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Clausola Compromissoria

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325 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spese condominiali straordinarie: l’arbitrato non salva il moroso
Un condomino si opponeva al decreto ingiuntivo ottenuto da un'impresa edile per il pagamento delle spese condominiali straordinarie relative al rifacimento della facciata. Il condomino invocava una clausola compromissoria contenuta nel contratto d'appalto per spostare la lite davanti agli arbitri. Il Giudice di Pace accoglieva l'opposizione, ma il Tribunale ribaltava la decisione, ritenendo inapplicabile la clausola al recupero del credito verso il singolo condomino. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino, confermando che l'impresa poteva agire direttamente contro di lui. La Corte ha chiarito che i termini per il rideposito del fascicolo ex art. 169 c.p.c. non si applicano in appello e che l'azione diretta non costituisce cessione del credito. Il condomino perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Clausola compromissoria: quando il giudicato blocca l’arbitrato
Un'impresa appaltatrice ha promosso un giudizio per ottenere il pagamento di crediti derivanti da un contratto di appalto. Il Tribunale ha dichiarato la propria incompetenza a favore di un collegio arbitrale, applicando la clausola compromissoria contenuta nel contratto. L'impresa ha proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che in un precedente giudizio tra le stesse parti, avente ad oggetto il medesimo credito, la committente aveva rinunciato all'arbitrato eccependo la competenza del giudice ordinario. Poiché tale statuizione non era stata impugnata, si era formato il giudicato sulla competenza del giudice ordinario. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale ordinario, escludendo l'operatività della clausola compromissoria ormai superata dalla precedente decisione definitiva.
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Clausola compromissoria: il subappalto si decide fuori dalle aule
Una società subappaltatrice ha ottenuto un decreto ingiuntivo per cambiali insolute legate a lavori di pavimentazione. La committente si è opposta invocando la presenza nel contratto di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale. La Corte d'Appello ha dichiarato improponibile la domanda e ordinato la restituzione delle somme pagate. La Cassazione ha rigettato il ricorso della creditrice, stabilendo che la proposizione di una domanda riconvenzionale subordinata non comporta la rinuncia alla clausola compromissoria. Inoltre, il giudice d'appello può disporre d'ufficio le restituzioni derivanti dalla riforma della sentenza di primo grado.
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Arbitrato societario: quando l’errore di diritto non basta
I soci di minoranza di una società hanno contestato il rapporto di concambio stabilito per una fusione, avviando un arbitrato societario per chiedere il risarcimento dei danni. Dopo la decisione degli arbitri, i soci hanno impugnato il lodo davanti alla Corte d'Appello lamentando errori nell'applicazione della legge. I giudici di secondo grado hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione del lodo per errori di diritto è ammessa solo se la contestazione della validità delle delibere assembleari costituisce il motivo principale dell'azione (la causa petendi) e non una questione sollevata in via incidentale. Il ricorso dei soci è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Clausola compromissoria: la rinuncia degli arbitri non la annulla
Una Pubblica Amministrazione e un'Impresa Appaltatrice stipulano un contratto d'appalto contenente una clausola compromissoria. Dopo il completamento dei lavori, l'impresa avvia un arbitrato. Il primo collegio arbitrale rinuncia all'incarico poiché le parti non versano l'anticipo delle spese. L'impresa avvia quindi un secondo arbitrato, ottenendo la condanna dell'ente pubblico al pagamento di oltre 960.000 euro. La Pubblica Amministrazione impugna il lodo, sostenendo che la rinuncia dei primi arbitri avesse estinto l'efficacia della clausola compromissoria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la pronuncia di mero rito per mancato pagamento dell'anticipo non estingue la clausola compromissoria nell'arbitrato rituale. L'ente pubblico perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Nomina dell’arbitro: la difesa vince sulla notifica difettosa
Una società mandataria di un'associazione temporanea di imprese ha avviato un arbitrato contro una società mandante per il recupero di oneri di appalto. La notifica dell'atto di avvio, contenente l'invito alla nomina dell'arbitro, era però viziata. Nonostante la successiva costituzione in giudizio della convenuta, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di quest'ultima. I giudici hanno stabilito che la sanatoria della notifica non basta se la conoscenza dell'atto non è avvenuta in tempo utile per consentire alla parte di esercitare il proprio diritto di scelta del giudice privato, prima che vi provvedesse il Presidente del Tribunale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Clausola compromissoria: il Comune vince contro l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune e l'agente della riscossione chiedendo oltre ventidue milioni di euro di risarcimento per danni derivanti dall'inadempimento di un contratto di appalto. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a causa della presenza di una clausola compromissoria nel contratto, che devolveva le liti a un collegio arbitrale. La società sosteneva che la richiesta riguardasse i danni da mancata esecuzione di un precedente lodo arbitrale, titolo autonomo rispetto al contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della società, confermando che la domanda si fondava comunque sull'inadempimento contrattuale originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza esclusiva del collegio arbitrale, respingendo il ricorso della società.
