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Cites

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la sigla della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione. Un accordo internazionale che regola la vendita e lo scambio di animali e piante a rischio per proteggerli.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Certificato CITES: vietato vendere avorio antico senza ok
Il caso riguarda Il Venditore, accusato di aver posto in vendita oggetti in avorio di elefante senza il necessario certificato CITES. La difesa sosteneva che, trattandosi di manufatti lavorati oltre cinquant'anni prima, vi fosse una totale liberalizzazione e non servisse alcuna documentazione, basandosi su una perizia privata. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'esenzione per gli oggetti antichi non è automatica: è sempre necessario il preventivo giudizio dell'organo di gestione statale competente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Venditore, confermando che la vendita di avorio senza l'attestazione ufficiale costituisce reato, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Obbligo Registro CITES: Supermercato multato per anguilla in vasetto
Un'azienda della grande distribuzione riceve una multa di 6.000 euro per aver venduto anguilla marinata in barattolo senza la dovuta documentazione. L'azienda si difende sostenendo che la responsabilità fosse solo del produttore. La Corte di Cassazione ha però respinto questa tesi, stabilendo che l'obbligo registro CITES si applica a tutti gli operatori della filiera commerciale, inclusi i grossisti. La finalità della norma è infatti garantire la completa tracciabilità dei prodotti derivati da specie protette dal produttore fino quasi al consumatore finale. La sanzione è stata quindi confermata.
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Vendita avorio illegale: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un soggetto che aveva messo in vendita oggetti in avorio senza la necessaria documentazione CITES. Il giudice di primo grado aveva erroneamente ritenuto che la natura personale degli oggetti escludesse il reato, configurando solo un illecito amministrativo. La Suprema Corte ha invece chiarito che la vendita avorio illegale si configura ogni volta che esemplari di specie protette vengono commercializzati senza certificazione, indipendentemente dal fatto che si tratti di beni di uso domestico o personale.
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Certificati Cites falsi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di aver utilizzato certificati Cites falsi per fini commerciali. Il ricorrente contestava la propria consapevolezza circa la falsità dei documenti e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze erano meramente riproduttive di quanto già discusso in appello e che la motivazione del giudice di merito era congrua e priva di vizi logici, specialmente riguardo alla prova della conoscenza della falsità e al diniego dei benefici di legge.
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Detenzione animali protetti: rischi e regole CITES
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto per la detenzione animali protetti, nello specifico due pitoni moluri, privi della necessaria documentazione CITES. La difesa sosteneva che la semplice detenzione senza scopo di lucro non costituisse reato e che il fatto fosse di particolare tenuità. Gli ermellini hanno invece chiarito che la normativa vigente punisce il possesso di specie protette qualora manchi la prova della loro origine lecita, indipendentemente dalle finalità commerciali. La tracciabilità è infatti un requisito essenziale per la tutela della biodiversità. È stata inoltre esclusa la non punibilità per particolare tenuità a causa delle modalità di custodia inadeguate e dei precedenti penali dell'imputato.
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Ricorso per saltum: conversione in appello
Due imputati, condannati in primo grado per il commercio illegale di specie vegetali protette, presentano un ricorso per saltum direttamente in Cassazione. La Suprema Corte, tuttavia, rileva che i motivi di impugnazione non riguardano pure violazioni di legge, ma contestano nel merito la valutazione delle prove. Di conseguenza, il ricorso viene convertito in un regolare appello e il caso trasmesso alla Corte d'Appello competente, in applicazione dei limiti procedurali previsti per il ricorso per saltum.
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