Il caso riguarda Il Venditore, accusato di aver posto in vendita oggetti in avorio di elefante senza il necessario certificato CITES. La difesa sosteneva che, trattandosi di manufatti lavorati oltre cinquant'anni prima, vi fosse una totale liberalizzazione e non servisse alcuna documentazione, basandosi su una perizia privata. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che l'esenzione per gli oggetti antichi non è automatica: è sempre necessario il preventivo giudizio dell'organo di gestione statale competente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Venditore, confermando che la vendita di avorio senza l'attestazione ufficiale costituisce reato, e lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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