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Clausola compromissoria: scontro tra ditte e rinvio in Cassazione
Una società di gestione del risparmio ha avviato un arbitrato contro un'impresa capogruppo e l'impresa mandante di un'associazione temporanea di imprese. Il collegio arbitrale ha condannato la capogruppo, ma l'impresa mandante ha contestato l'efficacia del lodo davanti al tribunale ordinario, sostenendo la nullità della clausola compromissoria per difetto di rappresentanza. Il tribunale ha dato ragione alla mandante. La società di gestione ha quindi proposto regolamento di competenza in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno avviato trattative per un accordo amichevole. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta congiunta delle parti e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la conciliazione.
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Arbitrato irrituale: la socia perde la causa per l’errore di rito
Una socia ha impugnato una delibera assembleare di un'associazione sportiva dilettantistica. L'associazione ha eccepito la presenza di una clausola compromissoria nello statuto. Il Tribunale ha dichiarato la domanda improponibile, ritenendo che la clausola prevedesse un arbitrato irrituale. La socia ha proposto regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la decisione sull'esistenza di un arbitrato irrituale costituisce una questione di merito e non di competenza. Di conseguenza, tale provvedimento non può essere impugnato con il regolamento di competenza, ma deve essere contestato tramite un ordinario atto di appello.
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Arbitrato societario: il socio contesta ma vince lo statuto
Il Socio di Minoranza ha impugnato la delibera di trasformazione della Società da s.a.s. a s.r.l. davanti al Tribunale ordinario. Gli Altri Soci hanno eccepito l'esistenza di una clausola compromissoria nello statuto, che devolveva le liti a un arbitro. Il Tribunale si è dichiarato incompetente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che le controversie sulla validità delle delibere assembleari rientrano nell'arbitrato societario poiché riguardano diritti disponibili dei soci. Inoltre, la clausola che prevede la nomina di un arbitro unico da parte del Presidente del Tribunale è perfettamente valida anche per liti con più parti, non avendo natura binaria. Il ricorso del Socio di Minoranza è stato rigettato con condanna alle spese.
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Clausola compromissoria: l’accordo tacito batte il vizio formale
Un'impresa appaltatrice e una società concessionaria stipulano nel 1988 un contratto di appalto contenente una clausola compromissoria che rinviava al Capitolato Generale del 1962 per un arbitrato a cinque membri. A seguito di riforme legislative, le parti concordano tacitamente la nomina del presidente di un collegio a tre membri. Sorta la controversia, gli arbitri condannano la committente al risarcimento. La Corte d'Appello annulla il lodo, ritenendo nulla la clausola per il venir meno del modello a cinque membri. La Cassazione cassa la decisione: l'accordo delle parti sulla nomina del collegio a tre membri costituisce una valida modifica contrattuale. La committente, avendo accettato la nuova composizione senza eccezioni tempestive, non può denunciarne la nullità.
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Clausola compromissoria: no ai ripensamenti dopo il lodo
Un'impresa appaltatrice e una società concessionaria autostradale si scontrano sulla validità di un lodo arbitrale. Il contratto del 1990 conteneva una clausola compromissoria che prevedeva un collegio di cinque membri. A seguito di riforme legislative, le parti concordano tacitamente la nomina di un collegio a tre membri, partecipando attivamente alla procedura. Successivamente, la concessionaria contesta la validità del lodo per irregolare composizione del collegio. La Corte d'Appello annulla la decisione, ritenendo nulla la clausola. La Cassazione ribalta la decisione: il comportamento attivo delle parti nella nomina del presidente ha modificato validamente l'accordo originario. La contestazione tardiva è inammissibile poiché la nullità è stata sanata dal consenso delle parti. Vince l'impresa appaltatrice.
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Sottrazione di know-how aziendale: risarcito il valore reale
Una società di energia ha fatto causa a un suo ex amministratore, al presidente del collegio sindacale e a una società di consulenza esterna. L'accusa riguardava la sottrazione di know-how aziendale e la violazione dei patti di riservatezza. Il Tribunale ha condannato i soggetti in solido a risarcire 650.000 euro. La Corte d'appello ha ridotto drasticamente il risarcimento, calcolandolo solo in base ai compensi ricevuti dai professionisti ed escludendo la responsabilità solidale senza motivare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società danneggiata. I giudici hanno stabilito che il danno non può essere liquidato ignorando il valore reale delle informazioni sottratte e che l'esclusione della solidarietà passiva richiede una motivazione chiara. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Impugnazione del lodo arbitrale: soci battono la cooperativa
Una cooperativa agricola ha sanzionato due soci per non aver richiesto l'autorizzazione preventiva alla vendita di uva a terzi. I soci hanno impugnato la delibera davanti a un collegio arbitrale, che ha annullato le sanzioni rilevando che il regolamento interno non prevedeva quella specifica condotta come illecita. La Corte d'appello ha confermato l'annullamento. La cooperativa si è rivolta alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione del principio del contraddittorio e l'omessa pronuncia su alcuni motivi di gravame. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'impugnazione del lodo arbitrale non può basarsi su una semplice rivalutazione dei fatti o su censure generiche. La cooperativa è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Incompetenza degli arbitri: la contestazione tardiva salva il lodo
Il Condominio ha ottenuto un lodo favorevole contro L'Ex Liquidatore di una società di costruzioni estinta, per non aver inserito un debito nel bilancio finale. La Corte d'Appello ha annullato il lodo ritenendo la questione estranea alla clausola arbitrale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Condominio. La Suprema Corte ha stabilito che L'Ex Liquidatore non ha sollevato tempestivamente l'eccezione di incompetenza degli arbitri nella sua prima difesa. Di conseguenza, l'impugnazione del lodo è inammissibile. La mancata contestazione immediata sana il difetto di potere degli arbitri, rendendo definitiva la condanna del liquidatore.
