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Cessione

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103 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione ramo azienda: guida alle retribuzioni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire le retribuzioni arretrate a seguito di una cessione ramo azienda dichiarata nulla. Nonostante il dipendente avesse prestato attività lavorativa presso il soggetto cessionario, l'originario datore di lavoro (cedente) è obbligato al pagamento integrale delle mensilità maturate dalla data della messa in mora. La Suprema Corte ha chiarito che il rifiuto del datore di riammettere il lavoratore, dopo l'offerta della prestazione, configura una mora accipiendi che rende il credito retributivo certo e non detraibile da quanto percepito altrove.
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Cessione del credito e responsabilità della banca
Una società ha citato in giudizio un istituto bancario lamentando un danno derivante dalla gestione di una cessione del credito in ambito fallimentare. La ricorrente sosteneva che la banca avesse violato obblighi di mandato non opponendosi a un piano di riparto sfavorevole. Tuttavia, il contratto originale prevedeva una clausola di esonero totale per la banca, ponendo ogni onere di tutela del credito in capo all'acquirente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la volontà contrattuale scritta prevale su presunti accordi verbali o condotte successive non univoche.
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Presunzione di cessione: come provare la distruzione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la fittizia distruzione di merci, finalizzata a ridurre il reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per superare la presunzione di cessione, il contribuente deve fornire prove documentali cumulative e non alternative. Nel caso di specie, la società aveva prodotto solo la comunicazione preventiva, omettendo il verbale redatto da un pubblico ufficiale, necessario per beni di valore superiore a circa cinquemila euro. La sentenza favorevole alla società è stata cassata con rinvio per verificare la reale esistenza di tutta la documentazione prescritta dalla legge.
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Errore revocatorio: limiti e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha respinto un ricorso per errore revocatorio presentato da due società coinvolte in una complessa disputa sulla gestione di una casa da gioco. Le ricorrenti sostenevano che una precedente ordinanza avesse ignorato l'esistenza di un giudicato interno relativo alla locazione di beni immobili. La Suprema Corte ha chiarito che l'interpretazione della portata di una sentenza precedente non costituisce un errore di fatto percettivo, bensì una valutazione giuridica. Di conseguenza, tale doglianza configura un errore di diritto, non censurabile tramite il rimedio della revocazione ex art. 391-bis c.p.c.
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Cessione del credito e titolarità in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento avanzata da una società fallita contro un ente pubblico, poiché il diritto era stato oggetto di una precedente **cessione del credito** a favore di un istituto bancario. La Corte ha chiarito che la titolarità del rapporto giuridico può essere verificata d'ufficio dal giudice se emerge dagli atti di causa, inclusi i documenti acquisiti dal Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) e non contestati tempestivamente. Anche in caso di cessione pro solvendo, l'effetto traslativo della titolarità è immediato, privando il cedente del potere di agire per l'adempimento.
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Solidarietà negli appalti: guida alla responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di due società committenti per i crediti retributivi di una lavoratrice, il cui rapporto di lavoro era stato convertito da collaborazione a progetto in subordinazione. Il caso analizza la solidarietà negli appalti prevista dall'art. 29 del D.Lgs. 276/2003, stabilendo che il fallimento del datore di lavoro principale non sposta la competenza al tribunale fallimentare per le azioni contro i committenti solidali. La Corte ha inoltre ribadito che, in caso di cessione di ramo d'azienda, i rapporti di lavoro e le relative passività passano al cessionario ex art. 2112 c.c.
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Appalto illecito: guida alla subordinazione diretta
La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato diretto tra due addetti ai servizi e una grande società finanziaria, configurando un caso di appalto illecito. Sebbene i lavoratori fossero formalmente assunti da una cooperativa esterna, l'assenza di un contratto d'appalto documentato e l'esercizio del potere direttivo da parte della società utilizzatrice hanno reso nulla l'interposizione di manodopera. La Corte ha stabilito che, in mancanza di prove sulla genuinità dell'appalto, il rapporto di lavoro deve considerarsi instaurato sin dall'origine con il beneficiario effettivo delle prestazioni.
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Inammissibilità appello: i limiti del rigore formale
Una società fornitrice di energia ha agito contro una società acquirente di un ramo d'azienda per ottenere il pagamento di consumi pregressi, invocando la responsabilità solidale ex art. 2560 c.c. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte d'Appello ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per presunta mancanza di specificità dei motivi. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che l'inammissibilità appello non può essere dichiarata se l'atto identifica chiaramente i punti contestati e le relative critiche, senza necessità di formule sacramentali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame del merito.
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Traffico di stupefacenti: quando l’offerta è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti nei confronti di un imputato accusato di aver ceduto un chilogrammo di cocaina. I giudici hanno ribadito che la serietà dell'offerta di droga è sufficiente a integrare il reato, indipendentemente dalla prova dell'effettivo pagamento o della consegna materiale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a ottenere una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità, e per la corretta applicazione della recidiva specifica basata sulla pericolosità sociale del soggetto.
