contro l'Ente di Riscossione e il Comune. Il Tribunale aveva giustificato la compensazione parlando di incertezza probatoria, poiché mancava la prova della notifica della sanzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la mancata prova della notifica da parte della pubblica amministrazione non costituisce una grave ed eccezionale ragione per disporre la compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa al Tribunale per una nuova valutazione.
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Integrazione salariale agricola: negato il sussidio per il freddo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una cooperativa attiva nella manutenzione del verde che richiedeva l'integrazione salariale agricola per i propri dipendenti durante il periodo invernale. La società aveva giustificato la sospensione dei lavori adducendo una breve stasi stagionale dovuta al semplice abbassamento delle temperature. I giudici hanno chiarito che la stasi stagionale è invocabile solo dalle imprese agricole che coltivano direttamente la terra. Per le aziende di manutenzione del verde, invece, la sospensione è legittima solo in presenza di intemperie stagionali eccezionali, come neve o gelo, debitamente provate tramite bollettini meteorologici ufficiali. Il semplice freddo invernale costituisce un evento ordinario e prevedibile, inidoneo a giustificare il trattamento assistenziale richiesto. Di conseguenza, l'ente previdenziale non è tenuto a erogare l'indennità.
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Compensazione delle spese di lite: l’avvocato vince ma paga
Un avvocato, difensore di un soggetto ammesso al patrocinio a spese dello Stato, ha proposto opposizione per rideterminare i propri compensi. Il Tribunale ha accolto la domanda ma ha disposto la compensazione delle spese di lite, motivandola con la mancata opposizione del Ministero e la peculiarità della questione. L'avvocato ha fatto ricorso in Cassazione, ritenendo ingiusta tale decisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene l'inerzia del Ministero non costituisca un motivo valido, la peculiarità e l'opinabilità della questione rientrano tra le gravi ed eccezionali ragioni previste dalla legge per compensare i costi. L'avvocato perde il ricorso e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Cassa integrazione operai agricoli: no al sussidio per il freddo
Una cooperativa attiva nella manutenzione del verde ha richiesto la cassa integrazione operai agricoli per il periodo invernale, giustificando la sospensione dei lavoratori con la stasi stagionale e il calo delle temperature. L'INPS ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto dell'ente previdenziale, stabilendo che il normale freddo invernale non rientra tra le intemperie stagionali eccezionali richieste dalla legge. Per accedere al beneficio serve un evento climatico straordinario e imprevedibile, non il comune alternarsi delle stagioni. Il ricorso della cooperativa è stato rigettato.
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Illecito disciplinare notaio: atto impreciso non basta, serve gravità
Una notaia riceve una sanzione disciplinare per aver compromesso il decoro della professione. Le accuse riguardano la redazione di un atto di aumento di capitale societario e l'acquisto di quote per conto di un'università, apparentemente senza le dovute autorizzazioni. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo un principio fondamentale: non ogni imprecisione giuridica costituisce un illecito disciplinare notaio. Per essere sanzionabile, la condotta deve possedere una 'intrinseca gravità' tale da ledere realmente il prestigio della categoria, gravità che in questo caso non è stata dimostrata. La vicenda torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Dorme in servizio: non multa ma licenziamento per giusta causa
Un addetto alla manutenzione autostradale viene licenziato per essere rimasto a dormire nel veicolo di servizio per quasi quattro ore, omettendo il pattugliamento. Il lavoratore si difende sostenendo che il semplice 'addormentamento' è punito dal contratto collettivo con una sanzione più lieve. La Corte di Cassazione, però, conferma il licenziamento per giusta causa. I giudici stabiliscono che la condotta non è un semplice colpo di sonno, ma un comportamento complesso e volontario che include l'abbandono del servizio, l'omessa comunicazione e la mancata compilazione dei report. Questo insieme di violazioni ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia, giustificando la massima sanzione.
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Promessa Infranta: l’Azione di Arricchimento Ingiustificato al vaglio
Un'azienda immobiliare esegue costosi lavori per un Comune, fidandosi della promessa di una modifica urbanistica favorevole. Il Comune non mantiene la parola e l'azienda agisce in giudizio. La sua domanda principale (responsabilità precontrattuale) viene respinta per mancanza di prove. A questo punto, il nodo cruciale diventa la possibilità di usare l'azione di arricchimento ingiustificato come rimedio alternativo. La Corte di Cassazione, rilevando un forte contrasto giurisprudenziale sulla natura di 'ultima spiaggia' di tale azione, ha sospeso la decisione. Ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per ottenere un chiarimento definitivo, lasciando l'esito della vicenda incerto.
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Responsabilità banca assegno: basta la carta d’identità
Un istituto di credito è stato citato in giudizio da una compagnia assicurativa per aver pagato un assegno non trasferibile a una persona non legittimata, identificata con un solo documento. La Corte di Cassazione ha annullato la precedente condanna, stabilendo che la responsabilità della banca per un assegno pagato male non sussiste se l'identificazione del presentatore è avvenuta tramite un documento d'identità valido e privo di alterazioni evidenti. La Corte ha chiarito che non vi è alcun obbligo di legge di richiedere un secondo documento o di effettuare ulteriori indagini.
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Licenziamento giusta causa per reati extralavorativi
Un dipendente di un'azienda di servizi pubblici è stato licenziato per giusta causa a seguito di una condanna penale definitiva per reati di truffa e falso. Tali reati erano stati commessi prima della sua assunzione a tempo indeterminato, ma la condanna è divenuta irrevocabile durante il rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che anche una condotta extralavorativa pregressa può irrimediabilmente compromettere il vincolo fiduciario, specialmente quando il lavoratore svolge mansioni che richiedono un elevato grado di affidabilità, come quelle di un portalettere.
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Licenziamento disciplinare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento disciplinare a carico di un direttore sanitario per comportamento gravemente scorretto verso un'infermiera durante un'emergenza. La Corte ha stabilito che la valutazione della 'particolare gravità' della condotta, che giustifica il licenziamento, spetta al giudice di merito e, se ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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