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Clausola compromissoria societaria: il socio batte l’arbitrato
Un socio accomandante ha citato in giudizio l'amministratrice di una società in accomandita semplice per ottenere il rendiconto della gestione e il pagamento degli utili. L'amministratrice ha eccepito la presenza di una clausola compromissoria societaria che affidava le liti ad arbitri nominati dalle parti. La Corte d'appello ha dichiarato improponibile la causa davanti al giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del socio. I giudici hanno stabilito che la clausola compromissoria societaria è nulla se non prevede la nomina degli arbitri da parte di un soggetto terzo estraneo alla società. Questo principio si applica anche alle società di persone e all'arbitrato irrituale, determinando la nullità sopravvenuta delle clausole precedenti al 2003. Il socio vince e la causa torna in appello per essere decisa nel merito.
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Impugnazione del lodo arbitrale: firma del notaio e rigetto
Un'azienda immobiliare e due privati hanno proposto l'impugnazione del lodo arbitrale che li condannava a restituire il doppio della caparra confirmatoria a un acquirente, dopo il recesso da un contratto preliminare di compravendita. I ricorrenti contestavano la validità della clausola compromissoria per una discrepanza di date e la mancata astensione dell'arbitro, figlio del notaio autenticante. La Corte d'Appello ha respinto l'impugnazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli ermellini hanno chiarito che il giudizio di legittimità non può riesaminare i fatti di causa, ma deve limitarsi a verificare la conformità alla legge della sentenza d'appello. Inoltre, i motivi di ricorso mancavano di specificità e riproponevano questioni di fatto non censurabili in Cassazione, oltre a sollevare per la prima volta violazioni della legge notarile. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Clausola compromissoria: i limiti nei contratti collegati
Due Privati concedono un mutuo a una società, garantito dalla fideiussione del Socio e da un contratto preliminare di vendita immobiliare. A causa del fallimento della società, i Privati agiscono in giudizio contro il Socio per ottenere il pagamento del debito residuo. Il Tribunale si dichiara incompetente a favore degli arbitri, ritenendo applicabile la clausola compromissoria contenuta nel contratto preliminare, in quanto collegato al mutuo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Privati, stabilendo che la clausola compromissoria inserita in un contratto non estende i propri effetti alle controversie relative a un altro contratto, anche se i due negozi risultano collegati dal punto di vista economico. Di conseguenza, viene dichiarata la competenza del Tribunale ordinario.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: firma e default
Due risparmiatori citano in giudizio una banca chiedendo la restituzione delle somme investite in bond argentini poi andati in default, lamentando la violazione dei doveri di informazione. Il Tribunale accoglie la domanda per responsabilità precontrattuale, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione. La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso dei risparmiatori. I giudici rilevano che i clienti avevano firmato una scheda informativa dichiarando un'elevata conoscenza degli strumenti finanziari e una discreta propensione al rischio. Di conseguenza, viene esclusa la responsabilità dell'intermediario finanziario per violazione degli obblighi informativi. La Cassazione ribadisce che non è possibile richiedere nel giudizio di legittimità una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti.
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Usura nei contratti di leasing: no al cumulo degli interessi
Un'impresa immobiliare ha contestato la validità di un lodo arbitrale derivante da un contratto di locazione finanziaria con una banca. L'utilizzatrice sosteneva che le questioni sull'usura nei contratti di leasing non potessero essere decise da arbitri privati e che, per verificare il superamento del tasso soglia, si dovessero sommare gli interessi corrispettivi, quelli moratori e l'indennizzo per la risoluzione anticipata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le controversie sui tassi usurari riguardano diritti disponibili e sono quindi deferibili ad arbitri. Inoltre, la Corte ha confermato il divieto di cumulare materialmente le diverse voci di costo del credito (interessi corrispettivi, moratori e penali di risoluzione), poiché esse rispondono a funzioni economiche differenti e vanno verificate separatamente.
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