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Cessione di stupefacenti: i limiti della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di cessione di stupefacenti di lieve entità, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Il ricorrente lamentava l'eccessività della pena irrogata, superiore al minimo edittale. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la determinazione della sanzione era correttamente motivata dalla Corte d'Appello sulla base della varietà delle sostanze cedute, dell'importo incassato e dell'organizzazione rudimentale ma efficace. La decisione ribadisce che le valutazioni di merito sulla congruità della pena non sono sindacabili in sede di legittimità se sorrette da una motivazione logica e razionale.
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Destinazione alla cessione: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di detenzione di stupefacenti, ribadendo che la destinazione alla cessione della droga è provata da elementi oggettivi univoci. Nel caso di specie, il rinvenimento di due bilancini di precisione, una somma in contanti di 10.000 euro e il monitoraggio di un sospetto viavai di persone presso l'abitazione, dotata di videosorveglianza, hanno reso il ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che la valutazione del giudice di merito è insindacabile se priva di vizi logici.
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Bancarotta fraudolenta: cessione d’azienda sottocosto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale nei confronti di due amministratrici responsabili di aver svuotato una società prossima al fallimento. L'operazione contestata riguarda la cessione di un ramo d'azienda effettuata a un prezzo palesemente incongruo rispetto al valore reale degli asset trasferiti. La Corte ha rilevato come tale condotta, unita al sistematico inadempimento delle obbligazioni tributarie per oltre due milioni di euro, integri pienamente il reato di bancarotta fraudolenta, finalizzato a sottrarre garanzie patrimoniali ai creditori legittimi.
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Natura stupefacente: prova senza perizia tossicologica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. L'imputato sosteneva la mancanza di prove sulla natura stupefacente della sostanza, dato che non era stata eseguita una perizia tossicologica. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui la prova può essere desunta da altri elementi, come la testimonianza dell'acquirente, ritenuta sufficiente a confermare la condanna.
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Spaccio in carcere: l’aggravante vale per la cessione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio in carcere. Si chiarisce che l'aggravante specifica per i reati commessi in istituti penitenziari si applica solo a chi compie l'atto di 'cessione' o 'offerta' della sostanza, e non può essere esclusa per analogia con la posizione di un coimputato accusato di sola 'detenzione'.
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Cessione crediti bancari: il contenzioso passa?
Una società fa causa a una banca per addebiti illegittimi. La banca viene posta in liquidazione e cede parte delle sue attività a un altro istituto di credito. La Corte d'Appello esclude che il contenzioso sia stato trasferito alla banca cessionaria. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, riconosce la complessità della questione legata alla cessione dei crediti bancari delle ex banche venete e rinvia la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri casi analoghi.
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Consumo di gruppo: quando è spaccio per la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa sosteneva si trattasse di 'consumo di gruppo', ma i giudici hanno ritenuto che la cessione continuativa, pianificata e a scopo di lucro a una pluralità di acquirenti, anche minorenni, configuri inequivocabilmente il reato di spaccio.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per cessione di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto una semplice ripetizione di motivi già respinti, privo di specificità e incapace di contestare le prove testimoniali. La Corte ha sottolineato che una perquisizione domiciliare negativa è irrilevante quando l'accusa è di spaccio, non di detenzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Trasformazione ente: continuità o cessione fiscale?
Un'associazione, dopo aver ricevuto un accertamento fiscale, cambiava forma giuridica diventando una società. La Corte di Cassazione ha stabilito che si è trattato di una trasformazione ente e non di una cessione, confermando la continuità del soggetto giuridico e la sua responsabilità per i debiti tributari pregressi. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere le due operazioni e le relative conseguenze.
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Cessione contenzioso bancario: a chi spetta la lite?
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella cessione di asset bancari a seguito di una crisi, la cessione del contenzioso bancario non include le liti relative a rapporti contrattuali già estinti al momento del trasferimento. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte legittimata a proseguire in tali giudizi, i quali restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria. La decisione chiarisce l'ambito di applicazione del D.L. 99/2017 e del relativo contratto di cessione, accogliendo il ricorso della banca cessionaria.
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Cessione bancaria e debiti da rapporti estinti
Una società ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme indebitamente trattenute. A seguito della liquidazione della banca e della cessione di parte delle sue attività a un altro istituto di credito, è sorto un contenzioso sulla titolarità passiva del debito. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale in materia di cessione bancaria: le passività derivanti da rapporti contrattuali già estinti al momento della cessione non vengono trasferite alla banca acquirente, anche se oggetto di cause pendenti. Di conseguenza, la banca acquirente non è la parte corretta da citare in giudizio per tali debiti.
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